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Pubblicato il 18 settembre 2019 | da Giuseppe Cozzolino

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DOLOR Y GLORIA

A cura di Andrea Coco

Salvador Mallo (Antonio Banderas) è un regista cinematografico che da molti anni si trova in uno stato di impasse, umana e professionale. Ai numerosi dolori psicofisici – molti reali, alcuni frutto della sua mente – si aggiunge l’incapacità di riuscire a realizzare nuove opere, causa di ulteriori dolori perché, per sua stessa ammissione, “Senza girare la mia vita non ha senso”.
Di dolori, in realtà, ce ne sono molti altri legati al suo passato, a cominciare dai ricordi dall’infanzia, trascorsa negli anni Sessanta a Paterna, un comune situato nella provincia di Valencia, che ritornano sotto forma di flash back nel corso del film, nonché altri avvenuti in età adulta.
Insomma una serie di “contratture” mai sciolte che lo bloccano, lo fanno vivere in un limbo dove lui trova conforto nella scrittura di testi che non vedono mai la luce, una non-vita che improvvisamente si spezza quando viene invitato da un cineforum alla proiezione della sua prima opera “Sabor”.
Salvador decide di portare con sé anche Alberto Crespo (Asier Etxeandía), protagonista nonché ex amante, con cui aveva interrotto i rapporti quando era uscita la pellicola, perché rimasto deluso dalla qualità non soddisfacente della recitazione, rovinata dall’abuso di stupefacenti.
L’incontro tra i due provocherà nella vita del regista un effetto valanga, dove i vari nodi insoluti verranno finalmente affrontati e risolti, come il rapporto non facile con la madre, Jacinta (Penélope Cruz da giovane, Julieta Serrano da anziana), che aveva fatto molti sacrifici per il giovanissimo figlio (Asier Flores, Salvador bambino) ma al tempo stesso non aveva accettato la sua omosessualità. E ancora il rapporto interrotto con il primo amore da adulto, instauratosi con Federico (Leonardo Sbaraglia) in una effervescente Madrid anni ottanta; una storia descritta in un monologo teatrale autobiografico, Adicción Dipendenza), regalato ad Alberto Crespo, pièce nella quale Federico, spettatore involontario, si riconosce, rivive il suo passato fino a commuoversi e a provare il desiderio di rivedere Salvador. Infine, la decisione di tornare dal Dottor Galindo (Pedro Casablanc) per assumere nuove medicine in grado di curare i suoi malanni e la decisione di ricominciare a lavorare per un nuovo film. Dopo tanti dolori, forse la gloria è finalmente all’orizzonte.

“Dolor y Gloria” è un’opera solo in parte autobiografica, come ha precisato lo stesso Pedro Almodóvar, e la parte più vera, quella più autentica, non si trova nella descrizione dei luoghi, delle situazioni, quanto nel rapporto che intercorre tra il regista e la nona arte. “…e il cinema mi ha salvato”, afferma Alberto mentre interpreta il monologo Adicción e per Almodóvar questa è una profonda verità, il messaggio principale dell’opera. Una passione inscindibile dalla vita di tutti i giorni fino a diventare ragione di vita e strumento di salvezza. E il timore più grande del regista, manifestato attraverso le parole del personaggio è proprio quello di non essere più in grado di scrivere nulla, di girare niente, un timore che l’ultima scena del film, provvederà, invece, a smentire categoricamente.

DOLOR Y GLORIA
Regia: Pedro Almodóvar

Con Antonio Banderas, Asier Etxeandía, Penélope Cruz, Julieta Serrano, Asier Flores, Leonardo
Sbaraglia, Pedro Casablanc.
Drammatico, Spagna, 2019
Casa di produzione: El Deseo
Distribuzione DVD in Italia: Warner Brothers
Durata: 109 minuti

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