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Pubblicato il 13 ottobre 2017 | da Valerio Caprara

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Il riciclaggio del cinepanettone

La moltiplicazione dei pani e dei pesci aggiornata al tempo della crisi del cinepanettone ex dominatore dell’overdose natalizia. Cioè quel mitico lasso di tempo che dall’Immacolata si prolunga fino a gennaio continuando a incarnare la terra promessa dello stremato esercito dei produttori, distributori ed esercenti impegnati da anni a combattere contro la disaffezione del pubblico nei confronti dell’ex arte chiave del Novecento. In vista del tradizionale ma sempre più fievole assalto alle sale, tra l’altro atteso come un toccasana al termine di un anno solare pernicioso per lo stato di salute del made in Italy, la notizia forte è proprio quella appena confermata della discesa in campo non più di uno, ma di cinque, dieci, venti Boldi, De Sica, De Luigi, Ruffini, Lillo & Greg… Una sorta di miracolo che quasi non meriterebbe spiegazioni pedanti o precisazioni tecniche perché bell’e pronto a entrare a far parte del corposo dossier riservato alla Fenomenologia del cinepanettone, diventata materia di sottili contese critiche almeno come quella leggendaria dedicata a Mike Bongiorno da Umberto Eco.

Il fatto che all’uscita delle commedie clonate dal vecchio modello e interpretate dai veterani della risata transfughi da De Laurentiis si contrapponga la compilation prodotta dalla Filmauro affidando al montatore la missione di riunire in un solo titolo un bel pacchetto di sequenze estratte dai vecchi hit può indurre a varie considerazioni; la prima delle quali, peraltro, non può che riguardare la furbizia e il tempismo di O’ presidente. Non sarà una mossa da genio dello spettacolo come quella che ha visto il suo Sarri commutare Maertens da ala precaria a cannoniere super, ma certo merita gli applausi del comparto avere trapiantato sul grande schermo l’operazione praticata su YouTube da schiere d’incalliti recuperatori e insaziabili fan: com’è ormai possibile, infatti, vedere e rivedere sulla piattaforma web fino allo sfinimento le sequenze culto di Verdone, Benigni, Troisi, Sordi, Banfi ecc., così gli spettatori delle feste una tantum potranno ripassare in sala le gesta farsesco-scatologico-vacanziere del filone che tanto dispiacere ha procurato ai colti e tanto contante al box office. Con il vantaggio supplementare di vedersi serviti i passaggi migliori di montagne di titoli ahimè inadeguati a sostenere una durata decente. L’unica preoccupazione potrebbe nascere da un insinuante e malizioso sospetto: vuoi vedere che con l’avvento di questa sorta di cinestruffoli ci stanno facendo fare un altro passo verso la chiusura della bottega? Nel senso che dopo tanti dessert il nostro cinema potrebbe essere arrivato davvero alla frutta.

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