Recensioni

Pubblicato il 12 luglio 2017 | da Valerio Caprara

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Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Otto anni dopo il suo incontro con gli Avengers, Peter Parker riprende gli studi presso la Midtown School of Science and Technology, dove il suo migliore amico Ned scopre la sua identità segreta. Nel corso della nuova missione che consiste nella fantasmagorica lotta contro il supercriminale "Avvoltoio" sarà comunque tutelato dal saggio e potente Iron Man...

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Nella notte del cinema non tutti i blockbuster sono uguali. In coda a una stagione da tutti i punti di vista mediocre, un grappolo di popcorn-movies stanno, infatti, sfidandosi a colpi di originalità e qualità e non solo di effetti speciali. Archiviati senza rimpianto “La mummia” e “Transformers” a tirare la volata tocca adesso a “Spider-Man: Homecoming”, il sesto film con protagonista l’Uomo ragno che prosegue e amplia il progetto allestito da Sony e Marvel Studios/Disney, mirato all’integrazione del supereroe nell’universo del Marvel Cinematic e inaugurato nella stagione scorsa da “Captain America: Civil War”. Non è un caso, insomma, che il nuovo Peter Parker sia interpretato dal ventunenne Tom Holland, in linea con la versione più benvoluta dai teenager appassionati del celeberrimo fumetto e che il susseguirsi delle avventure in 3D calchi molto la mano sui problemi di un adolescente schiacciato dalle precoci responsabilità conferitegli dagli spropositati superpoteri. Succede, così, che forse troppo a lungo il regista Jon Watts (nonché il plotoncino di cinque-sceneggiatori-cinque) sembra rivolgersi soprattutto agli spettatori coetanei, inanellando una serie di demenziali imprese firmate da un liceale come un altro, fornito di costume fatto in casa, spalleggiato da un classico ma sovrappeso amico del cuore e in fin dei conti vittima dei propri normali limiti di novizio imbranato e dilettantesco.

Il peso specifico del film aumenta grazie alla classe dei due personaggi che incarnano, rispettivamente, il mentore e tutore di Parker Iron Man interpretato dal carismatico Robert Downey Jr. e l’”ottimo cattivo” soprannominato l’Avvoltoio interpretato nell’ottica trumpiana del povero cittadino umiliato e offeso dal Michael Keaton che è già stato il Batman di Burton e il Birdman di Inàrritu. Grazie a loro la regia riesce via via a convogliare i manierismi del romanzo di formazione –peraltro onorati da una sequenza davvero geniale come quella del viaggio in auto per andare al ballo- in una dimensione spettacolare autosufficiente, incrementata tra l’altro dall’efficace colpo di scena in sottofinale. Una volta accettato, insomma, il carattere spudoratamente ludico dello show e stabilito di non immischiarsi nelle baruffe dei temibili fan-filologi si può stare al gioco di un arrampicamuri costretto a guadagnarsi la pagnotta della gloria senza facili sconti o pavoneggiamenti superflui. Nonché evitare d’irritarsi al momento dell’apparizione post-titoli di coda della canonica stampigliatura “Spider-Man tornerà”.

 

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  • KinemaZOne

    Sono fan-filologo, probabilmente, dal momento una cosa di questo (bel) film mi ha irritato. Parlo dell’eccessiva presenza di Tony Stark che arriva a rendere Spider-man una verisone nerd e impacciata di Iron Man (da sempre nei fumetti personaggio trascurabile rispetto al sommo arrampicamuri).
    Mi ha invece interessato la struttura narrativa in cui l’azione di Peter Parker è del tutto disastrosa e causa primaria dei problemi che Spider-man deve poi mettere a posto.
    Ne ho scritto qui, se interessa la mia visione.
    http://www.kinemazone.com/2017/07/spider-man-homecoming-recensione.html

    • Valerio Caprara

      Grazie, molto interessante e perspicace… E sostanzialmente condivido

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