In memoria di una signora amica
La scomparsa di Imma Pempinello, avvenuta martedì 24 marzo all’età di ottantadue anni, ha suscitato intenso cordoglio negli ambienti culturali e artistici napoletani. Infatti dall’alba dei Settanta sino al duro colpo subito a causa della morte del marito Raffaele, l’infettivologo primario emerito dell’ospedale Cotugno caduto sul fronte della pandemia di Covid-19, Immarella -come la chiamava Mimì Rea- è stata un’operatrice culturale instancabile, benefattrice discreta e generosa, fondatrice d’innumerevoli associazioni nonché animatrice di un salotto letterario prestigioso. Nata Immacolata Nappo a Serino e cresciuta a Boscotrecase, l’indomita signora dopo il trasferimento a Napoli e il matrimonio non solo ha subito ottenuto la fiducia delle istituzioni -non a caso il sindaco Valenzi le concesse l’uso di una sala comunale nella galleria Principe di Napoli a cui si devono rassegne e premi rimasti memorabili- ma non ha più smesso di promuovere casa sua come punto d’incontro sia d’illustri concittadini (a cominciare dalla famiglia di Beppi Mannajuolo e tutto l’entourage della galleria Blu di Prussia), sia di artisti d’ogni campo di passaggio più o meno ricorrente in città. L’elenco degli habitué dell’appartamento di via Filangieri 36 -Imma ne mostrava le foto incorniciate con orgoglio ma senza mai prosopopea- sembrava davvero una galleria di celebrity internazionali -da Giorgio Albertazzi, il sunnominato Rea e Carmelo Bene in primis a Eduardo, Nureyev, Carla Fracci e Pavarotti- e quando ai ritratti lei aggiungeva a voce una miriade di date, racconti, eventi e aneddoti, tutti i convenuti diventavano appassionati ascoltatori a cominciare dalle carissime figlie Annie e Rosa e le adorate nipoti Alma, Clara e Michela. Insignita del titolo di cavaliere al merito della Repubblica, Imma è stata una donna brillante e spiritosa dotata altresì del jolly d’essere un’ottima cuoca. Varrà dunque come antidoto alla tristezza dell’addio il ricordo della definizione che qualche fidato amico amava dare al suo cenacolo in arguta intesa con il marito professore: “salotto sì, ma con la camera da pranzo inclusa”.



