Recensioni

Pubblicato il 1 Agosto 2026 | da Valerio Caprara

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L'”Odissea” di Nolan. Deviazioni woke e omeriche battaglie

L'”Odissea” di Nolan. Deviazioni woke e omeriche battaglie Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: L'Odissea secondo Christopher Nolan

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Uno spettacolo in complesso grandioso, più avvincente nell’ultimo terzo delle circa tre ore di durata. Magari per cogliere appieno la suggestione di “Odissea” di Christopher Nolan bisognerebbe vederlo sugli schermi giganti delle sale attrezzate per l’IMAX perché tutto il film è stato girato usando la pellicola larga 70mm, invece di quella normale da 35mm, del suddetto formato che è quadrato e non rettangolare. In ogni caso per avvicinarsi con rispetto ma senza complessi al kolossal più atteso degli ultimi anni è opportuno farsi un’idea su quali spettatori eserciterà il suo massimo o attenuato effetto. Con la sua pomposa autorevolezza, infatti, il cineasta britannico ha affrontato la trasposizione di uno dei racconti fondativi della cultura occidentale secondo i propri principi artistici, ma anche cercando la sintonia con un pubblico privilegiato di riferimento. Acclarato, per esempio, che nel corso degli ultimi anni gli adattamenti di cinema e televisione hanno sperimentato soluzioni molto diverse, è scontato che agli occhi dei boomers italiani l’amore e il culto per “Ulisse” del 1954 di Camerini e con Kirk Douglas e “Odissea”, la miniserie Rai del 1968 di Rossi e con Bekim Fehmiu non sono e non saranno negoziabili, Nolan dedica la sua lettura piena di, peraltro legittimi, tradimenti del poema attribuito a Omero all’ultima e, ahimé, non più oceanica generazione di spettatori millennials indirizzandola su riflessioni e situazioni talvolta geniali ed efficaci, talaltra non riuscite o improntate alla petulante vulgata woke. Raccontata attraverso flashback, la storia di Ulisse, interpretato ottimamente da Damon, è a volte narrata dall’ex commilitone Menelao (Bernthal), a volte tratta dai ricordi dello stesso eroe che riemergono dopo gli anni di oblio nelle sequenze sull’isola di Calipso (Theron).

Il fulcro del film, giustamente, non è costituito dalla guerra di Troia, ma da ciò che viene dopo: il ritorno, la memoria, il senso di colpa, l’impossibilità di tornare a essere la persona che si era prima del massacro: Ulisse, ma sarebbe più corretto chiamarlo Odisseo, non è un conquistatore, bensì un sopravvissuto e dietro i mostri che affronta si cela un avversario occulto: il peso delle cruente battaglie, degli stermini effettuati e dei sopravvenuti rimorsi. L’intenzione primaria è quella ovvia di suggerire che certe drammatiche esperienze umane –andare in guerra, sopravvivere, tornare a casa– si ripetono nei secoli dei secoli, ma si evidenzia anche quella più audace d’accostarsi ai versi omerici nel trattamento del tempo e quindi nella struttura narrativa, nella gestione degli spazi, in particolare nella scelta di ambientazioni naturali primitive: steppe, mari, pianure sabbiose e lande infinite, che si dispiegano orizzontalmente quasi a voler enfatizzare la fragilità e lo smarrimento di Ulisse e dei suoi compagni, nonostante siano i vincitori della guerra di Troia. Per quanto riguarda Itaca e il castello dove Penelope (Hathaway) languisce, Nolan opta invece per un’unica location, collocando la regina e i pretendenti nella stessa stanza, separati da una porta a grata, semplificando così spazialmente un film già sovraccarico di mondi diversi.

Mentre molti adattamenti hanno esaltato l’epopea trasformandola in una storia lineare, Nolan preserva la complessa struttura dei canti che compongono il poema: la situazione disperata a Itaca, gli episodi dedicati a Telemaco e Penelope, la lunga narrazione retrospettiva di Ulisse, la maggior parte delle principali tappe, spesso condensandole (i Lotofagi, Polifemo, Eolo, i Lestrigoni, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi, la Nekyia ovvero Necuia, il contesto negromantico dove i morti continuano ad abitare i vivi, il cavallo di Troia sepolto nella sabbia che, ancorché imitato dal cult “Il pianeta delle scimmie”, è forse il picco estetico dell’opera…) e poi il vindice e sanguinoso showdown finale. La costante esitazione tra il lasciare che il tempo faccia il suo corso e, al contrario, il volerlo forzare grazie alla fotografia minerale di Van Hoytema e la colonna sonora elettro-gutturale di Göransson, è ciò che contrassegna la peregrinazione mettendo un bel po’ in disparte il fato e gli Dei: insomma l’“Odissea” nolaniana mai noiosa ma gravata da qualche soluzione e/o reinvenzione fiacca, cerca anche fortunatamente di operare sul flusso del tempo che s’inverte e fa sì che il corso della Storia si ricomponga come un puzzle più ancora di “attualizzare” Ulisse negandogli la sua dote più grande ovvero l’astuzia. O peggio d’incupire Omero allontanandosi dal suo spirito avventuroso, dalla sua sete di invenzione e persino dal suo latente erotismo per potere chissà perché ritrarre i Greci non come araldi della civiltà occidentale, ma come i primi uomini ad averne macchiato gli ideali.

 

ODISSEA

EPICO/FANTASTICO – USA/GRAN BRETAGNA/ITALIA 2026

Un film di Christopher Nolan. Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya, Charlize Theron

 

 

 

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