Primetime
Sommario: Il giornalista Chris Hansen conduce nel 2006 sul programma “Dateline” del network NBC la rubrica “To Catch a Predator”, in cui si mettono alla gogna i pedofili, prima adescandoli via internet grazie a figuranti che si fingono minorenni e poi, una volta in trappola, filmandoli a loro insaputa. La situazione precipita quando Plum, giovane attore in cerca di lavoro, viene ingaggiato per interpretare il ruolo di esca proprio mentre il programma approda in prima serata...
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Tratto da una storia vera, formula che per la verità non fornisce a un film certezze o garanzie. In “Primetime” il giornalista Chris Hansen conduce nel 2006 sul programma “Dateline” del network NBC la rubrica “To Catch a Predator”, in cui si mettono alla gogna i pedofili, prima adescandoli via internet grazie a figuranti che si fingono minorenni e poi, una volta in trappola, filmandoli a loro insaputa. Il format è decisamente sinistro, ma come sempre è l’audience ad avere l’ultima parola. In ogni caso i nodi vengono al pettine quando Plum, giovane attore in cerca di lavoro, viene ingaggiato per interpretare il ruolo di esca mentre il programma approda in prima serata per contrastare la serie “Lost”, all’epoca fiore all’occhiello della concorrenza. Non si tratta di una novità perché quando il cinema s’interessa alla tv, raramente lo fa per parlarne bene: “Quinto potere”, “Quiz Show”, “Re per una notte”, “The Running Man””, solo per citarne alcuni, sono titoli che hanno già detto molto, se non tutto sui pericoli del voyeurismo mediatico, il fascino ambiguo della diretta o lo spettacolo a ogni costo e qualsiasi mezzo. Purtroppo in questa occasione l’ex documentarista Oppenheim dirige un film che, sull’abbrivio di un sociologismo spicciolo, usa la tematica quasi come una scenografia, senza prendersi cioè la briga di scandagliare gli eventi e preferendo concentrarsi in modalità teatrali sulle ombre interiori, lo sguardo vuoto e il sorriso smagliante di Hansen (Pattinson), il febbrile attivismo della sua produttrice (Wever) e la bizzarria del migliore in campo (Gisondo), l’attore che interpreta il poco glorioso ruolo di specchietto per le allodole. Gli spettatori si ritrovano, così, investiti senza rete dal meccanismo a sua volta sensazionalistico e dal suo manierismo iper-estetico (colori saturi, immagini che sbavano, montaggio frenetico, primi piani) in cui le sequenze finiscono con l’accavallarsi e assomigliarsi tutte, come se il film non riuscisse ad andare oltre ciò che ci mostra ovvero i meccanismi di un programma ben oliato, l’umiliazione dei pervertiti e il cinismo delle riprese che cercano la “verità” in base a un copione preordinato (facile farsi venire in mente i programmi più trendy della nostrana tv d’assalto). A tratti, il film sembra volere esprimersi sul concetto di giustizia negli Stati Uniti, sulla sua tendenza a creare mostri, sulla sua ossessione in nome e per conto di un’ipotetica purezza… Però tutto resta sulla pur vistosa superficie, tanto che lo snodo fondamentale arriva svuotato di forza drammaturgica, posta in gioco, contesto e conseguenze.
PRIMETIME
DRAMMATICO – USA 2026
Un film di Lance Oppenheim. Con: Robert Pattinson, Skyler Gisondo, Merritt Wever, Phoebe Bridgers, Matthew Maher, Bokeem Woodbine



