Recensioni

Pubblicato il 4 gennaio 2018 | da Valerio Caprara

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Come un gatto in tangenziale

Come un gatto in tangenziale Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni e divertimento

Sommario: Benestante, diligente e moderato funzionario governativo e borgatara squattrinata, sboccata e qualunquista s'incontrano e scontrano a causa del fidanzamento dei rispettivi figli adolescenti. Anche se il censo e le regole distanti anni luce dei mondi in cui vivono li trascinano in una serie di grotteschi quiproquo e disavventure, tra i due sembra farsi strada un sorprendente sentimento d'attrazione.

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“Come un gatto in tangenziale” rappresenta la sorpresa dell’offerta natalizia, ma non è il caso d’intonare la solita geremiade di recriminazioni contro il destino cinico e baro del cinema italiano. Se la ragione d’essere di una commedia brillante è quella di fare ridere o anche (come in questo caso) sorridere senza che ci si debba vergognare, “Come un gatto in tangenziale” sta meritando il suo assalto al cielo alquanto fosco degli incassi. Il regista Milani, in sintonia col team di sceneggiatori che ha unito se stesso, la moglie e coprotagonista Cortellesi, Calenda e Andreotti, non fa altro che prendere di petto una tematica non nuova, ma senza dubbio cruciale per tutti i livelli di sensibilità della coscienza nazionale: l’incomunicabilità e ostilità (talvolta addirittura fisica) tra il centro delle metropoli e le periferie e in particolar modo tra la colta borghesia benestante e sedicente progressista –radical chic, ma anche aristodem- e le ampie fasce di cittadini tra il proletario e il marginale. Non si può negare che lo spunto non solo è stato ampiamente sviluppato sino ai limiti del nonsensico dagli exploit di Zalone e dai meccanismi classici della tragicommedia verdoniana, ma ha toccato con parecchi anni di anticipo un picco quasi insuperabile con la disfida a tutto campo allestita dallo sceneggiatore Bruni e il regista Virzì in “Ferie d’agosto”. Resta il fatto che, immunizzando lo spettatore dal veleno moralistico instillato da Ficarra & Picone nell’immeritatamente fortunato “L’ora legale” e da Massimiliano Bruno in tutti i suoi film altrettanto smaccatamente filo-populisti, Milani semplicemente si diverte e diverte, temperando la propensione mattatoriale della coppia protagonista e maneggiando gli stereotipi senza tirarsela da giustiziere o da erede velleitario di maestri come Risi o Monicelli.

Albanese, al cinema spesso sfortunato per difetti suoi o equivoci registici, arpeggia i toni sulla risibile compunzione degli studiosi della società al servizio di istituzioni eternamente inefficaci e la Cortellesi, che per noi forza spesso teatralmente l’esuberanza dei personaggi interpretati, stavolta è perfettamente in parte riempiendo di sotterranee debolezze la truce spavalderia della borgatara. In quanto alla Bergamasco, che nel modesto intreccio, occupa i ruolo dell’ex moglie del funzionario dedicatasi ad estrarre essenze dalle piantagioni provenzali di lavanda, è ormai lanciata –sull’input di Zalone- a smascherare i caratteri altezzosi e respingenti che erroneamente potevano associarsi alla sua comprovata professionalità. La discesa del duo nell’inferno dei coatti – il non luogo di Bastogi sconosciuto alla maggior parte dei romani, nonostante sorga a pochi chilometri dal centro- permette al film una serie di scenette a due o più figurine pittoresche e di conseguenti contrattempi farseschi che se non procurano emozioni catartiche né svelano agli occhi del pubblico verità sociologiche inaspettate, compongono una galleria a tratti esilarante (come succede al momento della performance di un Claudio Amendola truccato e parlante in maniera impressionante) di caratteristi impegnati, in fondo, a rendere inaccettabili sia a se stessi, sia alla platea l’odio e il livore che allignano in uno scenario che li considera purtroppo inestirpabili. Non si tratta, come premesso, di un’opera da cineteca, però siamo convinti che non abbia bisogno della pelosa carità di qualche critico di manica larga o di umori magnanimi perché il successo se lo sta conquistando a viso aperto nel segno di due testimonial che più emblematici di così sarebbe impossibile crearli: l’incantatore di sorcini Renato Zero e la gran signora Franca Leosini domatrice televisiva di feroci criminali.

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

Regia: Riccardo Milani

Con: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Claudio Amendola

Genere: commedia. Italia 2017

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