Recensioni

Pubblicato il 20 novembre 2017 | da Valerio Caprara

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The Big Sick

The Big Sick Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Da una storia vera. Giovane pakistano a Chicago impalma una studentessa bianca contro le tradizionalistiche aspirazioni familiari. Il loro amore, contrappuntato da buffi quiproquo ed eleganti autoironie, sarà rafforzato da una dura prova.

2.5


Anche se sprovvisto di vistosi richiami per il nostro pubblico, “The Big Sick” è un film abbastanza divertente che dispone le spigolose pedine delle nuove conflittualità interetniche su una tavolozza vivida ed eterogenea. Motivato dalla biografia del comico pachistano Kumail Nanjiani e dalla sceneggiatura scritta dallo stesso in coppia con la moglie Emily Gordon, il regista Showalter vi mette in bella posa un bel numero di personaggi e rispettivi caratteri riuscendo spesso a governare un ritmo in grado di conferirgli estro, irriverenza e freschezza. Finalmente svincolata dalla maniera divenuta arcigna e stizzosa dei precursori britannici anni Ottanta e Novanta alla Frears o Kureishi, la commedia apprezzata nei festival arcicinéfili di Sundance e Locarno riesce anche nell’impresa di scherzare quando si ritrova inopinatamente ad affrontare le meste tappe del cosiddetto medical drama. Kumail è ovviamente perfetto nel ruolo che rievoca se stesso autista Uber a Chicago, felice solo quando sogna la scalata al successo esibendosi in un modesto teatrino-bar come classico stand-up comedian. Tutto cambierà quando incontra la studentessa bianca Emily (Zoe Kazan nipote del grande regista Elia) e i due, dopo un approccio senza pretese, finiscono per innamorarsi perdutamente…

Nella parte interamente occupata da una serie di paradossi, complessi, equivoci, bugie, battute fatalmente anti-trumpiane sui rapporti inquinati tra americani e islamici, idee liberal e principi induisti, si percepisce l’influenza del produttore Judd Apatow che non a caso nell’altra e più nota identità d’attore ha marcato uno stile sui generis d’intrattenimento: la famiglia tradizionalista convinta che il figlio sarà presto un ingegnere o un avvocato, le battute paradossali sull’Isis, l’andirivieni d’ipotetiche e implausibili ragazze ritenute matrimoniabili dalla mamma e la nevrosi di una ricerca della felicità che riflette quella societaria si susseguono nelle gag il cui valore aggiunto è rappresentato dall’arruolamento di veri colleghi di Kumail e dalle prove di Holly Hunter (già indicata come candidata all’Oscar) e Ray Romano nella parte dei genitori liberal della ragazza. Come abbiamo premesso, quando “The Big Sick” vira sul drammatico e la situazione diventa tutt’altro che ridanciana non si precipita nei soliti toni cupi e iettatori ma, anzi, emerge a sorpresa una corda segreta meno politicamente corretta e più decisamente romantica. Showalter non ha certo l’inimitabile leggerezza sarcastica di un Woody Allen e a conti fatti il delicato gioco degli stereotipi presi in giro da nuovi stereotipi mostra via via d’avere un respiro limitato. Ma se il suo film è stato comprato per dodici milioni di dollari da Amazon, la risposta del pubblico che avrà la voglia e la possibilità di sceglierlo dovrebbe essere rilevante.

The Big Sick

Regia: Michael Showalter

Con: Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Holly Hunter, Ray Romano

Genere: commedia drammatica. Usa 2017

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