Brunello, il visionario garbato di Gianmarco Cilento
ACCOLGO VOLENTIERI NEL MIO BLOG LA SEGUENTE RECENSIONE DEL CRITICO E STUDIOSO GIANMARCO CILENTO:
“”Nello straordinario vocabolario di Tullio De Mauro alla parola “visionario”, leggiamo “spec. di scrittore, pittore, regista e sim., dotato di grande fantasia visiva; anche di poesia, romanzo, film, ecc. in cui prevalgono immagini fantastiche e sorprendenti”. La prima parte di questa definizione vale per Cucinelli, stilista innovativo e dalle grandi capacità, mentre la seconda vale per il film, che è appunto un docufilm pieno di immagini inaspettate, ai limiti del sogno.
“Brunello. Il visionario garbato”, il nuovo lungometraggio di Giuseppe Tornatore, è il suo secondo docufilm, dopo “Ennio”. Ed è forse il suo prodotto cinematografico finora più rischioso. Ma nonostante tutto riuscitissimo. Perché se con il precedente documentario, dedicato alla vita del suo grande amico e collaboratore Morricone, il regista di Bagheria giocava carte facili raccontando la carriera di una persona che a lui è sempre stata molto vicina, qui siamo di fronte a una persona completamente diversa, un uomo che poco ha a che vedere con il cinema. Ma attenzione. Cucinelli è una persona di grande cultura. Che appartiene alla cultura. Che eleva a cultura l’imprenditoria e lo stilismo (o styling, come preferite). E Tornatore è pronto a dimostrarcelo, grazie all’astuto espediente della docufiction, nella quale cui il racconto di Brunello, che decanta incantato la sua fortunata vita davanti alla cinepresa del regista, si alterna sapientemente alla ricostruzione della sua gioventù con attori professionisti.
Quella di Cucinelli è una favola bellissima, che meritava di essere raccontata da un cineasta come Tornatore. La prima cosa che vediamo è l’imprenditore che vaga nella notte tra i fuochi, nei filari di vite, a proteggere le gemme del suo campo. Insomma, già dalla prima inquadratura non abbiamo dubbi. È proprio lui. Il regista siciliano a narrare per immagini. È l’occhio di Tornatore. E così, dall’infanzia difficile e limitata, con un Cucinelli che si divide tra la stalla di casa, la scuola e la madre che gli fa leggere l’Orlando Furioso, passiamo a una giovinezza molto più spensierata e raggiante. Il ragazzo trova il grande amore della sua vita, gioca a carte con un amico sciorinando citazioni coltissime ed è commovente quando consiglia a Lella, una bellissima prostituta, di abbandonare il mestiere. Senza riuscirci. Già iniziamo a intravedere quei tratti “umanitari” e “garbati”. Dalla gioventù all’età matura, dove finalmente diventa ideatore di pullover di cashmere, proponendolo in Germania e a New York a sbalorditi stilisti e designer. Le musiche di Nicola Piovani accompagnano, senza invadenza, questa spumeggiante parabola biografica e sono ineccepibili.
E arriviamo ai giorni nostri: durante il difficilissimo periodo della pandemia, Brunello sorprende tutti. I suoi numerosi dipendenti saranno tutti pagati allo stesso modo, nonostante gli ovvi intoppi dovuti ai decreti restrittivi nel lockdown. Perché lui è il promotore di un “capitalismo umanistico”. Una definizione che dalla bocca di altri miliardari italiani, più cialtroni e volgari, sicuramente non sentirete mai. Ed è quasi commovente quando, raccontando il suo intervento al G20 del 2021, Brunello confessa il suo entusiasmo nel dover parlare accanto ai presidenti, che considera “autorevoli governanti della nostra meravigliosa Terra”. Lo dice con la serenità di un anima pura, quasi di un fanciullo. E a raccontare quel periodo un ospite d’onore: Mario Draghi. Non finiscono qui le ambizioni dell’imprenditore umbro. Il nostro eroe non solo apre un teatro, ma fa anche abbattere vecchi ruderi per ridare respiro alla sua terra, piantando tanti alberi in un immenso appezzamento di terreno del suo paese. Dulcis in fundo, sogna una sconfinata biblioteca. Tutti devono conoscere e leggere, secondo lui.
Giunti alla fine del viaggio ci rendiamo conto che la vita di Cucinelli è la messa in rima di uno che c’è l’ha fatta. E l’energia che ci trasmette è inequivocabile che ci immerge dentro una storia così avvincente. Per prenderne esempio. O, perlomeno, per farsi contagiare dall’ottimismo di un personaggio così ricco e fortunato.””



