Recensioni

Pubblicato il 2 marzo 2018 | da Valerio Caprara

7

Il filo nascosto

Il filo nascosto Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Misantropo, abitudinario, geniale e adorato dalle altolocate clienti, Reynolds Woodcock è il sarto più celebre della Londra del dopoguerra. L'incontro con Alma, cameriera di una caffetteria che non viene scacciata dopo qualche notte d'amore come tante altre e entra a far parte del cerchio magico della casa atelier sottoposta al controllo dell'inflessibile sorella, incrinerà la sua corazza fisica e mentale predisponendo il ménage a un imprevedibile rovesciamento dei rapporti di forza.

4.8


Mentre gli uomini amano svestire le donne, lo stilista Reynolds ama vestirle per trasformarle in feticci privati di una volontà di dominio che le sublima nel momento in cui le imprigiona. Se Day-Lewis giganteggia – ancorché non gli giovi l’eccessiva affettazione del doppiaggio italiano – nel ruolo inventato a partire da figure storiche del cinico e anaffettivo protagonista di “Il filo nascosto” è perché P. T. Anderson gli costruisce attorno, appunto, come con l’ago, il filo e il centimetro, una tela di comportamenti, gerarchie, nevrosi e rituali su cui la cinepresa indaga cercando di scioglierne l’intrinseco rebus. Quasi sempre serrato nelle stanze del lussuoso edificio che riunisce abitazione e atelier del sarto più venerato della Londra anni 50, il film candidato a sei Oscar, ma in ogni caso già iscritto al novero dei cult-movie, utilizza il tema della moda come un mezzo anziché un fine, riuscendo ad avvicinare con una rigorosa strategia narrativa (sino a correre il rischio di estenuare gli spettatori) i misteri della creazione artigianale/artistica a quelli dei rapporti amorosi/morbosi di coppia. Il fatto che il film pretenda e meriti un attenzione spasmodica è certificato dal titolo originale “Phantom Thread”, il filo fantasma, perché la struttura registica opera come un campo magnetico dell’impenetrabile, il non detto o mostrato (come il sesso sempre relegato dietro porte chiuse) proprio come Reynolds cuce negli orli o le fodere degli abiti i suoi messaggi segreti.

Quando nel cerchio magico della maison viene ammessa Alma (Krieps), una timida camerierina più vicina ai ritratti di Vermeer che ai cliché della “femme fatale”, s’avverte dapprima solo una scossa; tanto più che la giovane –non scacciata come le abituali amanti dopo qualche notte- è sottoposta all’inflessibile tutela della sorella dell’egotistico guru chiaramente ispirata al modello hitchcockiano dell’inquietante governante di “Rebecca, la prima moglie”. Diventata prima musa e modella e poi moglie, però, Alma diventerà una “donna che visse due volte” in grado trasferire tonalità fotografiche, suoni, musica, ritmi di ciascuna sequenza, se non inquadratura del film dalla commedia romantica al noir sadomaso. La genialità di Anderson sta nell’abolire le facili chiavi dello psicologismo per lasciare campo libero all’ovattata violenza dei giochi perversi che nei protagonisti fungono da contrappunto alle rispettive strategie di potere.

IL FILO NASCOSTO

Regia: Paul Thomas Anderson

Con: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville

Genere: melodramma noir. Usa 2017

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  • Segar

    Come hai detto a Cinematografo, è un film straordinario per chi ha la sensibilità di apprezzarlo. Purtroppo difficilmente vincerà le statuette più importanti stanotte, quest’anno i rivali sono di livello altissimo. La regia è sublime, come ogni opera di Anderson.

    • VALCAP

      Proprio così! Ma continueremo ad amarlo…

  • Giuseppe

    Posso dire che per la prima volta mi trovo in totale disaccordo sul tuo giudizio?

    • Valerio Caprara

      Nessun problema. Talvolta capita alche al sottoscritto di trovarsi in totale disaccordo con se stesso.

  • Alessandro

    Veramente bello, secondo me il miglior film dell’anno, notevole anche la colonna sonora di Greenwood, oltre che naturalmente l’interpretazione di Daniel Day Lewis

    • Valerio Caprara

      D’accordo al 100%.

    • Valerio Caprara

      Ok, certo tra i tre migliori… (aggiungerei “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” e “Io Tonya”

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