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Pubblicato il 9 marzo 2018 | da Valerio Caprara

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Il giustiziere della notte

Il giustiziere della notte Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Nell'odierna Chicago tre delinquenti distruggono la pacifica esistenza di un rinomato chirurgo. Esasperato dalla duplice disgrazia della moglie morta e la figlia in coma, il probo pater familias -vincendo ritrosia e goffaggine e cedendo allo spirito di vendetta- sarà costretto a trasformarsi in simbolo metropolitano della giustizia fai-da-te.

1.8


Remake della celebre e discussa serie thrilling/poliziesca con Charles Bronson la cui ultima sortita è datata 1994, “Il giustiziere della notte” (“Death Wish”) promette in partenza di scavalcare gli steccati dei prototipi inalberando la firma di Eli Roth, regista dell’horror estremo e cultore delle sue varianti splatter. Le attese dei fan in questo senso non andranno deluse perché il tema più che mai ambiguo del giustizialismo fai-da-te, pur rimanendo fedele all’impianto originario, ne aggiorna spregiudicatamente gli elementi: tanto da rendere –a confronto della Chicago contemporanea in cui si svolge il film- la New York dell’architetto incattivito Bronson una pittoresca metropoli appena un tantino bellicosa. Quando, infatti, un trio di rapinatori gli ammazzano la moglie e feriscono gravemente la figlia, il rinomato chirurgo Kersey (Willis) non regge alla tremenda disgrazia e, una volta verificata la classica inefficienza della polizia, modifica le proprie probe convinzioni e lascia libero sfogo alla sete di vendetta trasformandosi in leader morale e materiale della lotta privata contro l’escalation criminale. Le novità del personaggio –al di là della nuova professione, un mutamento che serve a introdurre l’allegorico contrasto tra l’uomo che salvava le vite e quello che le stroncherà- stanno nel suo rapporto maldestro con le tecnologie ovviamente impensabili oltre quarant’anni orsono e nel dibattitto instaurato con il fratello (D’Onofrio) sulla liceità etica della discesa in campo del cittadino armato, ma a conti fatti non diremmo che l’opzione drammaturgica dovuta alla sceneggiatura di Joe Carnahan riesca a rimettere in piedi l’operazione.

Infatti le missioni di Bronson non erano gravate da riflessioni desunte dalla cronaca (qui è in ballo la questione della libera vendita delle armi negli Usa) e didascalie sociologiche, perché a registi rozzi quanto efficaci come Michael Winner o J. Lee Thompson bastava che l’incartapecorito e in fondo simpatico Bronson –inizialmente obiettore di coscienza con idee di sinistra- sapesse sparare bene e rispondere con poche smorfie del faccione alle fitte del dolore. La scommessa di questo film che provocherà nette divisioni ideologiche tra gli spettatori è, invece, quella di conferire un minimo di chiaroscuro sotto forma di percorso psicologico alla performance di Willis, facendone una figura abbastanza lontana dal cinico vendicatore di un tempo: purtroppo, però, pur apprezzando gli intermezzi ironici (come quando i media riescono a trattare il giustiziere incappucciato alla stregua di un supereroe lanciando sul suo conto sondaggi sui social) e qualche sequenza d’azione che va al di là della routine, la mano di Roth si fa sentire ben presto e i propositi pensosi svaniscono nelle previste acmi di sgradevole voyeurismo e sadismi compiaciuti.

IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE

Regia: Eli Roth

Con: Bruce Willis, Vincent D’Onofrio, Elisabeth Shue, Camila Morrone

Genere: thriller. Usa 2018

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