Recensioni

Pubblicato il 7 aprile 2019 | da Valerio Caprara

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Dolceroma

Dolceroma Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Un giovane aspirante scrittore viene notato ed arruolato dal cialtronesco, megalomane e schizoide produttore Oscar Martello. Risucchiato dal microcosmo di una Roma cinematografara più sgangherata e sguaiata che maledetta e dissoluta, capirà alla svelta come sopravvivere e tramutare le velleità artistiche in cinico progetto di ascesa sociale.

3.5


La grande monnezza. Ecco il cinema italiano con i suoi botteghini piangenti, il suo perenne accattonaggio statalista, i suoi autorucoli campioni sì, ma d’immodestia, la sua commedia appesa al filo dell’estro di Zalone e il suo gomorrismo che se è di denuncia è buono altrimenti nuoce all’immagine, le sue icone cafonal e naturalmente la sua Roma piaciona e gossipara, cinelandia stremata dal boom del consumo via web e social, teatrino ormai in scala ridotta delle geniali dissolutezze di felliniana nostalgia. E proprio alle convulsioni di uno scenario che non ha più nulla, in realtà, di maledetto o venefico e si crogiola in una situazione peggiore, quella del tira a campà e del vaffa, è dedicato con sfrontata, grottesca, adrenalinica dismisura “Dolceroma” che lo sceneggiatore e regista Resinaro ha liberamente tratto dal romanzo “Dormiremo da vecchi” di Corrias. Risparmiando al lettore la conta dei riferimenti che il giovane duellante dissemina senza tregua –ognuno aggiunga il suo, da Sorrentino a “Boris”, da Dino Risi a Guy Ritchie, da “Barton Fink” a “Lo chiamavano Jeeg Robot”- andiamo subito al dunque: questo thriller iperrealistico, al di là dei suoi perdonabili difetti (la trama e il ritmo alla distanza s’ingarbugliano e si siedono), fornisce uno tsunami di energia vitalistica, sprazzi d’irresistibile spasso e una gamma di dialoghi a beneficio del pubblico che ancora coltiva il sacrosanto intento di pagare il biglietto allo scopo di sorprendersi e divertirsi.

L’intero cast che sembra nato per eccellere nel pulp romanocentrico trova, inoltre, il centro di gravità nella rutilante performance di Barbareschi, magnifico cialtrone ammiccante un po’ a se stesso, ma soprattutto alla sublimazione wellesiana di un paio di esagerati/esagitati produttori odierni: affidandosi ai suoi megalomaniaci maneggi il tremulo aspirante cineasta Andrea (Richelmy alla Malcom McDowell) stringe una specie di patto col diavolo che, con la partecipazione di una schiera di tarati, assatanati, venduti e comprati complottisti nonché di una dea del demi-monde (Gerini al top specie quando s’immerge nuda nel miele), lo spingerà in una centrifuga in grado di sminuzzare, inquinare, ribaltare, ma, alla fine, in qualche modo rivalutare i detriti dell’ex arte chiave del Novecento. Anche perché in questo fight club casereccio –con i fendenti di katana che s’alternano all’eco del sinistro inno vendittiano “Brucia Roma”- la padronanza dell’inquadratura e la poliedricità dello stile sono di tutt’altro livello di quelle del regista cinefilo su cui s’abbatte la migliore battuta del film: “Ti devi suicidare per il bene del cinema italiano”.

DOLCEROMA

THRILLER/COMMEDIA, ITALIA 2019

Regia di Fabio Resinaro. Con: Luca Barbareschi, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè, Claudia Gerini, Francesco Montanari

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