Recensioni

Pubblicato il 16 novembre 2018 | da Valerio Caprara

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Widows – Eredità criminale

Widows – Eredità criminale Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: A Chicago, metropoli dalle mille ed esplosive contraddizioni, una rapina del marito dall'esito funesto costringe l'indomita Veronica a organizzare un gruppo di donne pronte a tutto per sopravvivere.

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Show di grandi attrici con qualche degno partner maschile messo di traverso alla trama, “Widows – Eredità criminale” è un thriller a cinque stelle che permette al regista di “Shame” e “12 anni schiavo” di fondere al punto giusto le sue doti di autore e d’intrattenitore. Esempio già imprescindibile del sottogenere “heist movie”, quello dei film sui colpi grossi, è stato girato da McQueen sulla base della sceneggiatura firmata dalla scrittrice del momento Gillian Flynn (“L’amore bugiardo”, “Sharp Objects”), a sua volta adattata dalle due omonime miniserie andate in onda sulla tv inglese tra l’83 e l’85. Si tratta, infatti, di un’immersione prolungata – poco più di due ore senza un attimo di tregua – in un girone infernale neo-amerikano dove i fatti e le immagini sembrano sempre sul punto di collassare sotto una gragnuola di conflitti di politica, classe, sesso e razza; il cui aspetto forte, peraltro, non sta tanto nel ribaltamento al femminile/femminista del modello corrente, quanto nella pertinenza stringente eppure –miracolo- mai demagogica o populista dei riferimenti attualistici.

Chicago funge non a caso da scenario privilegiato perché, come hanno già colto cineasti importanti (tra cui lo Spike Lee di “Chi-Raq” del 2015 inedito in Italia), oltre a essere ormai contrassegnata dall’icona di Obama concentra nel suo inimitabile puzzle metropolitano tutte le contraddizioni più estreme del paese, dalle meraviglie del paesaggio naturale alle degradate periferie in fiamme, dai primati della tecnica, la scienza e la cultura alla corruzione degli amministratori, dalla qualità e l’imponenza delle risorse pubbliche all’avidità irrefrenabile degli squali finanziari e le consorterie criminali.

La spettacolare fotografia di Sean Bobbitt ne fa uno dei personaggi principali, paradossalmente eppure credibilmente fornito a tutti gli effetti narrativi di un “carattere” insonne, inesausto, intossicato e soprattutto schizofrenico esattamente come quelli degli abitanti/militanti delle contrapposte tribù che si danno battaglia dal primo all’ultimo fotogramma senza scontare handicap didascalici né concedere comode possibilità di scampo.

Si corre con le emozioni già nel prologo che spezza l’ordine cronologico, grazie alla sequenza (anche questa influenzata dal migliore Spike Lee) destinata a diventare esemplare per come affianca nella pura lingua del cinema l’adrenalina dell’assalto banditesco a quella del sesso tra coniugi innamorati: Veronica (Davis) non sa ancora quanto la rapina congegnata dal marito insieme a due complici ai danni del gangster Manning non solo sta per distruggere quell’appagamento amoroso, ma addirittura minacciare il suo status sociale e la sua vita stessa.

Senza scendere in dettagli, ancorché siano in parte anticipati dal titolo, basta accennare al fatto che l’indomita signora si troverà presto nell’urgente necessità di reclutare una squadra di donne costrette a imparare sul campo la pericolosa arte della furbizia, l’attacco e la lotta fuorilegge. La presenza di alcune più o meno approfondite sottotrame ha indotto qualche critico a riscontrare salti di sceneggiatura e incoerenze psicologiche, ma a noi sembra, invece, che proprio le essenziali ma incisive digressioni concorrano alla riuscita di un film che ha slancio e compattezza in abbondanza per sbaragliare il fatuo svolazzo alla “Ocean’s Eleven”, non accontentarsi del solito reportage su un sottomondo babelico e impietoso e approdare a un aggiornamento memorabile della tradizione di classici del livello di “Giungla d’asfalto” o “Heat- La sfida”.

WIDOWS – EREDITA’ CRIMINALE

Gangster, GB/USA 2018

Regia di Steve McQueen. Con: Viola Davis, Cynthia Erivo, Elizabeth Debicki, Colin Farrell, Michelle Rodriguez

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  • Francesco D’Arcangeli

    Bellissima recensione. Per quel che vale confermo le impressioni che lascia il film, soprattutto la bravura nell’inserire riferimenti al sociale e a questioni di attualità (come il fato di uno dei protagonisti “minori”, appunto decisamente legato alla sua razza) in modo scevro da tentazioni demagogiche ma non per questo asettico ma anzi molto drammatico, un dramma personale, personalissimo che però è anche inevitabilmente un dramma sociale.

    • Valerio Caprara

      Sì, è proprio così. Grazie

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