Recensioni

Pubblicato il 23 ottobre 2019 | da Valerio Caprara

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Grazie a Dio

Grazie a Dio Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario:

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Alleluja (per restare in tema). L’eclettico e prolifico Ozon ridiventa bravo e buono: quando, infatti, in “Giovane e bella” adombrava come la scelta della prostituzione part time da parte di una risoluta ninfetta non fosse indotto da alcuna costrizione sociale o espropriazione sessuale era stato bollato come un provocatore misogino degno della lapidazione del #MeToo. E anche il successivo thriller erotico “Doppio amore” aveva contribuito a inserirlo nei ranghi dei registi ambigui, inaffidabili, spregiudicati. Adesso, invece, con soddisfazione dei media e della giuria dell’ultimo festival di Berlino che gli ha conferito l’Orso d’argento, “Grazie a Dio” si piazza di slancio nella corsia dei film di denuncia, un genere criticamente blindato a patto che resti ligio ai canoni del politicamente corretto. La trama s’ispira, in effetti, a una storia vera e nera, quella di padre Preynat che a Lione riuscì a occultare per decenni una famelica attività di pedofilo godendo, di fatto, della copertura della curia che lo lasciò in carica nonostante le numerose segnalazioni. Oggi il sacerdote indegno è stato ridotto allo stato laicale e il cardinale Barbarin, all’epoca responsabile della diocesi, nonostante godesse della fama di uomo pio e integerrimo, prima si autosospese dalla carica e poi fu condannato in primo grado dalla giustizia civile a sei mesi di carcere.

Il regista, che trascura di corredare i fatti con gli aggiornamenti della lotta intrapresa contro lo scandalo degli abusi da papa Bergoglio, presenta così il suo j’accuse che, però, arriva a troppo poca distanza dall’hollywoodiano “Spotlight” affine nel contenuto, ma, per la verità, assai peggiore nei toni da pamphlet, nell’additare tutta la struttura ecclesiastica come colpevole e alludere ai responsabili della diocesi come a una sorta di cupola mafiosa connessa al potere anche politico della città. Eccessivamente lungo e piuttosto anodino sul piano formale, “Grazie a Dio” è, invece, congegnato come una sorta di romanzo epistolare che utilizza la voce fuori campo per leggere mail e allegare documenti e, soprattutto, rende a turno protagoniste tre vittime facendo in modo che ciascuna esprima storie personali e percorsi psicologici differenti. Il cattolico praticante Alexandre è il più freddo e obiettivo e nello stesso tempo quello che tenta di distinguere il giudizio negativo sul caso da una condanna globale dell’istituzione; il rabbioso Francois il più adatto a suscitare l’applauso dei mangiapreti, mentre l’azione di Emmanuel incarna l’idea più alta che, in assenza della parola di Dio, tocchi alla parola umana il compito di arrivare alla verità con le armi della comprensione e la solidarietà. Peccato che Ozon appaia in questo caso troppo illustrativo e “letterale” e pertanto fatalmente incline alle situazioni telefonate e gli effetti facili.

GRAZIE A DIO

DRAMMATICO, FRANCIA/BELGIO 2018

Regia di Francois Ozon. Con: Melvil Poupaud, Denis Ménochet, Swann Arlaud, Eric Caravaca

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