Recensioni

Pubblicato il 16 dicembre 2018 | da Valerio Caprara

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Il testimone invisibile

Il testimone invisibile Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni

Sommario:

2.5


Lunga vita ai produttori, gli sceneggiatori e i registi nostrani che si sforzano di farci andare al cinema senza tirare in ballo gli immigrati o le periferie violente. Con “Il testimone invisibile” l’offerta prenatalizia si arricchisce di un giallo alla vecchia maniera, ricco di colpi di scena, girato con grande eleganza formale e pieno controllo degli ambienti, recitato bene nonché –dettaglio importante- in grado di contenere a un livello accettabile qualche inevitabile falla della sceneggiatura tratta, peraltro, dal buon thriller spagnolo “Contratiempo” distribuito in Italia l’anno scorso solo su Netflix. D’altra parte il cinquantenne toscano Mordini è un professionista duttile e non murato nell’identità dell’autore sprezzante del cinema di genere: considerando il grado di difficoltà presentato da un racconto tutto fondato su un intricato gioco di apparenze e un’overdose di dialoghi che attivano il continuo viavai tra passato e presente, si può dire che sia riuscito a ribadire il tratteggio raffinato ma mai pretestuoso utilizzato nel precedente “Pericle il nero”. Tutto succede in una serie di location del Trentino che stavolta non rispondono, deo gratias, alle esigenze della Film Commission locale bensì interagiscono strettamente non solo con la trama, ma addirittura con gli stati fisici e mentali dei personaggi: ne consegue che la suspense del supercollaudato dubbio sull’innocenza o la colpevolezza dell’accusato di turno si accentui proprio grazie alle scene sospese tra un albergo situato a 3200 metri e un bosco fitto e suggestivo che saggiamente s’alternano alle corpose parti claustrofobiche dello svolgimento.

Trovato accanto al corpo senza vita dell’amante (la sexy Leone) in una stanza d’albergo bloccata dall’interno, l’ambiguo imprenditore Doria (Scamarcio incupito al massimo) sembrerebbe facile preda del procuratore che s’occuperà del caso: buon per lui che possa giovarsi dell’esperta quanto aspra consulente del suo avvocato (l’ottima Paiato) che ha tre ore di tempo per trovare una via d’uscita a una situazione aggravata da un incidente stradale che ha sconvolto il tranquillo tran tran di un’anziana coppia di coniugi… Evitando di mettere mano ai soliti copyright (mordersi la lingua prima di sfornare l’aggettivo “hitchcockiano”), è lecito compiacersi dell’accuratezza con cui s‘alternano le messe a fuoco, gli zoom e le angolazioni che orientano e/o disorientano lo sguardo degli spettatori e in particolar modo della colonna sonora di Fabio Barovero reduce del glorioso gruppo dei Mau Mau che supporta gli eventi anche quando il chiacchiericcio diventa un po’ troppo invadente. Detto il bene che merita anche il montaggio firmato Massimo Fiocchi, a favore di Mordini non si può fare a meno di notare come il giallo sia il genere più minacciato dalle serie tv, basti pensare al tempo e i mezzi di cui hanno usufruito –al confronto- le acclamate stagioni di “La casa di carta”.

IL TESTIMONE INVISIBILE

GIALLO, ITALIA 2018

Regia di Stefano Mordini. Con: Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Maria Paiato, Fabrizio Bentivoglio

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