Recensioni

Pubblicato il 15 febbraio 2020 | da Valerio Caprara

7

Gli anni più belli

Gli anni più belli Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Ricalcando “C’eravamo tanto amati” di Scola, Muccino prova a rievocare gli eventi più importanti dal 1982 ai giorni nostri in contrappunto alle peripezie dei quattro protagonisti. Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma si conoscono adolescenti, scoprono e praticano l’amore, convivono, si perdono di vista, si ritrovano e si separano nuovamente inseguendo scelte sbagliate, scontando destini beffardi, contribuendo, ciascuno nel loro piccolo, ai mutamenti antropologici, culturali, politici e societari che hanno via via stravolto il panorama nazionale e internazionale, ma in ogni caso restando strenuamente amici.

1.5


Muccino, uno dei pochi registi italiani in grado di essere identificato da larghe fasce di pubblico, ha dichiarato presentando “Gli anni più belli” che i suoi film migliori sono quelli in cui ha avuto la possibilità di non avere nessun pudore. Appunto. Acclarato che sin dall’esordio sa tenere in pugno ritmo e scorrevolezza del prodotto e che gli attori con lui rendono spesso al meglio e preso atto del fallimento della trasferta oltreoceano (quattro brutti film) in seguito addossato con scarsa eleganza allo “spietato sistema hollywoodiano”, è d’obbligo premettere che il suo menu risulta nel bene e nel male deliberatamente fisso. Il pedale del melodramma spinto al massimo (con riflesso cinefilo incorporato dei cult spudorati dei Sirk e degli Haynes), le emozioni sparate senza controllo, la Storia piazzata sullo sfondo con lo stesso semplicismo con cui vi sono incastonati i personaggi, il costume nazionale repertoriato da vestiti, pettinature canzoni, balli con uno spirito un po’ piagnucoloso, la moraletta semi-progressista sempre in canna (però, deo gratias, il passato non viene fatto passare per migliore del presente). Ingredienti che non rappresentano certo un handicap in se stessi, ma che rimarcano la distanza, ai nostri occhi abissale, che separa l’autore di “L’ultimo bacio” e “La ricerca della felicità” dai maestri della commedia all’italiana –gli scorretti, sarcastici, intemperanti, cattivisti Germi, Risi, Monicelli-  a cui s’ispira dichiaratamente. Il caso del suo undicesimo titolo, “Gli anni più belli”, sceneggiato con Paolo Costella, è in quest’ottica lampante: ricalcato su “C’eravamo tanto amati” di Scola (di cui non a caso ha acquistato i diritti), Muccino prova a rievocare gli eventi clou degli ultimi quarant’anni, dall’82 ai giorni nostri, in cadenzato contrappunto alle peripezie dei quattro protagonisti.

Tre uomini avvicinati e allontanati da una donna: Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma si conoscono adolescenti, scoprono e praticano l’amore, convivono, si perdono di vista, si ritrovano e si separano nuovamente inseguendo scelte sbagliate, scontando destini beffardi, contribuendo, ciascuno nel loro piccolo, ai mutamenti antropologici, culturali, politici e societari che hanno via via stravolto il panorama nazionale e internazionale ma, al termine degli inevitabili cicli della vita, restando strenuamente, commoventemente amici. A questo punto entra in ballo il gusto individuale degli spettatori: “senza nessun pudore”, come sopraccennato, “Gli anni più belli” ha il coraggio di frammentare i numerosi versanti della personalità di Muccino in altrettanti alter ego che solo per ragioni di comodità romanzesca s’incarnano nell’avvocato prima idealista e poi disonesto, il bravo e buono insegnante, il cinematografaro senza soldi in tasca e persino l’irrequieta, sensuale e indecifrabile Gemma. Non possiamo non inchinarci, in definitiva alla frenetica versatilità di messinscena e le acrobatiche connessioni filmiche sciorinate lungo centotrenta minuti di proiezione che in ogni caso –merito incontestabile dovuto alla consumata abilità dei Favino, Rossi Stuart, Santamaria e Ramazzotti – non correranno il rischio d’annoiare gli spettatori. Solo che certe volte il troppo stroppia e quando, per esempio, i personaggi parlano in camera, la musica di Piovani deborda, Baglioni canta a squarciagola la canzone scodellata per l’occasione e l’ennesima strizzatina d’occhio al cinema di papà prevede un bagno nella fontana di Trevi alquanto imbarazzante si può essere assaliti da un incontenibile moto di stizza che induce ipso facto ad abbassare il grado del giudizio.

GLI ANNI PIÙ BELLI

COMMEDIA DRAMMATICA – ITALIA 2020

Regia di Gabriele Muccino. Con Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Emma Marrone

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  • Raffaele Abbate

    La Muccineide, visto uno, visti tutti. Non credo che andro’ al cinema per vederlo, anche se gli attori sono bravi. Lo vedro’ una sera in tv quando non c’e’ altro di meglio

  • Annalisa Tantini

    Concordo quasi in tutto con il prof. Caprara, la prima parte mi è sembrata addirittura irritante, ho resistito a fatica fino in fondo

  • Paul Fleischmann

    Ho visto su Twitter che Muccino l’ha presa bene.

    • Raffaele Abbate

      che l’abbia presa bene o male non me me può fregà di meno, se non vuole critiche negative si ritiri in eremo ed eviti di fare sempre gli stessi film

      • Paul Fleischmann

        Sì ma non se la prenda con me

  • Raffaele Abbate

    ps evitiamo di paragonare questo film con c’eravamo tanto amati. Le oltre due ore mucciniche non valgono un solo minuto del capolavoro di Scola. Cito una sequenza a caso: Gassman a piazza del popolo mentre sposta una macchina e viene scambiato da Manfredi per un guardiamacchine, scena geniale!

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