Recensioni

Pubblicato il 14 Gennaio 2017 | da Valerio Caprara

2

Silence

Silence Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia e contributi tecnici
interpretazioni
emozioni

Sommario:

2.3


Non c’è forse bisogno di ripetere che il concetto di “difficile” (irto, faticoso, severo, arduo) riferito a un film non comporta l’obbligo di acclamarlo per fare un dispetto al comune spettatore, ma neppure di esorcizzarlo come se fosse la peggiore disgrazia possibile per chi entra in una sala. Silence, l’opus n° 24 che Martin Scorsese cercava di girare da molti anni, non è uno dei suoi titoli migliori bensì un’opera ambiziosa ed estremamente impegnativa, l’audace esplorazione di fatti e temi poco frequentati dal cinema mainstream che non fa sconti a nessuno, a cominciare dallo stesso regista e una riflessione non consolatoria su uno degli snodi più dilanianti e distruttivi dell’odierno (dis)ordine mondiale. Sia che lo si ritenga, come hanno sostenuto in molti, uno dei film meno ‘scorsesiani’, sia, come hanno fatto altrettanti, l’inevitabile suggello del suo cinema, non si può negare che Silence comporti un’esperienza che, anche a causa dei 161′ di durata, è impossibile affrontare alla leggera: trasposta con Jay Cocks dall’omonimo romanzo di Shusaku Endo (edito in Italia da Corbaccio), la parabola cristologica ripercorre la traccia romanzesca del “Cuore di tenebra” conradiano per approdare, però, a una concentrazione assoluta in cui lo scandalo e il mistero della Fede riescono a diventare le uniche chiavi formali e ideali della messinscena.

La linearità della trama concorre a questo risultato monacale e nello stesso tempo monumentale: due gesuiti portoghesi (Rodrigues/Garfield e Garrpe/Driver) s’addentrano nelle remote lande del Giappone seicentesco alla ricerca del confratello Ferreira (Neeson), partito per convertire le masse sfidando la brutale persecuzione del cristianesimo voluta dallo shogunato e misteriosamente scomparso accompagnato dai sospetti d’avere commesso apostasia per salvarsi la pelle. Il silenzio, che il regista usa per estremizzare la la tensione di un percorso che travalica le componenti esotiche e spettacolari –che pure hanno il loro peso grazie ai superbi contributi della scenografia del duo Ferretti-Lo Schiavo, la fotografia di Prieto e la colonna sonora di Kathryn e Kim Allen Kluge- verrà interrotto solo quando la determinazione dei sacerdoti li condurrà in un inferno di torture e martìri, quasi l’autocitazione di un film spiazzante e discusso come L’ultima tentazione di Cristo. Ancorché la frequente voce fuori campo di Rodrigues –sempre coinvolto e addirittura impressionante quando delira specchiandosi nel Volto Santo riflesso nel ruscello- tenda a mitigare il leitmotiv stilistico, lo scontro tra religioni finisce per trovarvi l’allegoria-base dell’impossibilità d’instaurare un vero colloquio senza che entrambe le parti accettino di scendere a compromessi. Non diremmo, per fortuna, che ne risulti solo un fragile appello al relativismo o la comoda invocazione del multiculturalismo come panacea di tutti i mali: cambiare l’uomo prima del mondo è per il maestro italoamericano la missione impossibile che solo i santi o i pazzi possono intraprendere con una flebile chance di successo.

SILENCE

Regia: Martin Scorsese

Con: Liam Neeson, Andrew Garfield, Adam Driver, Ciaràn Hinds

Drammatico – Usa 2016

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