Recensioni

Pubblicato il 30 Maggio 2026 | da Valerio Caprara

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Amarga Navidad

Amarga Navidad Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Il regista gay Raúl è in preda a una crisi creativa, ma quando una tragedia colpisce uno dei suoi collaboratori ne trae ispirazione per ricominciare a lavorare proficuamente. Così immagina e dà vita al personaggio di Elsa, regista anch’essa impegnata nella scrittura di una sceneggiatura, il cui percorso inizia a sovrapporsi al suo...

2.3


C’è da sentirsi proprio come ha scritto un critico da Cannes: “non ci piace non apprezzare un film di Almodóvar e vorremmo tanto perdonargli le sue cadute”. Perché purtroppo “Amarga Navidad”  è una cocente delusione. In questo pseudo-sequel del suo “Dolor y gloria” del 2019, don Pedro torna infatti a esplorare la dura sorte che prima o poi tocca agli artisti: il regista gay Raúl (Sbaraglia), plateale alter ego schermico, è in preda a una crisi creativa, ma quando una tragedia colpisce uno dei suoi più stretti collaboratori ne trae ispirazione per ricominciare a lavorare proficuamente. Così immagina e dà vita al personaggio di Elsa (Lennie), regista anch’essa impegnata nella scrittura di una sceneggiatura il cui percorso inizia a rispecchiare il proprio: “Elsa sono io” potrebbe dire il barbuto sessantenne facendo il verso al Flaubert di Madame Bovary (lasciando perdere per non infierire Fellini e “8 e mezzo”). I due cineasti diventano, manco a dirlo, le facce girevoli della stessa medaglia di un’autofiction -non a caso il titolo con cui il film esce in Francia- che rivela tanto quanto distrugge. Ma fino a che punto ci si può spingere per raccontare una storia? Nel rapporto tra finzione e vita vera, fino a che punto la prima è autorizzata a vampirizzare la seconda?

Lo spunto implica un andirivieni virtuosistico che non possiamo non definire pirandelliano: in evidenza ci sono due livelli di realtà, quelli di Raúl e di Elsa, mentre il terzo livello fuori campo procura una sorta di moltiplicazione di echi e specchi fra il 2004 e il presente che arriva persino a includere la recensione del film virtuale. La fusione degli intrecci non è una novità in assoluto e per l’autore, ma in questo caso si tratta, purtroppo, solo di una replica in tonalità molto minori: fingendo distanza e garantendo tutti i comfort almodovariani (colori sgargianti, abiti firmati, appartamenti trendy, colonna sonora mélo di Alberto Iglesias dilagante, l’isola di Lanzarote, rapporti di coppia impossibili, donne, inclusa l’immancabile Rossy de Palma, sull’orlo di un esaurimento nervoso ecc), la trama di “Amarga Navidad” sembra più che altro intenta a dispensare una raccolta di tanti piccoli suggerimenti allo spettatore in forma di sequenze per ricordargli che sì, questo è proprio Almodóvar che parla del cinema di Almodóvar glorificando Almodóvar. Né particolarmente ispirato, né particolarmente stimolante.

 

 

AMARGA NAVIDAD

DRAMMATICO – SPAGNA 2026

Un film di Pedro Almòdovar. Con:  Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Patrick Criado, Milena Smit

 

 

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