Disclosure Day
Sommario: L'esperto di sicurezza informatica Daniel trafuga alla corporation di sicurezza digitale Wardex i file top secret che documentano inconfutabilmente i contatti avvenuti tra gli umani e gli extraterrestri e come il governo e l'esercito statunitensi ne hanno tratto un cinico tornaconto. Intanto, a chilometri di distanza, una giornalista meteorologa scopre con sgomento di avere acquisito il potere di parlare tutte le lingue del mondo...
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Il trentasettesimo film di Steven Spielberg, che esce nell’anno in cui il regista ne compie ottanta, lo vede tornare a temi a lui cari – alieni, certo, ma anche umanità, moralità, tecnologia e controllo dell’informazione – con risultati altalenanti. Sul fatto che si tratti di uno dei massimi registi viventi non c’è, ovviamente, alcun dubbio ma è giusto annotare che il leader rivoluzionario della New Hollywood tra i Sessanta e i Settanta oggi è diventato una specie di appagato padre nobile del blockbuster d’autore. “Disclosure Day” (“Il giorno della rivelazione”), in effetti, ritrova tematiche e atmosfere affini a quelle di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ed “E.T.”, ma si allontana dalle stupefacenti emozioni di quei cult movie epocali per congegnare intrecci più urgenti e allarmanti ma anche più convenzionali. Non a caso l’incipit senza fronzoli, tra le cose migliori del film, si colloca nell’odierno mondo in bilico sulla catastrofe, in cui le nazioni e le società sono o si sentono sotto la minaccia di un conflitto globale: in questo contesto instabile e inferocito l’esperto di sicurezza informatica Daniel (O’Connor) trafuga alla corporation di sicurezza digitale Wardex guidata da Noah (Firth) una grande quantità di file secretati che documentano gli eventi di contatto tra gli umani e gli extraterrestri e come il governo e l’esercito statunitensi hanno utilizzato le astronavi aliene per lo sfruttamento tecnologico e i loro occupanti per sperimentazioni lesive dei diritti umani (i filmati d’archivio divulgati ricordano volutamente “Schindler’s List”). Intanto, a chilometri di distanza, la giornalista meteorologa di Kansas City Margaret (Blunt) scopre terrorizzata di avere acquistato di punto in bianco il potere di parlare tutte le lingue del mondo, leggere nella mente di chiunque ed elaborarne le esperienze esistenziali…
Blunt, attrice eccellente, condivide con O’Connor un simpatico mix di grinta e vulnerabilità, tanto è vero che lo smarrimento e la confusione dei relativi duetti assicurano al film il bonus di numerosi siparietti brillanti; ma in sostanza il desiderio di entrambi di rivelare al mondo la clamorosa notizia è innescato dal concetto che “la verità appartiene a tutti”: uno dei leitmotiv che ribadiscono lo spirito egualitario al centro della poetica spielberghiana e che raggiungono l’apice nel colpo di scena finale però, purtroppo, dopo avere scontato troppi dialoghi e soliloqui sull’importanza per la sopravvivenza dell’umanità dell’empatia sociale e la spiritualità individuale. In effetti, la forza del cinema di Spielberg è sempre stata quella di sapere estrarre le più veementi –ancorché talvolta fallibili e inaffidabili – emozioni da storie ordinarie grazie al linguaggio visivo ossia alle inquadrature accurate, l’illuminazione giusta, le angolazioni e i movimenti della cinepresa attenti a cogliere sia la meraviglia fantastica, sia la realtà caotica e imprevedibile della loro evoluzione in senso epico. Peccato che in questo caso molti passaggi risultino farraginosi (145 minuti di durata) e che le sia pure spettacolari sequenze action (superba quella dell’inseguimento in cui Margaret e Daniel saltano dall’auto su un treno in corsa) si limitino ad riciclare il clima di sottile paranoia dei thriller complottisti anni Settanta. Persino il novantaquattrenne John Williams, già autore delle musiche di una trentina dei suoi titoli, condivide l’approccio in gran parte predicatorio alla vicenda perché, sebbene la colonna sonora sia inconfondibilmente “sua”, ha scelto tonalità misurate e riflessive che contribuiscono ad attenuare l’intensità prefigurata da Spielberg insieme all’abituale sceneggiatore David Koepp. D’altra parte “Disclosure Day” è pensato per un mondo in cui passiamo la maggior parte del tempo a guardare in basso, sia metaforicamente, con la testa immersa nel lavoro e nelle difficoltà, sia letteralmente, assorbiti dai telefoni che hanno invaso le nostre vite. Come se guardare il cielo fosse un’impresa troppo ardua in questo contesto, Spielberg usa tutta la sua maestria registica per incoraggiarci a guardarci l’un l’altro.
Può dunque farsi valere l’appello a non credere nell’inaffidabile “verità” delle immagini che ci subissano e a dare credito, invece, alle misteriose preveggenze prodotte dal cuore e dalla psiche, però lascia alquanto freddi l’opzione messianica con tanto di allusioni cattoliche (ci sono anche le suore e le stimmate) adombrata dal film a suggello di tante macchinazioni rocambolesche.
DISCLOSURE DAY
THRILLER/FANTASCIENZA – USA 2026
Un film di Steven Spielberg. Con: Josh O’Connor, Emily Blunt, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo, Wyatt Russell



