Recensioni

Pubblicato il 22 Aprile 2022 | da Valerio Caprara

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Storia di mia moglie

Storia di mia moglie Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Anni Venti. Aitante capitano di navi mercantili, rispettato per la rudezza, il coraggio e il carisma, sposa per scommessa un'affascinante sconosciuta. Il matrimonio diventerà un calvario a causa dei veri o presunti tradimenti della moglie e soprattutto per l'incapacità del marito di adattarsi alle frivolezze e convenzioni della vita sociale in terraferma.

3.3


Per scommessa il capitano Jacob dichiara a un amico che sposerà la prima donna che entrerà nella caffetteria di Malta dove sono seduti. Per sua fortuna –e a dirla tutta anche per quella degli spettatori- a entrare è Lizzy ovvero Léa Seydoux, deliziosa attrice francese che col sorriso celestiale, i capelli ramati e l’intensa sensualità sotto pelle sembra uscita dalle pagine di un romanzo di Scott Fitzgerald. È ovvio che Jacob le chieda la mano, meno ovvio che Lizzy accetti; ma in ogni caso per l’uomo ormai ammaliato è difficile immaginare le conseguenze dell’azzardata scelta.

In questo ambizioso adattamento del romanzo ambientato negli anni Venti “Storia di mia moglie” del connazionale Milàn Fust (ed. italiana Adelphi), la regista ungherese più trendy del momento Ildikò Enyedi mette in scena il conflitto di una coppia di volta in volta esaltata, lacerata, divisa dal desiderio e dalla passione in parti eguali con il sospetto e il tormento. Il fatto è che il taciturno, aitante, roccioso comandante di un mercantile è a suo agio quando comanda uomini e navi tra i flutti degli oceani, ma una volta costretto a mischiarsi con le folle di Amburgo o Parigi diventa goffo, ridicolo e impotente come l’albatros catturato dai marinai della poesia di Baudelaire: roso da una gelosia ossessiva anche se non priva di fondamento per il comportamento sfuggente della moglie sempre circondata da ambigui spasimanti, accetterà persino un per lui avvilente lavoro d’ufficio. Il film si sviluppa lungo sette capitoli e quasi tre ore di proiezione: decisamente troppe anche se non è esatto tacciarlo, come ha fatto qualcuno, di versione d’autore di uno sceneggiato televisivo perché i dettagli fanno la differenza. È come se la regista applicasse al di là della brillante, ma se si vuole convenzionale, impaginazione in costume un secondo stile grazie al quale i personaggi si guardano, si sorvegliano, si giudicano attraverso un segreto e sottile gioco di specchi, un’estenuante mano di poker tra due amanti. Naber, nel ruolo del prode tetragono ai pericoli del navigare che per il suo folle amore si condanna alla perdita del controllo e a una desolata prigionia, possiede tutto ciò che rende credibile il punto di vista di un marito in crisi (come del resto esplicita già in partenza il titolo), mentre la Seydoux furoreggia con il suo cappello a cloche e il suo cappottino col collo di pelliccia. È una donna permalosa, una rompiscatole, un enigma dalle calze di seta, un monumento alla doppiezza. Perfetta per calamitare anche in platea schiaffi e baci allo stesso tempo.

STORIA DI MIA MOGLIE

MELODRAMMATICO – Ungheria/Francia/Italia 2021 

Un film di Ildikò Enyedi. Con Léa Seydoux, Gijs Naber, Louis Garrel, Sergio Rubini, Jasmine Trinca, Romane Bohringer

 

 

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