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Pubblicato il 15 Giugno 2018 | da Valerio Caprara

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La stanza delle meraviglie

La stanza delle meraviglie Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Nel 1977 il dodicenne Ben, rimasto sordo a causa di un fulmine, fugge dal Minnesota per cercare di rintracciare a New York il padre che non ha mai conosciuto. Nel 1927 la ragazzina sorda Rose fugge anch’essa dal New Jersey per cercare d'incontrare nella Grande Mela la diva del cinema muto che adora.

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“La stanza delle meraviglie”, adattamento di una graphic novel di Brian Selznick, ha senz’altro rappresentato una bella sfida per Todd Haynes: lo scrittore dell’”Hugo Cabret” trasposto nel 2011 in 3D sullo schermo da  Scorsese aveva, in effetti, desunto in proprio la sceneggiatura, ma poi ha deciso di affidarne la realizzazione al sofisticato regista votato agli identikit proto-femministi (“Lontano dal paradiso”, “Carol”). Operazione sostanzialmente riuscita, anche se una certa difficoltà di tenere insieme una materia ricchissima e stratificata la si percepisce mano a mano che Haynes s’appresta a tirare le fila del film che lo stesso ha definito “un trip psichedelico per bambini”.

I presupposti, per così dire, cinematografici delle due storie parallele e convergenti c’erano già tutti, ma il regista dimostra di essere particolarmente a suo agio con i temi dell’handicap e/o la diversità e di destreggiarsi senza problemi in ambientazioni dislocate a cinquant’anni di distanza l’una dall’altra: nel 1977, quando il dodicenne Ben, rimasto sordo a causa di un fulmine, fugge dal Minnesota per cercare di rintracciare a New York il padre che non ha mai conosciuto e nel 1927, in cui facciamo la conoscenza della ragazzina sorda Rose, anch’essa fuggiasca dal New Jersey alla Grande Mela per cercare d’incontrare la diva del cinema muto che adora. Soprattutto nella prima parte le ricostruzioni appaiono superlative (specie quando riguardano le fantastiche evoluzioni del modellismo) e gli intrecci risultano omogenei, mentre nel prosieguo il frequente ricorso al montaggio alternato e l’accompagnamento musicale un po’ troppo ingombrante rischiano di stancare anzitempo i grandi e i piccoli spettatori. Meno male che nel tourbillon delle agnizioni e i colpi di scena emerge con sufficiente evidenza la sbarazzina e temeraria visione di Selznick e Haynes: per tentare di cogliere la verità di tutti i percorsi umani occorre smontare, come amano fare i bambini, le sovrastrutture che separano la realtà dall’immaginazione perché il mondo nasconde giacimenti di curiosità e labirinti di magie e assomiglia a un mega museo di bric-à-brac in cui forse è possibile trovare le risposte alle nostre perdite e le nostre angosce.

LA STANZA DELLE MERAVIGLIE

Regia di Todd Haynes.

Con Millicent Simmonds, Oakes Fegley, Julianne Moore, Michelle Williams

Drammatico, USA 2017

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