Sentimental Value
Sommario: L'attrice teatrale Nora sta attraversando una crisi esistenziale, mentre la sorella minore Agnes è stata e resta la più fragile e irresoluta della famiglia Borg. Entrambe sono sorprese e interdette quando al funerale della madre si ripresenta Gustav, padre egoista, manipolatore, assente da anni e regista cinematografico desideroso di tornare sulla cresta dell’onda...
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“Sentimental Value” è un film denso e impegnativo che propone agli spettatori una meditazione sui rapporti tra l’arte e la vita. E in effetti il valore sentimentale del titolo può riferirsi all’antica magione tipicamente bergmaniana di Oslo che “interpreta” la parte decisiva nelle tormentate vicende private e professionali dei personaggi in carne e ossa. La trentenne attrice teatrale Nora (Reinsve) sta attraversando una crisi esistenziale che si manifesta nell’angoscia che l’assale al momento di entrare in palcoscenico, mentre la sorella minore Agnes (Ibsdotter Lilleas) è stata e resta la più fragile e irresoluta della famiglia Borg: entrambe nell’incipit sono sorprese e interdette quando al funerale della madre si ripresenta Gustav (Skarsgård), padre egoista, manipolatore, assente da anni e regista cinematografico a lungo scartato dai set perché pretenzioso e intellettualistico. Desideroso di tornare sulla cresta dell’onda ancorché frustrato dal doversi affidare a Netflix (la stessa produzione “commerciale” invisa a Nanni Moretti), il settantenne non è venuto per affetto bensì per proporre a Nora -guarda caso lo stesso nome dell’eroina di “Casa di bambola” di Ibsen- il ruolo di protagonista del suo nuovo film ispirato a elementi autobiografici e ambientato proprio nella storica dimora…
Si sviluppa a questo punto un gioco di memorie a specchio, un puzzle psicologico in cui è come se ogni personaggio -perso nei labirinti della propria nevrosi- rimodulasse più volte la stessa parte; dunque la trama si sviluppa lentamente e richiede spettatori disposti a concedere al film tutto il tempo che gli occorre senza aspettarsi netti break drammaturgici. Nel suo sesto film, insomma, il norvegese Joachim Trier conferma la vena umanistico-intimista e perfeziona, contando su attori eccellenti (anche se noi li sentiamo doppiati) e ricorrendo a qualche espediente già visto (un paio di sequenze di “film nel film”), la capacità di catturare i movimenti impercettibili del cuore, i silenzi saturi di ricordi e l’allusione a temi molto forti –come le persecuzioni naziste, il suicidio e la vecchiaia- sul filo di una colonna sonora folk, pop, soul e jazz anni ’70 delicatamente sorridente (Terry Callier, Labi Siffre, Yusef Lateef, Roxy Music). C’è, come premesso, molto e forse troppo citazionismo cinefilo del cinema scandinavo (ma anche del Woody Allen di “Interiors” e “Un’altra donna”), in questo dramma borghese già premiato a Cannes, ai Golden Globe, agli European Film Awards e candidato 9 volte all’Oscar che si conclude senza una soluzione – come potrebbe essere altrimenti? – ma con un fragile senso di pace ritrovata.
SENTIMENTAL VALUE
DRAMMATICO – NORVEGIA/FRANCIA/GERMANIA 2025
Un film di Joachim Trier. Con: Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning, Anders Danielsen Lie, Jesper Christensen



