Recensioni

Pubblicato il 14 settembre 2017 | da Valerio Caprara

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Veleno

Veleno Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Campania, Terra (cosiddetta) dei fuochi, ai giorni nostri. Due fratelli allevatori di bufale e le rispettive mogli reagiscono in maniera opposta alle prevaricazioni della camorra facilitate dall'assenza delle istituzioni e le connivenze dei politici.

1.8


Non concede tregua allo spettatore “Veleno”, il film di Diego Olivares che ha appena chiuso raccogliendo pareri favorevoli la sezione Settimana della Critica della Mostra di Venezia. Il regista aveva presentato nel 2003 un’opera prima di un certo rilievo, “I cinghiali di Portici”, dedicandosi in seguito al documentario e l’occasione per riprendere la strada della fiction gli è stata data dalla tenacia di Gaetano Di Vaio che del secondo titolo non è solo il produttore con la sigla dei Figli del Bronx (insieme a Minerva Pictures), ma anche il co-soggettista ispiratosi a una storia vera. Lo spirito che permea l’operazione è, in effetti, quello di una martellante denuncia dei disastri umani e ambientali registrati nelle zone del casertano tristemente note come Terra dei fuochi (anche se sulla loro effettiva entità esiste un acceso dibattito) collegata, però, al forte impegno richiesto agli attori nel sintonizzarsi con la cruciale “partecipazione” della fotografia di Andrea Locatelli e la musica di Enzo Gragnaniello. Il percorso drammaturgico è lineare, schematico e onesto, con i due fratelli comproprietari di un’impresa agricola e le rispettive mogli contrapposti dall’assedio della camorra che, oltre ad avvelenare la terra con lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici, s’insinua come una malattia mortale nei loro animi e i loro corpi. Delineando un contesto societario pressoché in balia dei criminali –sia quelli che sparano, bruciano, taglieggiano, sia quelli infiltrati nella politica o addirittura (se ne poteva fare a meno) quelli dediti alla pedofilia- “Veleno” scandisce i ritmi un po’ con l’accetta, ma riesce a non debordare nel gomorrismo d’accatto concedendosi al massimo qualche dialogo stridente e qualche eccesso melò. Il livello delle recitazioni incide positivamente grazie a Massimiliano Gallo ancora eccellente, Luisa Ranieri ammirevole per come si sforza di mitigare l’appeal raffinato con i portamenti rustici e le battute in dialetto stretto e Salvio Esposito e Nando Paone duellanti di qualità sulla labile linea di confine tra i (finti) buoni e i (veri) cattivi.

Regia: Diego Olivares

Con: Massimiliano Gallo, Luisa Ranieri, Salvio Esposito, Miriam Candurro

Drammatico. Italia 2017

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