Recensioni

Pubblicato il 6 luglio 2019 | da Valerio Caprara

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Il segreto di una famiglia

Il segreto di una famiglia Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario:

2.5


“Il segreto di una famiglia” inizia in una trasognata atmosfera di splendore agreste, come suggerirebbe il titolo originale “La Quietud”. Ma il film dell’argentino Trapero ha in serbo ben altri ingredienti per consegnare agli spettatori la sua (ennesima) versione di un torbido intreccio di odi, segreti e ignominie incistato nel tessuto di una dinastia di proprietari terrieri. La tenuta che sorge nelle campagne limitrofe di Buenos Aires, in effetti, si rivela quasi subito popolata da personaggi la cui immagine esteriore tende via via a ribaltarsi –quasi rielaborando una metafora del celebre racconto wildiano “Il ritratto di Dorian Gray”- nel riflesso stravolto e sconciato di quella interiore. Al centro dei giochi proibiti vengono sbozzate con lodevole intensità dal regista di “Mondo gru” e “Il clan” le figure delle sorelle Mia (Gusman) e Eugenia (Bejo): mentre la prima, però, è sempre restata in patria, la seconda è andata a vivere a Parigi dove il padre era a stato a suo tempo diplomatico. Quando quest’ultimo, ormai anziano e cadente, viene colto da un grave ictus la madre che regna indisturbata nella magione è ben lieta di accogliere la figliola prodiga tornata per assistere il patriarca, mentre Mia, sia pure vagamente gelosa, non ci mette molto a riprendere con la sorella maggiore una relazione strettissima se non incestuosa: in una delle spinte sequenze di sesso che caratterizzano da sempre l’approccio di Trapero il pubblico, forse per una volta imbarazzato, assiste infatti a una masturbazione in coppia in un tripudio di pelle, corpi, mani che s’intrecciano, si sollecitano, si esplorano scambiandosi arditi segnali di ambigua complicità.

Una volta entrati con una certa fatica nel cuore dell’intreccio, non troppo sottilmente avvelenato dalla madre-matrigna interpretata dall’icona del cinema argentino Borges, la sceneggiatura purtroppo si sfilaccia, prende diramazioni metaforiche pretenziose, inanella colpi di scena che sarebbero stati sufficienti per altri cinque film e, manco a dirlo, fa risuonare gli inevitabili e sinistri echi del periodo del colpo di stato, della dittatura militare e degli esili degli oppositori, certo traumatici ma che in ambito autoriale sudamericano sembrano dovere durare per sempre. Nessun personaggio, insomma, amanti e conniventi inclusi, sfugge alla mostruosità sociale, economica e politica che deborda da tutte le parti finendo col trasformare il leitmotiv disturbante del primo atto in una telenovela grottesca anche perché imbevuta di velleità didascaliche nel contesto chiaramente stonate. Alla fine, con tutto il rispetto delle conturbanti sorelle, sembra di avere assistito a una versione pasticciata e velleitaria degli affreschi al vetriolo di Bunuel o Chabrol sugli splendori, le miserie e le turpitudini della borghesia.

IL SEGRETO DI UNA FAMIGLIA

DRAMMATICO, ARGENTINA 2018

Regia di Pablo Trapero. Con: Marina Gusman, Bérénice Bejo, Graciela Borges, Joaquìn Furriel, Edgar Ramirez

 

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