Recensioni

Pubblicato il 16 settembre 2019 | da Valerio Caprara

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E’ poi c’è Katherine

E’ poi c’è Katherine Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Assunta per ottemperare alla parità di genere, l'inesperta ma entusiasta Molly darà una mano inaspettata all'anchorwoman televisiva Katherine a cui stanno per scippare la conduzione del suo storico "late night"

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Non è che alla recente Mostra del cinema i capolavori si sprecassero (“Joker” a parte), dunque non è il caso di fare troppo i difficili con un film come “E poi c’è Katherine”, la versione post #MeToo di “Il diavolo veste Prada”: una commedia dai meccanismi prevedibili, ma meno banale di ciò che ci si aspetterebbe da un prodotto mainstream anche perché pesa, eccome, il protagonismo di una fuoriclasse come la Thompson. Già dal titolo italiano, ricalcato sul programma tv “E poi c’è Cattelan”, si capisce che la trama si concentra sui retroscena dei format di seconda serata fortunatissimi negli Usa e molto meno da noi, i “Late Night” (come recita il più appropriato titolo originale) cavallo di battaglia di conduttori carismatici alla Letterman basati sull’alternanza tra monologhi comici e interviste a personaggi celebri. Nella canonica fase introduttiva la sceneggiatrice e coprotagonista Mindy Kaling, mattatrice della serie tv “The Mindy Project”, in coppia con la regista Ganatra anch’essa di origini indiane, immaginano che la Katherine del titolo sia da anni padrona e signora di uno show il cui team di scrittori e sceneggiatori è composto solo da maschi bianchi; quando gli ascolti crollano e la produzione si prepara a sostituirla, la veterana accusata di essere una donna che odia le donne compie la prima mossa difensiva assumendo l’inesperta ex operaia Molly (appunto la Kaling) per ristabilire la parità di genere e di razza.

Come nelle favole metropolitane che si rispettino la novellina, all’inizio tenuta nel conto di un soprammobile, darà una mano al mostro sacro in crisi suggerendole gli elementi per imprimere alla trasmissione un taglio più veristico, spregiudicato e autoironico con tutto quel che segue in termini di colpi di scena, cadute, ricadute e rivincite vuoi sul pano umano, vuoi su quello artistico. Non è magari interessante misurare il “livello” di femminismo dispensato in un’ora e tre quarti di discreto ritmo e piacevoli dialoghi, però a favore della confezione c’è l’assenza di recriminazioni a buon mercato sostituita da un realistico buon senso sulla necessità di una maggiore solidarietà tra le donne sui posti di lavoro; inoltre l’immancabile e generico j‘accuse contro l’imbarbarimento dell’intrattenimento –con gli influencer che fanno più audience e contano di più degli intellettuali e i professori- lascia spazio a qualche accenno a fenomeni più gravi, come quello dei post partiti da un odiatore solitario che diventando virali possono arrivare a stroncare carriere e persino esistenze. Se, infine, l’eccesso di “già visto” toglie mano a mano spessore al film, il “già recitato” della Thompson glie lo restituisce ogni volta puntualmente.

E POI C’E’ KATHERINE

COMMEDIA, USA 2019

Regia di Nisha Ganatra. Con: Emma Thompson, Mindy Kaling, John Lithgow, Hugh Dancy, Reid Scott

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