Recensioni

Pubblicato il 30 Ottobre 2026 | da Valerio Caprara

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The Echo Chamber

The Echo Chamber Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Leo è un produttore musicale bello e drogato e Anne la fisioterapista assunta per alleviargli i dolori della lombosciatalgia. La trama si sviluppa nell'alternanza di due linee temporali, quella che descrive il ritorno dell’uomo nel suo appartamento dopo una riabilitazione in clinica e le assidue intrusioni della donna in sua assenza e quella che rievoca il primo incontro e la nascita della loro relazione tossica e contorta.

1.3


I cinefili non possono che essere cultori di Bertolucci. Eppure temiamo che “The Echo Chamber” possa deludere anche loro profondamente. Sulla carta il film di Andrea Pallaoro, diretto sulla base del soggetto del regista parmense e della sceneggiatura prima scritta insieme a Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini e poi riscritta da quest’ultime dopo la sua morte, aveva temi e atmosfere sufficienti per consigliarne la realizzazione, ma forse non è stata un’idea vincente affidarla al cineasta trentino. Il quale, infatti, è un ottimo autore però, come si dice, “da festival”, radicale, che lavora di sottrazione e predilige le inquadrature eleganti ma statiche, tanto è vero che in questo caso ha scelto il desueto formato di proiezione 1.21:1 quasi quadrato e dunque claustrofobico. Naturalmente l’idea è stata quella d’ispirarsi a titoli culto come “Ultimo tango a Parigi”, “Io e te” o “L’assedio”, ma persino filmando all’interno di un solo ambiente Bertolucci non ha mai derogato dal suo stile lussureggiante, massimalista, corporeo, sensuale -c’è chi lo ha definito il maestro dei carrelli e dei dolly-, mentre il film italiano in concorso a Venezia ci è sembrato gelido, asettico, stilizzato in quanto prigioniero del proprio partito preso estetico.

Leo (Marinelli) è un produttore musicale bello e drogato, Anne (Vikander) la fisioterapista assunta per alleviargli i lancinanti dolori della lombosciatalgia cronica. La narrazione segue due linee temporali alternate all’indietro e in avanti: una che descrive il ritorno dell’uomo nel suo lussuoso appartamento (forse a Londra, ma non si vede mai l’esterno) dopo un’infinità di giorni di riabilitazione trascorsi in clinica e nel contempo le sempre più assidue intrusioni della donna in sua assenza e l’altra che rievoca il loro primo incontro e la nascita di una relazione sessualmente contorta e letteralmente tossica (la dottoressa ci dà sotto con gli oppiacei in dispregio della minima deontologia professionale). Le metafore degli opportunismi reciproci nascosti nel connubio amoroso come in quello tra sofferenza e creatività si possono, magari, cogliere sul filo del cupo e monotono processo di auto-manipolazione; ma l’unica, consistente variazione degli andirivieni nella casa-utero è costituita dalle schiette uscite di Ava (Sarandon), l’anziana pop star che Leo ha convinto a tornare in sala di registrazione per un ultimo tentativo di riassaporare il successo. Ci sono scorci in cui sembra che l’intensa presenza della grande attrice riesca ad arginare il cupio dissolvi del protagonista, come per esempio quello in cui da un suo asprigno ricordo s’evince il significato del titolo: la stanza fatidica era quella dello studio in cui si Ava rifugiava per fumare ignorando che servisse ad aggiungere eco e riverbero all’incisione dei dischi. Purtroppo, però, si ritorna sempre ai tormentosi maneggi della fidanzata sui generis e ai suoni e le luci  (compresi quelli di un party) che sembrano occupare a caso gli spazi e di fatto assegnano agli incolpevoli spettatori il compito di farsi un’idea sul senso che vorrebbero avere.

THE ECHO CHAMBER

DRAMMATICO – ITALIA/BELGIO 2026

Un film di Andrea Pallaoro. Con: Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon, Ann Akinjirin, Peter Coonan, Aomi Muyock

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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