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Pubblicato il 8 Gennaio 2021 | da Valerio Caprara

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L’incredibile storia dell’Isola delle rose

L’incredibile storia dell’Isola delle rose Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario:

2.5


Film italiani in prima linea alla battaglia dello streaming. Ormai allenati alle visioni a pagamento su pc o televisori, gli spettatori che hanno versato lacrimucce di prammatica sul lockdown delle sale cinematografiche (che magari non frequentavano da anni) hanno finalmente l’occasione per opporsi con i fatti al predominio della produzione straniera. Messa da parte l’offerta capeggiata da top serie modello “The Crown” o “La regina degli scacchi”, il cinesovranista potrebbe, in effetti, rivolgersi ai titoli nostrani che cerchino di attestarsi su un livello competitivo dei soggetti, i budget, le scritture, le regie e le recitazioni. Un tentativo in questo senso perfetto l’ha messo in atto Sydney Sibilia, reduce dall’exploit di “Smetto quando voglio” e adesso regista e co-sceneggiatore con Francesca Manieri di “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose” che rievoca in forzata modalità nostalgico-sessantottina (ereditata dal romanzo di Walter Veltroni del 2012 “L’isola e le rose”) la breve vita felice di una piattaforma metallica impiantata con l’ausilio di tubature e piloni nelle acque extra territoriali di Rimini ed autoproclamatasi “Repubblica esperantista indipendente”. Un’impresa senz’altro singolare e coraggiosa, allestita nella realtà storica sulla spinta di motivazioni affaristico-utopistiche dal geniale ingegnere Rosa (che ai napoletani ricorderà il mitico ingegnere Gregorio inventore di Telenapoli e Canale 21) a cui il multiforme Germano regala una delle sue abituali super incarnazioni in riuscita complicità con una serie di personaggi collaterali bizzarri, simpatici, irridenti altrettanto ben delineati dal resto di un cast vivacissimo. Peccato che alla fine trasudi un po’ troppa autoindulgenza dalle buffe e innocue peripezie della comunità liberata e libertaria reinventate con qualche svolazzo di regia “modernista” e corredate da atmosfere, gerghi, abiti, mentalità del bonario assalto al potere democristiano, mentre alla colonna sonora piace vincere facile facendo sì che una furtiva lacrima scenda sul viso di chi ballò, amò e s’illuse sulle note di “Sognando la California” dei Dik Dik o “Eve of Destruction” di Barry McGuire.

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