Recensioni

Pubblicato il 7 giugno 2018 | da Valerio Caprara

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La terra dell’abbastanza

La terra dell’abbastanza Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario:

3.5


Pazienza se a molti il filone procura all’istante l’orticaria. I film sulle emergenze criminali delle periferie romane non sono tutti uguali e “La terra dell’abbastanza” dei gemelli D’Innocenzo è un signor film che non assomiglia ai compitini socio-politicamente corretti di tanti beniamini della critica, ma casomai al magistero del grande e rimpianto Caligari (“Non essere cattivo”).

La corsa verso un nefasto destino dei due protagonisti, infatti, vi acquista innanzitutto dignità autonoma di ambientazioni e stile (mai un compiacimento alla moda o un ricalco ammiccante che surroghino la calibrata alternanza di primissimi piani e campi lunghi) e poi raggiunge un’impressionante acme di tensione grazie al controllo tutt’altro che spontaneistico delle recitazioni. I più tecnicamente smaliziati Tortora e Zingaretti, non a caso, sono portati a fondersi con le esplosive performance degli inediti Carpenzano, Olivetti e Mancini e non viceversa.

LA TERRA DELL’ABBASTANZA

Regia di Fabio e Damiano D’Innocenzo.

Con Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Milena Mancini

Drammatico, Italia 2018

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