Recensioni

Pubblicato il 18 maggio 2019 | da Valerio Caprara

2

Dolor y gloria

Dolor y gloria Valerio Caprara
soggetto e sceneggiaturaneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario:

3.5


Casomai si percepisse qualcosa d’irritante nell’apoteosi che il festival di Cannes sta riservando al nuovo film di Almodòvar, questa va cercata nei maldipancia suscitati dalla Palma d’onore assegnata a Delon (sembrerebbe, infatti, nel segno del politicamente corretto che l’unico modello maschile intoccabile debba essere quello cinefilo, intellettuale, impegnato, addolorato e preferibilmente gay). Miserie che peraltro non toccano il sessantanovenne cineasta spagnolo sempre in grado scavalcare le etichette e, nonostante, l’affievolimento evidenziato dopo “Volver”, ancora in possesso di uno stile e un pathos del tutto fuori standard. “Dolor y gloria”, si può tranquillamente dirlo, è un film senile –niente a che fare con i melodrammi trasgressivi degli anni Ottanta e Novanta- che per di più accentua sino al livello di guardia il corpo a corpo mimetico con la propria biografia, ma per fortuna sua e degli spettatori il flusso memoriale e quello psicanalitico sono tenuti costantemente a freno grazie alla linearità e fluidità del meccanismo narrativo. Inoltre l’eccesso di dialoghi esplicativi assegnato dalla sceneggiatura ad alcuni personaggi è mitigato dalle straordinarie prestazioni degli interpreti che, com’è successo nel corso di un’intera filmografia, riescono a (ri)vivere i fatti all’unisono con le emozioni del deus ex machina.

A cominciare dal Banderas recuperato dopo l’infarto che si cala nel ruolo dell’alter ego di Almodòvar ossia il regista Mallo che ormai vegeta nella sua casa-museo incalzato da guai di salute e depressione a ruota libera. In occasione del restauro di un antico successo l’indolente misantropo, recatosi da un suo ex attore ormai disoccupato ed eroinomane, si ritrova in balia delle proustiane intermittenze del cuore che materializzeranno la collezione pittoresca e dettagliata dei più intensi tra i ricordi. Le citazioni si sprecano, ma la misura della composizione riesce a fare partecipare all’inclusive tour nel passato di Mallo/Pedro anche chi non sa o non vuol sapere del cult hollywoodiano “Splendore nell’erba”, dei libri di Pessoa, di Mastroianni in “8 e mezzo” o di Mina che canta “Come sinfonia”. Basta abbandonarsi, con la complicità di una fotografia al top, alle oniriche e non troppo lamentose giravolte tra le riapparizioni della prima determinata e poi stropicciata mamma, della cittadina in provincia di Valencia dove visse, del colpo di fulmine omosessuale e, naturalmente, della scoperta dell’incommensurabile amore per il cinema, l’unico vero balsamo che continua a nutrirlo sino al blocco creativo e fisico del presente. Un catalogo, insomma, dei momenti impercettibili e in apparenza trascurabili destinati, invece, a ergersi come pietre miliari al tempo fatale dei bilanci.

DOLOR Y GLORIA

DRAMMATICO, SPAGNA 2019

Regia di Pedro Almodòvar. Con: Antonio Banderas, Penélope Cruz, Leonardo Sbaraglia, Asier Etxeandia, Julieta Serrano

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  • Anna Masecchia

    Grazie…Film proustiano da vedere e rivedere, e vedere e rivedere!

    • Valerio Caprara

      Senza alcun dubbio. Tra i dispositivi narrativi da analizzare penserei al rapporto tra la gamma dei colori utilizzati e l’organizzazione spaziale delle sequenze.

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