Recensioni

Pubblicato il 16 aprile 2018 | da Valerio Caprara

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Io sono Tempesta

Io sono Tempesta Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
divertimento

Sommario: Affarista senza scrupoli viene condannato ai servizi sociali per frode fiscale. Esaltando il proprio contraddittorio talento nel motivare al lavoro i sottoposti, Numa Tempesta sconvolgerà il probo trantran di un centro d'accoglienza trascinando i senzatetto a riprendersi la vita e soddisfare le proprie voglie del tutto identiche a quelle dei ricchi.

2.3


A essere sinceri non prometteva niente di buono un altro film imperniato sulla figura di Berlusconi, come peraltro accadrebbe in occasione dell’uscita di qualsiasi altro titolo dedicato alle vite e le opere dei politici italiani viventi che (fatto salvo il geniaccio di Sorrentino) presso di noi suscitano brividi d’interesse cinefilo pari a zero. Però si può dire che in “Io sono Tempesta” Daniele Luchetti, pur restando fedele alla sua vena di asprigno revisore dei conti del Belpaese, riesce a dribblare gli stereotipi più risaputi e ad avvicinarsi a quello spirito nichilista che resta il valore più alto della tradizione della commedia all’italiana. Il fatto che Germi, Monicelli o Risi abbiano consegnato alle cineteche un notevole numero di cult-movie fitti di unghiate inferte al costume nostrano è stato, infatti, dovuto alla libertà sardonica, cinica e spregiudicata che in primis i maestri e poi gli agguerriti epigoni come Petri si sono presi nell’impostare i personaggi e le loro imprese e/o disavventure. Nel caso della mini-odissea del signor Tempesta ambientata nelle location più estreme di Roma –un gigantesco hotel extralusso con vista spettacolare e il centro d’accoglienza per i senzatetto ricostruito all’ex Dogana di San Lorenzo- vengono subito in mente precedenti sia d’autore (“Brutti sporchi e cattivi”), sia di genere (“Un povero ricco”), ma Luchetti e gli sceneggiatori Petraglia e Calenda coltivano una cifra personale in parte deideologizzata e fiabesca, in parte ancora più iperbolica e divertente.

E’ ovvio che il punto di vista degli autori sia almeno in partenza ostile al Tempesta affarista seduttivo, astuto e senza scrupoli che deve scontare un anno di condanna ai servizi sociali per una vecchia frode fiscale (sic), ma il ritmo, il dialogo e le situazioni del film sono via via sviluppati come in un balletto farsesco dove, escludendo il ritratto edulcorato delle brave e buone studentesse costrette al lavoro di escort, al moralismo spicciolo non è concesso deo gratias molto spazio. Anche perché il versatile Giallini conferisce al rapido ambientarsi tra i diseredati del protagonista e alla sua opera da pigmalione (o per essere più espliciti da “fio de ‘na mignotta”) nei confronti del poverocristo interpretato da Germano un taglio irridente e intrigante destinato a seminare sconcerto e dubbi tra gli spettatori. Mettendo da parte l’ascia del politicamente corretto che generalmente divide i ricchi malvagi dai poveri angelicati, finisce che il grottesco balletto di Tempesta e del sorprendente adepto non contempli riscatti né uscite di sicurezza –basta pensare alla patetica figura della zelante e benpensante responsabile del centro d’accoglienza- e, anzi, insinui il non nuovo quanto imbarazzante sospetto che l’essenza umana, a dispetto delle diverse opportunità ricevute e le ingiustizie di classe, risponda sempre agli stessi impulsi primari e non sia mai troppo incline ai principi dell’etica.

IO SONO TEMPESTA

Regia: Daniele Luchetti

Con: Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Simonetta Columbu

Genere: commedia. Italia 2018

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