Recensioni

Pubblicato il 15 Settembre 2021 | da Valerio Caprara

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Ariaferma

Ariaferma Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario:

3


La lista degli aggettivi abitualmente riservati ai film di Di Costanzo, spazia da lucido a rigido, da severo a umanitario. Comunque qualsiasi cosa si pensi al proposito appare superflua guardando “Ariaferma” in cui, grazie al terreno seminato dallo stesso regista insieme ai cosceneggiatori Oliviero e Santella, la limpidità d’approccio, l’alto livello delle interpretazioni e la tensione psicologica risultano in linea con una scelta stilistica di cui gli spettatori non possono che riconoscere la coerenza. Non a caso non costituiscono in quest’ottica gravi difetti lo scarso mordente e una certa prevedibilità della trama: un pugno di detenuti e agenti penitenziari, costretti a convivere in un carcere di massima sicurezza in dismissione, accelerano, scompongono, mescolano sentimenti di speranza, sospetto, incertezza. Fino a quando davanti ai rispettivi ruoli sociali, provvisoriamente mantenuti in una sorta di sospeso grigiore, non tornerà ad aprirsi la terra incognita dei destini individuali.

L’ispettore Gargiulo di Servillo e il carcerato Lagioia di Orlando tratteggiano, così, i dettagli del “falso contatto”, soggiacciono alla reciproca attrazione, incrinano sotto traccia il silenzio glaciale del lugubre non-luogo, affidano agli scarni dialoghi il tentativo di esorcizzare l’amarezza per l’incomunicabilità che li divide dalla normalità del mondo esterno. La riuscita del film deriva, ovviamente, dall’affiatamento raggiunto dalla super coppia dei così vicini, così lontani protagonisti –sorta di Stanlio e Ollio tragici, mummificati-  con il resto del cast guidato dagli ottimi Ferracane e Striano, coro di anime purgatoriali con le sembianze di uomini reali, scarnificati come sul tavolo dell’anatomopatologo e tallonati, spiazzati, allarmati dalla colonna sonora firmata da un ispirato Scialò. Insidiosa e assolutamente da respingere è, invece, la chiave di lettura intesa a contrapporre questo film italiano, europeo, “d’arte e d’essai” (sic) al popolare filone del film carcerario, il prison-movie amato e tramandato da un cospicuo numero di cult artigianali a carattere thrilling, avventuroso, epico: meglio, dunque, girare alla larga dai discorsi che aleggiano sul film per stringerlo nella camicia di forza autoriale. La solita spruzzata di perdonismi abborracciati e i pizzini scarabocchiati dal libro di Foucault Sorvegliare e punire servirebbero solo a blindarlo in una dimensione difensiva e didascalica, mentre la maggiore qualità di “Ariaferma” è quella di usare storie e situazioni complesse, ambigue, sospese a vantaggio di un apologo di emozioni libere per liberi spettatori.

 

 

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