Recensioni

Pubblicato il 17 febbraio 2010 | da Valerio Caprara

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Tra le nuvole

Tra le nuvole Valerio Caprara
Emozione
Qualità
Scrittura
Recitazione

Sommario: Il film funziona nell'alchimia che si crea tra la spumeggiante idea di regia e la morale della favola tutt'altro che indolore.

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Non siamo iscritti al partito di George Clooney, perché il divo ci è sempre sembrato discreto più che ottimo e anche un po’ gigione. Bisogna dire, però, che in «Tra le nuvole» è davvero la reincarnazione dei grandi commedianti all’antica hollywoodiana, un Cary Grant ai tempi della crisi economica che si produce agli ordini del giovane Jason Reitman («Juno») in un show godibilissimo di situazioni stralunate, dialoghi millimetrici e profili umani di perfida credibilità. E’ dunque meglio non riportare per filo e per segno la trama, tratta da un romanzo di Walter Kirn, proprio perché il film funziona nell’alchimia che si crea tra la spumeggiante idea di regia e la morale della favola tutt’altro che indolore. L’ineffabile protagonista fa infatti di mestiere il tagliatore di teste, sinistro personaggio incaricato dalle aziende che non ne hanno il coraggio di licenziare i lavoratori («risorse umane in esubero»): Mister Bingham vive pertanto in aereo, in un anno si concede una quarantina di giorni casalinghi e la sua «casa» si riproduce nelle identiche stanze degli identici hotel di lusso che ospitano i manager in ogni angolo abitato degli Stati Uniti.

Reitman lavora su un copione liscio come l’olio, il suo sguardo è acre, ma non moralistico e la cura con la quale gestisce tempi e piani d’inquadratura è maniacale come quella applicata dal protagonista alla propria vita. La cui curiosa non-essenza – che vedrà spuntare come nei classici della commedia una donna come elemento prima perturbante e poi catartico – illumina agli occhi dello spettatore il dna di quella parte della società convinta di potere dominare l’intera gamma di sentimenti e sensazioni con l’efficienza professionale, il rispetto delle regole, la prontezza dell’osservazione. Decisivo è, in questo senso, lo standard d’attenzione che Clooney riserva tanto al proprio abbigliamento e al trolley da viaggio quanto alle relazioni con la famiglia o con l’amante: se le problematiche contemporanee non sono risolvibili con gli slogan, è altrettanto chiaro che non si dovrebbe mai prescindere dalla qualità dei rapporti istituiti con gli intimi od occasionali interlocutori. La brillantezza di «Tra le nuvole» è così assicurata dall’equilibrio tra meccanismo sarcastico e retrogusto malinconico, finezza di riproduzione e pudore di riflessione; oltre che, s’intende, dalla disinvoltura delle attrici che contornano il fascinoso Clooney, dall’insolita Vera Farmiga alla tosta Anna Kendrick. «Licenziate» solo in omaggio al the end bonariamente anti-relativistico e pro-matrimonio.

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