Recensioni

Pubblicato il 5 Marzo 2024 | da Valerio Caprara

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Caracas

Caracas Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Il maturo scrittore Giordano, dopo molti anni d'assenza, ritorna nella natia Napoli e in particolare nel proprio quartiere ex vitale e popolare e adesso promiscuo e multietnico, in preda a un forte smarrimento umano e professionale. Nel suo peregrinare s’imbatte nel pericoloso personaggio detto “Caracas” che prima è un nazifascista che partecipa ai raid contro i musulmani e poi decide di convertirsi all’Islam anche sulla spinta dell’amore che prova per la tossica Yasmina.

1.5


Napoli come incubo e ossessione è un concetto suggestivo che fa la sua figura, anche se in campo di fiction audiovisiva Napoli come democrazia e normalità sarebbe forse più audace. “Caracas” di e con Marco D’Amore, tratto dal romanzo del 2007 “Napoli Ferrovia” di Ermanno Rea, ripercorre con accurato impegno produttivo il recente exploit di “Nostalgia”, ma il tema ricorrente della città che ipnotizza e poi divora non è declinato con altrettante fluidità e originalità.

È vero che il determinato ex divo di “Gomorra” ha approntato un ardito gioco di specchi con il plot letterario, però la trasformazione di un libro-verità in una doppia catarsi incrociata diventa sullo schermo un film un po’ farraginoso e retorico, stipato di troppe scene madri e battute poetiche, supportato da troppa voce off e non del tutto centrato sui cicli autodistruttivi che squassano l’odiosamata metropoli riplasmando continuamente l’identità dei suoi abitanti. In sintesi tutto si sviluppa nel diario tra l’iperrealistico e l’immaginario di Giordano (Servillo) alter ego di Rea e maturo scrittore, tornato dopo molti anni d’assenza nella città natale e in particolare nel proprio quartiere ex vitale e popolare e adesso promiscuo e multietnico, in preda a un forte smarrimento umano e professionale. Nel suo peregrinare tra umidi sottoportici e vicoli bui s’imbatte nel pericoloso personaggio detto “Caracas” (D’Amore) che prima è un nazifascista che partecipa ai sanguinari raid contro i musulmani e poi decide di convertirsi all’Islam anche sulla spinta dell’amore disperato che prova tra mille tormenti a vivere con la tossica Yasmina (Lumbroso) seducente e dannata al pari della città. Proprio grazie all’assurdo connubio tra l’intellettuale e il picchiatore, il laico e il fanatico, i protagonisti entrambi napoletani, entrambi della Ferrovia, entrambi alle prese con i demoni interiori tenteranno di affrancarsi dalle rispettive e tragiche contraddizioni e di trovare una via di salvezza. Lasciando per il momento da parte le valutazioni estetiche su cui la critica dovrà giustamente confrontarsi col pubblico pagante, è più che altro sugli elementi sociologici e politici rielaborati da D’Amore e il co-sceneggiatore Francesco Ghiaccio che il film introduce qualche anacronistica forzatura.

Su chi davvero possa essere Caracas, perno fantasmatico della versione romanzesca e quella cinematografica, è importante ricordare che l’indomito Tullio Pironti molti anni orsono aveva editato “Grand Hotel Ferrovia”, uno scioccante libro di fotografie in bianco e nero sui vagabondi e i senzatetto di Piazza Garibaldi scattate dal maestro d’arti grafiche Abdullah Ferdinando Ottaviano Quintavalle, conosciuto nel giro come “Mexico”, nato a Caracas ed ex militante della destra nostalgica convertitosi all’Islam. Qualsiasi cosa si pensi o si provi a proposito di questa traccia ispiratrice, viene da pensare che la Napoli odierna tutt’altro che serena e sicura non assomiglia, peraltro, a quella di Rea (e del film) in cui si perseguitano neri, magrebini ed extracomunitari, nelle strade scorrazzano scugnizzi giulivi e i musulmani si limitano a proteggersi nel rispetto dei pacati e tolleranti sermoni degli imam: lo scenario è infatti egemonizzato dalla camorra che governa il territorio e gestisce i conflitti con cinici criteri bipartisan e anche il caso “eccezionale” che sta alla base del romanzo (e del film) non appare poi così eccezionale se si pensa che esiste una strisciante saldatura tra le cellule eversive -da Casa Pound ai Centri Sociali- e il fondamentalismo attratto dalla shari’a e la jihad in senso antimodernista, anticapitalistico, antiamericano e in odio alle società aperte eredi dell’illuminismo e la rivoluzione industriale ritenute atee, edonistiche e liberali. Peccato perché D’Amore, che sa girare e grazie agli ottimi collaboratori (tra cui eccelle il direttore della fotografia Stefano Meloni) inanella non poche sequenze pregevoli, non avrebbe avuto bisogno dei fraintendimenti che attutiscono l’impatto dell’autoanalisi visionaria.

CARACAS

DRAMMATICO – ITALIA 2024

Un film di Marco D’Amore. Con Toni Servillo, Marco D’Amore, Lina-Camélia Lumbroso, Marco Foschi, Angela Pagano, Mauro Aversano

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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