Recensioni

Pubblicato il 4 Settembre 2026 | da Valerio Caprara

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Tony – Diario di un giovane cuoco/Couture

Ambienti da film. GASTRONOMIA – “Ero, a dire il vero, un giovane viziato, infelice, narcisista, autodistruttivo e sconsiderato, che aveva un disperato bisogno di una bella lezione”, confessa Anthony Bourdain nel bestseller autobiografico “Kitchen Confidential”, da cui è tratto “Tony – Diario di un giovane cuoco” che rievoca con toni intensi e brillanti la nascita della vocazione dello chef scrittore e giramondo scomparso suicida nel 2018 all’età di sessantuno anni. Il divertente e toccante film di Matt Johnson non assomiglia affatto, fortunatamente, agli ingessati biopic tradizionali e limitandosi a mettere in scena il prologo dell’avventurosa vita di Bourdain si configura come il coming of age di un ragazzotto bugiardo, sbruffone e bisboccione destinato a diventare celebre colto nel corso di una sola, magica estate. Dominic Sessa, già protagonista dell’intensa ballata (anti)scolastica “The Holdovers” di Payne, interpreta come meglio non si potrebbe immaginare il diciannovenne scapestrato e scarmigliato Tony che dopo non essere riuscito a ottenere una borsa di studio per scrittori, lascia la casa di famiglia nel New Jersey e si dirige a Provincetown, rinomata località vacanziera nei pressi di Cape Cod sulle tracce della fanciulla di cui è perdutamente innamorato. Sconvolto quando scopre che Nancy (Jones) ha già un aitante fidanzato stabile si ubriaca nel rustico ristorante di pesce Flagship, si lascia andare, si ubriaca e viene buttato fuori a pedate. A questo punto, però, scatta il colpo di fortuna incarnato dal misterioso e carismatico padrone del locale, conosciuto da tutti col nomignolo di Chef (Banderas), che si impietosisce dopo averlo trovato privo di sensi per strada e gli offre a sorpresa un posto di lavoro nel suo mitico locale…

Le sequenze girate nel caotico eppure disciplinato scenario della cucina e tra la fauna dei colleghi bislacchi se non addirittura deleteri del lavapiatti per caso sono rese con un accattivante stile survoltato, comunicando allo spettatore l’impressione di ritrovarsi immerso in una sorta di mix tra un campo d’addestramento militare, una sfida tra matricole universitarie debosciate e un film d’iniziazione al kung fu. Non bisogna, certo, esagerare attribuendo al film messaggi altisonanti, ma vedere il mentore Banderas che impiega una giornata intera a fare sobbollire il suo ketchup artigianale per poi conservarlo in bottiglie Heinz riciclate, dice tutto sulla dichiarazione d’amore incorporata all’arte culinaria svincolata da qualsia obbligo di marketing. Non è ovviamente l’”Odissea”, ma sarebbe bello che qualcuno dei suoi tanti cultori improvvisati staccasse il biglietto per godersi questo film e i suoi personaggi captati con spirito severo ma amorevole nell’eco perduta dei Seventies americani.

Ambienti da film. MODA – Alice Winocour in “Couture” mette in scena tre storie femminili i cui intrecci non si sciolgono compiutamente perché le immagini risultano alquanto convenzionali, i rapporti psicologici appaiono elementari e le acmi drammatiche, ancorché assai crude, sembrano costituire un film a sé stante. L’americana Maxine Walker (Jolie) è una regista di horror in arrivo a Parigi perché ingaggiata da una prestigiosa casa di moda -gli esperti assicurano di riconoscerne ambienti iconici, a cominciare dalla scala degli specchi di Chanel- per realizzare un video destinato alla Fashion Week. Mentre si avvicina il fatidico giorno delle riprese e si diramano sottostorie di rivalità assortite, tra cui alcune antitetiche ai valori della cosiddetta sorellanza, la tatuata cineasta scopre di avere un brutto tumore facendo inevitabilmente scattare nel pubblico il collegamento con le note e dolorose vicende personali della Jolie. La sincerità, peraltro, non evita il pericolo di una certa goffaggine e altrettanto disagio, a cominciare dal greve parallelo istituito -tra un’infatuazione e uno slancio amicale- dalle inquadrature in cui coesistono il seno della malata e il busto sartoriale posizionato nell’atelier. Si può accettare, inoltre, che la fotografia sia sempre patinata all’eccesso perché in fin dei conti è adeguata al contesto drammaturgico, però quello, come premesso, che in particolar modo infastidisce è il fatto che il film pretenda d’essere corale senza riuscire a esserlo. La sfilata cruciale, tra l’alto, viene turbata da una tempesta la cui metafora più sincera è quella di farci intuire come abbia imperversato anche negli stati d’animo della star protagonista.

TONY – DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO

BIOGRAFICO – USA 2026 ***

Un film di Matt Johnson. Con: Dominic Sessa, Antonio Banderas, Emilia Jones, Dagmara Dominczyk, Rich Sommer, Leo Woodall

 

COUTURE

DRAMMATICO – FRANCIA/USA 2025 *

Un film di Alice Winocour. Con: Angelina Jolie, Ella Rumpf, Anyler Anel, Louis Garrel, Garance Marillier, Mona Tougaard

 

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