La donna più ricca del mondo – Michael
In “La donna più ricca del mondo” il giornalista, sceneggiatore e regista francese Thierry Klifa ricostruisce con brio e raffinatezza un eclatante caso di cronaca avvenuto tra il 1987 e il 2010 quando, cioè, il fotografo François-Marie Banier percepì quasi un miliardo di euro da Liliane Bettencourt signora e padrona del gruppo L’Oréal, una delle più grandi aziende cosmetiche mondiali, Peraltro senza rubare o truffare, bensì accettando i munifici regali dalla donna che era diventata la sua protettrice, amica e amante platonica. Il film rincorre, così, i fili alquanto aggrovigliati dell’intreccio destreggiandosi in un microcosmo pressoché surreale per il comune cittadino, focalizzando lo sguardo sull’ambivalenza della protagonista che è un’imprenditrice multimiliardaria e una donna intelligente e arguta ma anche anziana, molto sola e sull’orlo del declino cognitivo e intellettuale sedotta da un dandy omosessuale umorale, isterico, presuntuoso e intrinsecamente manipolatore. Nel contesto meriti particolari vanno attribuiti agli scenografi, ai truccatori e ai costumisti perché non è stata un’impresa facile ricreare ambienti così sfarzosi senza scadere nell’artificiosità e facendo sì, invece, che gli attori si muovano con credibilità in quest’atmosfera in cui nulla è serio e tutto è serio nello stesso tempo. Insomma il film risulta in definitiva apprezzabile per quello che il cinema francese sa fare meglio ovvero addentrarsi nei meccanismi interni degli ultra-ricchi con un piglio non aggressivo o offensivo, bensì ricco d’umorismo caustico e capacità d’introspezione psicologica: se, del resto, ogni personaggio giustifica la propria dotazione di frustrazioni, buona e/o cattiva fede, segreti oscuri o dolorosi, la Huppert giganteggia con la consueta, sbalorditiva qualità mimetica dell’attrice di vero talento che non ha più niente da dimostrare e soprattutto il partner regge un confronto che avrebbe potuto rivelarsi impari… Per tratteggiare il cinismo, la crudeltà e la battuta tagliente del personaggio tanto affascinante quanto irritante ispirato a Banier era necessario, in effetti, un attore capace di esprimere l’eccesso – nelle parole, negli sguardi e nel linguaggio del corpo – senza mai cadere nel ridicolo e Lafitte dimostra di esserlo stato.
*
I fan ballano e cantano dentro e fuori le sale dove si proietta “Michael” e fanno benissimo perché il film tramanda la leggenda di un gigante del pop. Ma questo è l’unico aspetto positivo che si riscontra nel biopic musicale che -spingendo all’estremo l’operazione nostalgica e accattivante portata a termine con “Bohemian Rhapsody”- pretende di offrire una sintesi della vita pubblica e privata dell’artista dai tempi dei Jackson Five alla storia di “Thriller”, l’album più venduto di tutti i tempi. La mega produzione è però condizionata in tutto e per tutto dalla tutela e il patrocinio della famiglia Jackson tanto è vero che tocca al nipote Jafaar, figlio di Jermaine, incarnare il cantante/autore/ballerino nel periodo che va dal 1966 al 1984, più una coda di tre anni più tardi. Interamente realizzato sulla falsariga dell’agiografia, il film dà ampio spazio alla ricostruzione di concerti, video musicali e performance leggendarie dell’artista in cui tutti i personaggi si limitano a gestire il mix di ammirazione e imitazione, a cominciare proprio da Jaafar che, oltre all’innegabile talento per la danza e la spiccata somiglianza con lo zio, ne adotta la voce acuta, arrivando persino a fonderla con le registrazioni originali quando canta. Peccato che in questo modo gli innumerevoli argomenti nascosti nell’abisso dell’affascinante ed eccentrica personalità del protagonista vengano nella migliore delle ipotesi trascurati e nella peggiore deliberatamente ignorati. Spesso si parla di “biopic da Wikipedia” riferendosi ai film che in pratica fotocopiano la biografia di una celebrità senza approfondire alcun tema in particolare; ma siamo sicuri che la relativa pagina dedicata a MJ sia più corposa e interessante di questo lussuoso assemblaggio di dialoghi artificiali e performance scontate che non insegnerà nulla a chiunque coltivi anche il minimo interesse per l’uomo e persino a chiunque abbia vissuto le intense e contraddittorie atmosfere anni Ottanta. A conti fatti le uniche circostanze non liquidate in due-tre sequenze sono solo quelle incentrate sul malsano rapporto col padre (Domingo) e sugli abusi fisici e psicologici che hanno plasmato il suo istinto creativo e scatenato i suoi demoni interiori. Il procedimento sterilizzante certo non è nuovo, ma in questo caso risulta davvero nocivo perché è impossibile sorvolare sulle accuse di pedofilia che, pur essendosi concluse con un accordo extragiudiziale e un’assoluzione, hanno avuto un impatto profondo sulla sua carriera e la sua immagine. “Michael” purtroppo non ci rivela assolutamente nulla, se non che MJ è stato un dio della musica (grazie, lo sappiamo).
LA DONNA PIÙ RICCA DEL MONDO
COMMEDIA/DRAMMATICO – FRANCIA/BELGIO 2025 ***
Un film di Thierry Klifa. Con: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Marina Foïs, Raphaël Personnaz, André Marcon, Mathieu Demy
MICHAEL
BIOGRAFICO-MUSICALE – USA 2026 *
Un film di Antoine Fuqua. Con: Jaafar Jackson, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Valdi, Miles Teller, Colman Domingo



