Articoli

Pubblicato il 28 Giugno 2023 | da Valerio Caprara

0

La scomparsa di Glenda Jackson

Non sono rare le star che a un certo punto della carriera si sono date alla politica, ma è difficile ricordarne una più credibile e versata di Glenda Jackson, morta ieri ottantasettenne a Londra . La due volte vincitrice dell’Oscar alla migliore attrice nonché titolare di due Premi Emmy, due Bafta e un Golden Globe, infatti, nel 1992 ottenne un seggio alla Camera dei comuni tra i ranghi dei laburisti e dal ’97 e il ’99 è stata addirittura sottosegretario di stato per i trasposti nel governo di Tony Blair. Difficile dire se tenesse di più a questo ruolo sposato con totale dedizione o all’onorificenza di Comandante dell’Ordine dell’Impero britannico “per i servizi all’arte drammatica” conseguito grazie a una filmografia e una teatrografia impressionanti per numeri e qualità: certamente lascia su tutti gli ambiti artistici frequentati un’impronta indelebile e di gran lunga superiore ai normali livelli del rinomato professionismo britannico. Figlia di un minatore, nasce nel 1936 a Birkenhead e dopo la scuola si trasferisce a Londra sulla spinta della passione per il teatro che gli offre ben presto un’occasione ineguagliabile: scritturata da Peter Brook nella Royal Shakespeare Company interpreta tra il ’64 e il ‘67 prima sul palcoscenico e poi nella versione cinematografica il fatidico ruolo di Charlotte Corday, la fanatica assassina di Marat, in “Marat/Sade”, il testo eversivo del drammaturgo tedesco Peter Weiss messo in scena dal maestro britannico. Sullo schermo, peraltro, si era già fatta notare in un piccolo ruolo di un grande film, “Io sono un campione” di Lindsay Anderson, uno dei leader del free cinema ma la consacrazione avviene grazie al dittico al tempo ritenuto scandaloso di Ken Russell “Donne in amore” e “L’altra faccia dell’amore”: interpretazioni a tuttotondo (la prima tramandata dall’Oscar alla cui cerimonia non prese peraltro parte) in cui la drammaturgia fiammeggiante al limite del kitsch del regista le consente di sprigionare un’inquietudine fisica e mentale estrema ancorché espressa da una gestualità misurata, spesso interiorizzata e una mimica facciale di sorprendenti espressività e versatilità. Donna indipendente e carismatica sia sullo schermo, sia nella vita è la superba trentenne divorziata di “Domenica, maledetta domenica” di Schlesinger e una Elisabetta d’Inghilterra degna partner di un’altra mattatrice come la Redgrave in “Maria Stuarda regina di Scozia”. Il contrassegno della sua tempra eccezionale è offerto dalle prove che si concede sui territori finora alquanto estranei della commedia: nel ’73, per esempio, è la stilista innamorata di un uomo sposato di “Un tocco di classe” di Melvin Frank che le procura il secondo e parimenti non presenziato Oscar, mentre in seguito fa coppia con Walter Matthau ottenendo spassosi risultati in “Visite a domicilio” e il prototipo di commedia rosa “Due sotto il divano”. Joseph Losey è il secondo grande promotore della sua carriera come dimostra già ai contemporanei il personaggio della casta moglie di uno scrittore che cade nelle braccia di un avventuriero rifinito con un ricamo psicologico di pura perfezione in “Una romantica donna inglese” (’75), anche se successivamente l’hanno adorata e onorata altri cineasti di prima fila come Altman (per la scatenata sarabanda di ”Health” e “Terapia di gruppo”) o Fleischer (“Sarah Bernhardt”). Prima dell’inopinato ritiro per il tuffo a capofitto nell’arena politica, è ancora il vecchio leone Russell a volerla nei cast del parodico “L’ultima Salomé” in cui è un’irresistibile Erodiade vestita da Biancaneve e “La vita è un arcobaleno” tratto dall’omonimo romanzo di Lawrence.  Nell’83 ha una parte di contorno però finemente tratteggiata nel kolossal “Gandhi” di Attenborough, anche se un più marcato spessore psicologico assume la scrittrice di libri per ragazzi di “Tartaruga ti amerò” di Irving ma sceneggiato da Harold Pinter a fianco di Ben Kingsley. Anche la televisione la vede protagonista, soprattutto nel periodo immediatamente precedente l’ingresso in politica, grazie a una serie di film per la tv (da “Sacharov” a “The House of Bernarda Alba”, da “American Playhouse” a “The Secret Life of Arnold Bax”) poco conosciuti in Italia ma popolarissimi in patria. In teatro, intanto, raccoglie successi forse ancora maggiori grazie a un’attività instancabile al di qua e al di là dell’oceano e all’incarnazione quasi sempre impareggiabile nei ruoli che sembrano creati per lei, solo per lei da autori che si chiamano Ibsen, Nunn, Garcia Lorca, Albee, Brecht, O’Neill senza contare i reiterati cimenti scespiriani. Sposata un’unica volta con Roy Hodges, ha divorziato nel ’76 forse perché nel suo empireo l’unico amore che ha contato è stato sempre e solo l’arte del recitare.

Condividi su
Share




Torna su ↑
  • Old Movies Project

    Old Movies Project
  • Film Commission

    Film Commission
  • Archivi

  • Facebook

  • Ultimi Video – Five – Fanpage

  • Ultimi Tweet

  • Link amici