Recensioni

Pubblicato il 25 gennaio 2018 | da Valerio Caprara

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Downsizing – Vivere alla grande

Downsizing – Vivere alla grande Valerio Caprara
soggett e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Uno scienziato inventa il metodo per guarire il mondo dai suoi principali guai. Rimpiccioliti a dodici cm. d'altezza i primi volontari sottoposti all'esperimento sono trasferiti in una città in miniatura in stile Playmobil dove fanno vita da nababbi. Ma i vizi umani torneranno a emergere...

1.5


Scelto come film d’apertura della Mostra di Venezia e forte di un cast interessante, “Downsizing” è il settimo film dell’americano Payne plurinominato agli Oscar e ai Golden Globe e vincitore di due statuette per la sceneggiatura (“Sideways” e “Paradiso amaro”). Ritenuto una sorta di cantore del Nebraska, come peraltro s’intitola il suo film più riuscito e poetico, il regista si dedica stavolta alla certosina costruzione di un maxi-apologo fantascientifico in cui gli effetti speciali sono via via surclassati dagli intenti iper-pretenziosi di satira sociale a tutto campo. Si può subito dire che la prima mezz’ora del film riesce a tenersi stretto lo spettatore insinuando nelle immagini e i dialoghi una suspense alquanto estrosa e assai allarmante: s’immagina, infatti, che lo scienziato norvegese Asbjornsen abbia messo a punto un procedimento per ridurre gli esseri viventi a micro-dimensioni aprendo, così, la strada alla salvezza dell’uomo rimpicciolendo –letteralmente- il suo impatto sulla Terra. La sovrappopolazione, l’esaurimento delle risorse energetiche, i perniciosi cambiamenti climatici, la crescita incontrollabile dei costumi potrebbero essere risolti in questo modo rivoluzionario e tanto per iniziare negli Stati Uniti viene messa a disposizione dei volontari ridotti a dodici centimetri d’altezza Leisureland, una sorta di città modello Playmobil protetta dagli animali e dagli insetti restati “grandi” da una cupola, dove tutto costa ovviamente pochissimo e tutti possono permettersi una vita da nababbi.

Purtroppo, però, esaurita la curiosità suscitata dallo spunto, con i vari ed esilaranti contrasti di misure e proporzioni certamente ispirati a quelli di Gulliver con i Lillipuziani, ci si ritrova alle prese con l’americano middle class Paul (un Damon davvero sgradevole) che, una volta entrato a fare parte dei Minuscoli, scopre a poco a poco che l’edonismo facile e l’ordine perfetto del presunto eden nascondono nuove alienazioni e terribili responsabilità. Anche a volere rimpiangere la versione originale, in cui i dialoghi cercano di svincolarsi dalle frasette-slogan giocando con la babele di lingue imperversanti nella folla dei muta(n)ti, lo scatto decisivo della sceneggiatura introduce una seconda parte prolungata, noiosa e farraginosa che quanto più si avvicina al gran finale tanto più si fa banale e irritante: la distopia politica, ecologica ed economica, mescolata prima a toni da commedia (con la partecipazione del grande tarantiniano Waltz ridotto a caricatura di se stesso) e poi alla love story con l’attivista vietnamita miniaturizzata suo malgrado, si lascia inghiottire dalle sabbie mobili di un messaggio umanitario in stile Benetton di una stupidità e un’ipocrisia moralistica imperdonabili.

DOWNSIZING – Vivere alla grande

Regia: Alexander Payne

Con: Matt Damon, Kristen Wiig, Christoph Waltz, Hong Chau

Genere: Commedia/fantascienza. Usa 2017

 

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