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Pubblicato il 5 giugno 2018 | da Valerio Caprara

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Solo: A Star Wars Story

Solo: A Star Wars Story Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Prima che "Star Wars" diventi "Star Wars", l'Han Solo che milioni di fan della celebre saga hanno visto trasformarsi nel tempo da strafottente cowboy dello spazio a antieroe quasi scespiriano compie il suo apprendistato tra i diciotto e i ventiquattro anni mettendosi in gioco in un susseguirsi di scenari post-apocalittici abitati da popoli vessati dall’Impero, insanguinati da atroci guerre di trincea e percorsi in lungo e in largo da schiere di avventurieri, contrabbandieri e combattenti solitari.

1.5


Dopo avere licenziato Lord e Miller, la coppia di registi di “The Lego Movie” ritenuti inadeguati in corso d’opera, la Disney ha deciso di andare sul sicuro affidando “Solo: A Star Wars Story”, il secondo spinoff dopo “Rogue One” dal mitico ciclo, al sessantaquattrenne Ron Howard molto più vicino nello spirito e nello stile a quelli del fondatore George Lucas. In effetti di fronte a questo nuovo blockbuster, votato a tenere accesa a oltranza la fiammella del culto, sarebbe utile investigare sulle dinamiche del marketing piuttosto che su quelle critiche, considerando che il deus ex machina è un’esperta del ramo come Kathleen Kennedy particolarmente attenta, tra l’altro, a garantire l’equilibrio di genere e di etnie nell’allestimento dei franchise. Però è anche vero che si tratta del primo film della saga stellare dedicato esclusivamente a un personaggio, e che personaggio: proprio quell’Han Solo che abbiamo visto trasformarsi nel tempo da strafottente cowboy dello spazio a antieroe quasi scespiriano e qui eletto protagonista tra i diciotto e i ventiquattro anni, il periodo cruciale in cui s’immagina oltrepassi la fatidica linea d’ombra conradiana. Senza particolare attrazione per lo psicologismo dark e crepuscolare talvolta inserito nelle precedenti sceneggiature, il film non a caso piazza poco dopo l’incipit la sequenza migliore: un assalto al treno chiaramente ispirato al western, il genere hollywoodiano vintage per eccellenza che Howard ha fatto anche a tempo a sperimentare.

Costretto giocoforza ad abbandonare l’amata Qi’ra (Emilia Clarke), il baldo fuorilegge Han interpretato dal poco carismatico Alden Ehrenreich si metterà successivamente in gioco in un susseguirsi di scenari post-apocalittici abitati da popoli vessati dall’Impero, insanguinati da atroci guerre di trincea e percorsi in lungo e in largo da schiere di avventurieri, contrabbandieri e combattenti solitari, inseguendo la magnifica ossessione della raffineria del metallo coassio, il cui ambito possesso costituisce il motore della trama. Difficile prevedere cosa ne penseranno i fanatici esegeti di “Star Wars”, che saranno informati in ogni caso su come e quando Han incontra l’irsuto Chewbacca futuro copilota del Millennium Falcon, lotta contro il supercattivo di turno Dryden Vos e soprattutto interagisce con l’ex proprietario dell’astronave Calrissian (assistito da L3-37, droide politicizzata e femmina), figura chiave del balletto intergalattico esaltata dall’istrionica interpretazione del rapper e sceneggiatore reduce della serie Tv “Atlanta” Donald Glover. A conti fatti uno spettacolo dignitoso, in cui peraltro la maggiore novità sta nel gesto del non ancora troppo cinico e “cool” protagonista che sguaina la sua arma spaziale blaster esattamente come Clint Eastwood faceva con la Colt.

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