Recensioni

Pubblicato il 5 novembre 2019 | da Valerio Caprara

1

L’uomo del labirinto

L’uomo del labirinto Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario:

1.3


Altro prodotto made in Italy sicuramente vincente al botteghino. Benissimo su questo versante, però, purtroppo, “L’uomo del labirinto” non può passare anche all’incasso delle lodi. Nel secondo film del giallista Carrisi tratto da un proprio romanzo, infatti, lo psicoanalista Hoffman e il detective Servillo si sfidano a distanza in un intreccio tanto pretenzioso e compiaciuto sul piano estetico-formale quanto imballato su quello della suspense.

In un’indistinta metropoli tutta décor finto-espressionisti che ricalca l’America dei noir di ultima generazione paranoica, riappare malconcia e drogata la studentessa Samantha scomparsa 15 anni prima senza lasciare traccia: l’anziano “profiler” Green che la cura in ospedale e il segugio Genko che ha le ore contate a causa di una patologia cardiaca, ma è sgualcito e sporco del suo, intraprendono separatamente un’accanita caccia nella mente dell’ipotetico sequestratore in cui, peraltro, le sottotrame sbriciolano quella centrale e a poco a poco si annullano reciprocamente a colpi di ammiccamenti, inutili garbugli e depistaggi plateali. Il baubau indossa una maschera da coniglio, ma non è certo questo che spaventa nel crescendo demoniaco ai limiti del grottesco non dissimile dalle prove dell’ultimo e irrigidito Argento. Come Genko è costretto a muoversi in un mondo che non ha alcuna bussola a cui affidarsi, così allo spettatore è negato qualsiasi supporto cognitivo, ambientale e psicologico: Carrisi vorrebbe che lo spettatore si perda nel labirinto e costruisca lui stesso quello che strada facendo dovrebbero scoprire i protagonisti. Peccato chetroppe suggestioni, echi e citazioni sabotino il programma, costringendo l’inchiesta ad accontentarsi di radi e sbiaditi frammenti di delirio.

L’UOMO DEL LABIRINTO

NOIR/HORROR, ITALIA 2019

Regia di Donato Carrisi. Con: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè, Stefano Rossi Giordani, Vinicio Marchioni

 

 

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  • Giovanna Mastronardi

    C’è poco da discutere perché il film è da dimenticare. Carrisi continuasse a scrivere romanzi, ammesso che qualcuno ancora li compri.

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