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Pubblicato il 11 ottobre 2018 | da Giuseppe Cozzolino

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LA DECIMA VITTIMA

Fantascienza sociale, pop art e surrealismo puro in un’opera cult diretta da Elio Petri

(A cura di Andrea Coco)

 

Pianeta Terra, futuro prossimo: dopo innumerevoli conflitti, le guerre sono state abolite ma, per inibire l’aggressività umana, è stata istituita “La Grande Caccia” (e relativo Ministero). Si tratta di una gara a livello mondiale che permette ai concorrenti di uccidere gli altri rivali senza conseguenze di natura legale. Un computer seleziona le coppie, formate da un Cacciatore e da una Vittima, e chi riuscirà a sopravvivere a dieci competizioni, cinque nel ruolo di Cacciatore e cinque da Vittima, riceverà un consistente premio ed entrerà a far parte del Dechaton, un’ambita istituzione che prevede per i suoi (pochi) fortunati membri onori e privilegi.

La coppia prescelta è formata da Caroline Meredith (Ursula Andress), giovane americana che ha eliminato, al temine di un lungo inseguimento per le vie di Manhattan, il suo cacciatore (George Wang), e da Marcello Poletti (Marcello Mastroiannni), romano indolente che come cacciatore ha fatto saltare per aria la sua sesta vittima, un nobile cavaliere tedesco giunto a Roma per partecipare al concorso ippico di Piazza di Siena. Appare subito evidente che Caroline è la favorita, perché ha grinta, inventiva, ed è giunta alla sua ultima competizione nel ruolo di cacciatrice, mentre Marcello è preso da numerosi problemi: debiti, un matrimonio fallito con la glaciale e venale Rudi (Milo Quesada) e un’amante invadente, Olga (Elsa Martinelli), che lo tormenta.

L’esito sembrerebbe scontato se non fosse che a cambiare le carte in tavole provvede una emittente televisiva americana, che vorrebbe riprendere l’evento fatale per trasformarlo in uno scenografico spot pubblicitario all’ombra del Colosseo. Caroline è così costretta a dover modificare i suoi piani e ad avvicinare Marcello, spacciandosi come una giornalista che sta facendo una indagine sul comportamento sessuale dell’uomo italiano. Ma non sarà facile incastrare la vittima, abituata diffidare del prossimo.

Tratto dal racconto “La settima vittima” di Robert Scheckley, Elio Petri realizza un’opera di fantascienza sociale dal gusto retrò, un mix di pop art e surrealismo puro, ed una critica attualissima e beffarda della società occidentale. Pur essendo trascorsi più di cinquant’anni, il film conserva ancora oggi un indubbio fascino visivo, musicale, estetico, costituendo una fedele rappresentazione  dell’idea di futuro che imperava a metà degli anni sessanta. Emblematiche le location romane scelte per raccontare tale futuro: il Colosseo ed il quartiere dell’Eur, allora fuori città, dalle architetture surreali. Non è un caso che lì venga situato il Ministero della Grande Caccia e la Relaxing service station, una casa per appuntamenti (entrambi  parte del complesso del velodromo olimpico demolito alcuni anni fa).

Un contesto surreale dove lo spettatore ha modo di assistere a sparatore tra cacciatori e vittime, le quali e si svolgono sotto gli occhi di tutti, forze dell’ordine comprese, che si limiteranno a multare un cacciatore perché, pur di uccidere la sua vittima, ha parcheggiato contromano. Inoltre una voce femminile, diffusa da un megafono, invita i passanti ad aderire alla grande caccia: “Vivete pericolosamente ma nella legge” afferma.

Sempre all’Eur si trova il Bar dietetico, dove per la prima un Marcello annoiato incontra una pimpante Caroline (in realtà il teatro all’aperto sulla terrazza del Palazzo dei Congressi) ed è possibile assistere allo sfogo di uno dei partecipanti alla grande caccia, infastidito dalle troppe regole che ne limitano il raggio di azione. Insomma, la spettacolarizzazione della morte come valvola di sfogo, accettata come normale a precise condizioni, ma già aperta a possibili sbocchi commerciali.

Non è possibile invece individuare la palestra di addestramento, dove Marcello Poletti incontra il suo “maestro d’armi”, il professore (Salvo Randone), ma le scene di azione che si vedono ricordano i primi film di James Bond e gli spy movies all’italiana che in quegli anni stavano affollando le sale dei cinema.

Ma è sull’aspetto dei costumi che il film apre interessanti finestre sul futuro. Sono ammessi il sesso libero e la prostituzione, ma al tempo stesso è difficile divorziare. Gli anziani sono invece considerati un peso della società, un peso da riallocare in un altrove non ben definito.

Case e vestiti, inoltre, hanno colori forti, tipi dello stile della pop art e del periodo – i vestiti della Andress sono delle sorelle Fontana -, arredi vistosi e poco funzionali. La colonna sonora, realizzata da Piero Piccioni, con Mina che canta la canzone “La decima vittima “e “Spiralwaltz”, sostiene egregiamente il film e contribuisce alla sua “unicità” nel panorama italiano, almeno fino all’arrivo del “Nirvana” di Salvatores. Unica anche nella scelta del produttore, Carlo Ponti di chiudere a tutti i costi con un lieto fine – il racconto ha un epilogo di tutt’altro tipo -, causa di contrasti non indifferenti con Elio Petri. Paradossalmente,  un cambio così radicale di rotta ha prodotto un epilogo ancora più inquietante: un finale aperto, dove non è affatto chiaro il destino dei due protagonisti del film.

LA DECIMA VITTIMA

Regia: Elio Petri.  Con Elsa Martinelli, Marcello Mastroianni, Ursula Andress, Salvo Randone.

Genere: Thriller, Fantascienza, Commedia

Italia/Francia 1965, Cecchi Gori Home Video

Durata: 1 ora e 32 minuti.

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