Recensioni

Pubblicato il 28 gennaio 2018 | da Valerio Caprara

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Chiamami col tuo nome

Chiamami col tuo nome Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: 1983. Nella lussureggiante villa che è la residenza estiva di una famiglia di ricchissimi, coltissimi e ultraprogressisti intellettuali arriva un aitante dottorando americano. Il diciassettenne Elio se ne innamora perdutamente e il gioco incrociato delle seduzioni sfocia in uno struggente e formativo connubio gay.

1.5


Gli strenui supporter di “Chiamami col tuo nome” –curiosamente signore e signorine trendy in testa- ci tengono a dichiarare ossessivamente che non si tratta di un “un film di gay”. Sospetto di mani messe avanti a parte, ci sembra che questo vero e proprio mantra danneggi il suo aspetto cruciale e cioè la capacità di descrivere la tensione omoerotica. Aspetto, per di più, che secondo noi costituisce il suo unico merito. Guadagnino è un ex critico che sa strutturare le sue opere con grande abilità professionistica, ma proprio qui risiede la sua maggiore debolezza: tanto devoto ai maestri ispiratori quanto calamitato dai remake (“A Bigger Splash” lo era di “La piscina” ed è già pronto quello di “Suspiria”), ha, in effetti, ricalcato l’adattamento del novantenne specialista Ivory dell’omonimo romanzo di André Aciman (Guanda editore) sugli amatissimi modelli. Verrebbe da chiosare che secondo logica sarebbe preferibile rivolgersi agli originali, ma c’è di più: gli omaggi e le riletture (“Viaggio in Italia”, “Il giardino dei Finzi Contini”, “Novecento”, “Morte a Venezia”, “Io ballo da sola” “Teorema” e chi più ne ha più ne metta) ci mettono poco a dirottare nell’estetismo, nel manierismo, nell’affettato e nello stucchevole. E’ quello che secondo noi capita a “Chiamami col tuo nome” che dalla matrice letteraria estrae la messinscena vitrea ed esangue dei primi turbamenti erotici di un diciassettenne indeciso tra il dovere di essere come i coetanei e il piacere di scoprirsi diversamente inclinato: gli inserti musicali raffinati e l’ambientazione agreste diventano –nel corso di due ore e dieci minuti più d’involucro che di sostanza- le polizze di un idillio adolescenziale in cui la bellezza, l’arte e il sesso hanno la funzione neanche troppo camuffata di plusvalore “ideologico”.

I ricchissimi, coltissimi ed ebrei “con discrezione” abitanti della villa seicentesca nei dintorni di Crema, accomodati in una sorta di bolla aristo-dem (sigarette e spinelli liberi), parlano di Prassitele ed Eraclito, recuperano statue nel lago di Garda, leggono “Le Monde” nonché libri traducendo all’impronta dal tedesco e hanno vecchi servitori che si chiamano Anchise, però siccome siamo nel 1983 gli italiani chiamati in causa sono caricature urlanti sul Pentapartito e sproloquianti su Craxi. Il dottorando ventiquattrenne ospitato per l’estate è l’americano dalle fattezze apollinee Oliver (Hammer) che con la sua collezione di maliziosi calzoncini e le sue scarpe Converse dà una pista alle ragazzine bruttine e spudorate che assediano l’efebico Elio (Chalamet), fino a quando non scoccherà la scintilla per un connubio che valga davvero il pathos: non si sa soltanto se mettere nel conto poetico anche la scena cult della pesca penetrata tra lo sgocciolio del succo dal protagonista per migliorare l’apprendistato. Come pistolotto finale non manca il superliberale papà che, confessando di essere stato anche lui sul punto di scegliere il vero amore, suggerisce al figlio di concedersi con il partente Oliver una bella vacanza prima che l’estate finisca. I piani sequenza avvolgenti, i controluce nel bosco a cura del fotografo thailandese, l’epilogo con Elio cresciuto e ormai vestito all’ultima moda gay chissà se riusciranno a stornare un pensierino assai maligno: se si fosse trattato di una ragazzina che seduce un fusto trentenne (l’età dell’attore al tempo delle riprese) si sarebbe scatenato il finimondo.

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  • Aku Max

    “la messinscena vitrea ed esangue dei primi turbamenti erotici di un diciassettenne indeciso tra il dovere di essere come i coetanei e il piacere di scoprirsi diversamente inclinato”

    “Come pistolotto finale non manca il superliberale papà che, confessando di essere stato anche lui sul punto di scegliere il vero amore, suggerisce al figlio di concedersi con il partente Oliver una bella vacanza prima che l’estate finisca.”

    Forse qualsiasi film meriterebbe di essere almeno visto, o visto con un minimo di attenzione, prima di parlarne, prima di tentare una analisi, prima di giudicarlo anche duramente e di scrivere una recensione. Sono basito.

    – In nessun modo, in nessuna scena del film, Elio viene rappresentato come un ragazzo indeciso tra una qualsivoglia forma di dovere e di piacere.

    – Elio non vive alcun confronto con suoi coetanei, mai viene suggerita una contrapposizione in questo senso. Quali coetanei sono veri personaggi nel film e non solo comparse anonime? … Nessuno!

    – Mai Elio viene rappresentato come un ragazzo che si scopre “diversamente inclinato” ?!?

    – il centro ed il senso del monologo del padre di Elio non è affatto: confessare di essere stato sul punto di scegliere il vero amore.

    – Il padre non suggerisce mai al figlio, in nessuna scena del film e tantomeno nel finale, di concedersi una bella vacanza con Oliver.

    – SOPRATUTTO, il grandioso monologo di Michael Stuhlbarg avviene DOPO la breve vacanza dei due ragazzi tra Bergamo e le Alpi Orobie e DOPO la partenza di Oliver.

    • Alessandro1976

      Concordo pienamente

    • Donatella Lenzi

      Concordo in toto!!!

  • Manlio Converti

    Il tema è quello di LOLITA, ci arriverebbe chiunque, ed è l’unico che lei non cita… il resto sono improperi di destra razzista contro gay, dem, ebrei, radicali ecc…

    Libere opinioni, non lo nego, ma nulla a che fare con la critica cinematografica.

    Adesso la aiuto…

    Il tema di Lolita era già stato trattato in salsa gay da IL COMPLEANNO di Filiberti, che a me piace molto di più perché dotato di una tale ironia ed una massa di citazioni romantiche (a partire dalla celebre scena sulla Vespa) che lo rendono un vero capolavoro poco apprezzato. Il vero motivo per cui è poco apprezzato è sicuramente il tema gay, che all’epoca era ancora un tabù, ma anche la pessima distribuzione e la stessa angolazione comica che rende da sempre poco (ne sanno qualcosa anche Plauto e Aristofane). All’epoca ne feci una critica cinematografica con intervista. http://www.psychiatryonline.it/node/4648

    Usare toni romantici, trasformando gli anni ottanta in passato storico ed epoca d’oro del liberalismo, rispetto alle aperture razziste contemporanee, è assolutamente falso.

    Il tema non è universale, perché la condizione delle relazioni omosessuali cambia moltissimo nel tempo, Paese per Paese, ma anche paese per paese.

    Essendo però molto elegante e raffinato potrà forse superare i suoi limiti cinematografici e prendere qualche premio secondario (dubito vada oltre la nomination agli Oscar).

    I commenti di chi nega l’omosessualità del film sono ipocrisie omofobe molto anni ottanta e preferisco la sua critica ideologica ma sincera.

    La questione ha posto decisamente (ma lei ha fatto ideologia non critica cinematografica) il problema in epoca di #metoo dopo il caso anche omosessuale consimilare per fascia d’età di Spacey della opportunità di candidarlo proprio a Los Angeles…

    Ovviamente una cosa sono i maltrattamenti le molestie e le violenze sessuali o i ricatti sul posto di lavoro ad Hollywood , altra cosa è un amore romantico (troppo romantico) venduto in epoca di Unioni Civili e Diritti LGBT.

    Il film però grazie alla sua notorietà permetterà sicuramente a molte persone di capire la differenza tra amore e molestie, pedofilia e omosessualità, libertà e ideologia…

    Quindi andatelo a vedere (ma se trovate il Compleanno di FIliberti vedetevi questo e non quello)…

    • Giandomenico Piedimonte

      Bravo Manlio
      è proprio come dice lei

    • Francesco Cala

      Bernardo, Pierpaolo, Vittorio perdonate l’autocompiacimento irritante di Guadagnino (e i fan, ancora più irritanti e irritabili). W Caprara, unico barlume di speranza in questo oceano di ipocrisia!

  • valeriesolanas

    Lol, povero Caprara! Non si sarà mica illuso per un solo secondo di poter esprimere un pensiero che non esprima esaltazione incondizionata (magari un po’ camuffata da finta imparzialità pacata, “io veramente obiettivo e senza pregiudizi però preferisco quel tal altro film”) ed essere esentato dai rituali “gognatici” dei nostri stizzatissimi amici (altro camuffamento, un’infinità di citazioni alla ‘guarda che intellettuale che sono’ per condire il semplice e miserello ‘mi hai fatto incazzare e mo’ te meno’). E non è finita qui: ora che si passano la voce questa diventerà la pagina più commentata e insultata di tutto il Suo blog. Complimenti per l’ardire, o per il candore, e in c..o alla balena!

  • Giuseppe Cozzolino

    I nazisti democratici imperversano, a quanto vedo. Tutti pronti a dare lezioni di Storia del Cinema tirando in ballo omofobia, antisemitismo, fascismo (perchè ovviamente rientri in queste categorie se non apprezzi il film di Guadagnino).
    Ma è esattamente quel che mi aspettavo per l’intervento di Caprara, avendo osato dissentire dal coro gospel del “bellissimo! superbo!! Indimenticabile!!!”
    Quel che è peggio è che non fate nemmeno ridere. Siete la parodia della parodia degli intellettuali eskimati Anni 70 che sputavano addosso al pubblico “miserabile” che non capiva il valore del “grande cinema” (che poi nemmeno fra loro erano d’accordo su cosa fosse sto grande cinema, dato che se la pigliavano persino con Bertolucci, Bellocchio o Petri)

  • Paola Accetto

    A me pare che l’unica affettazione sia la sua intera critica caro signore. Tralascio la scrittura orribile e barbara, che fa ancora più meraviglia vedendo che lei ha 70 e passa anni. Forse ha speso troppo tempo al cinema e poco sui libri. Poi potrebbe anche spiegare alla gente perché si è reinventato l’ortografia italiana, usando in vece delle virgole, i trattini. Ammetto che il film ha certe cose che anche a me sono dispiaciute, e alcune le ha toccate anche lei, ma il modo acido in cui s’esprime è ingiusto se non vigliacco. Distruggerlo con la superficialità e l’affettatissimo cinismo che lei adopera, e non ammettere i bei pregi del film, non solo è da ciechi, ma è anche dannoso a una critica seria. Taccio anche che l’intera critica sembra dettata solo da una mal celata rabbia o invidia. E visto che le piace parlare di affettazione, non le dico quanto è sembrato affettato a me, quell’elencare tutte i film a cui crede Guadagnino si sia ispirato.
    Sei le forse non avesse ormai assopito tutti i sentimenti, eccetto che l’odio e la bile, non credo potrebbe dire messa in scena “vitrea ed esangue”.
    Sono capitato in questa pagina per caso, avendo visto quella stella e mezzo a un film che non mi pareva proprio la meritasse. Non leggerei mai altre sue critiche, perché sono da ragazzino ignorante dell’università, che per farsi credere superiore al mondo, sputa su tutto e tutti.

    • Giuseppe Cozzolino

      Ecco un’altra intellettuale e scienziatona che vuole insegnare l’italiano al prossimo. E che ovviamente ignora chi sia Valerio Caprara nè si prende la briga di guardare la scheda su Wikipedia (non dico sfogliare un’Enciclopedia del Cinema seria).
      Povero Guadagnino. Con questi amici chi ha bisogno di nemici? 🙂

      • Paola Accetto

        Mamma mia, anche tu sei messo male figliolo. Tu scrivi “Ecco un’altra intellettuale e scienziatona che vuole insegnare l’italiano al prossimo. E che ovviamente ignora chi sia Valerio Caprara nè si prende la briga di guardare la scheda su Wikipedia (non dico sfogliare un’Enciclopedia del Cinema seria).” Ti rendi conto quanti errori di sintassi? Dai, ti faccio la correzione perché mi fai veramente pena, e si vede che come maestro di italiano hai avuto solo il grandissimo e celebrissimo Valerio Caprara. Se volevi scrivere con una sintassi da persona col cervello sano o che non zappi la terra, dovevi scrivere: “Ecco un’altra intellettuale e scienziatona che vuole insegnare italiano al prossimo, (va la virgola non il punto, tre volte bestia e ignorantaccio) e che ovviamente ignora chi sia Valerio Caprara ecc. ecc. Poi non ti dico di quella parentesi scritta malissimo.
        Poi ti confesso che io non sono proprio amica di Guadagnino, e anzi non mi era mai piaciuto un suo film.
        Caro signor Giuseppe Cozzolino, infine io giudico quello che ho letto, e non mi lascio condizionare dai grandissimi onori che tutta Italia porge al sommo critico Valerio Caprara.

        • Giuseppe Cozzolino

          I casi sono due: o lei è un troll o ha appena smesso di prendere le medicine (povero il suo medico curante).

          P.S. – Si scrive CELEBERRIMO non CELEBRISSIMO 😉

          • Paola Accetto

            Giuseppe, l’abbiamo capito che l’italiano non è per te. Quindi il signor Carlo Dati, scrittore fiorentino del 600, segretario dell’Accademia della Crusca, che usò questa parola, non scriveva in italiano secondo te…
            Mamma mia Giuseppe, che brutte figure. Continua a ragliare quanto vuoi col tuo maestro, a scrivere nel tuo splendido italiano, che fai solo belle figure. Studia capra

          • Giuseppe Cozzolino

            Ok, lei è un Troll. non c’è altra spiegazione. La banno. Così potrà andare a ragliare altrove 😉

          • Paola Accetto

            eh frustrato, non sai che rispondere, copi pure l’espressioni, sei un poverino ignorante.

          • Giuseppe Cozzolino

            Hahahahahahaha

    • TheLastPictureShow

      “Il trattino può essere di due tipi: lungo si usa al posto delle virgolette dopo i due punti per introdurre un discorso diretto o, in alternativa a virgole e parentesi tonde, si può usare in un INCISO.” Ma perché fa critiche senza sapere le cose, buon dio?
      http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/punteggiatura

      • Giuseppe Cozzolino

        Adesso blocco pure quest’altro tuo profilo. Vediamo cosa ti inventi per tornare. Ti costringerò ad aprirne altri cinquanta 😉

    • Michele Versaggio

      Concordo pienamente Paola! Mi sembra veramente eccessiva la critica di questo signore… io al film do un 8! Gli attori sono molto bravi, peccato solo perché è risultato un po’ noioso, ma tralasciando questo, è un capolavoro!

    • Tommaso S.

      A me è piaciuto il film, ma sinceramente nella critica di Valerio Caprara non noto astio, né qualsivoglia traccia di rozzezza nella scrittura. Al contrario, se scorro il tuo commento, posso reperire con facilità veri e propri insulti (“ragazzino ignorante, “vigliacco”) e un lessico piuttosto espressionistico (“sputare”, “rabbia”, “invidia”). Per quanto riguarda l’ortografia, poi, ti consiglio di navigare sul sito dell’Accademia della Crusca o, se ti capita, di consultare un libro di linguistica. Scopriresti che gli studiosi della lingua non sono intransigenti perché consapevoli di come la norma linguistica abbia delle zone d’ombra in cui sono possibili più alternative. Ti stupiresti nel constatare che, così come non esiste una regola universale per la sessualità, non esiste neppure per la grammatica, ma si può parlare a rigore soltanto di convenzioni. Convenzioni- che strana parola!- mi suona familiare (o famigliare?); chissà che cosa mi ricorda……..

      http://www.treccani.it/enciclopedia/trattino_(Enciclopedia-dell'Italiano)/
      Che buffo, leggo un bel paragrafo, ricco di trattini per giunta! Che quelli della Treccani non sappiano scrivere in italiano?
      “La seconda funzione della lineetta è quella di contrassegnare «in modo marcato l’inciso» (Serianni 2003: 48). Quale «marca dell’enunciazione», la lineetta – al pari delle parentesi e delle virgole correlative – si incunea nella linearità del discorso scritto, in corrispondenza di “salti” intonativi nell’orale, provocando «discontinuità nell’enunciazione», «stratificazioni discorsive», «effetti polifonici: intrecci di voci o di toni»; «i segmenti in posizione parentetica […] rappresentano altrettante modulazioni nell’enunciazione di un discorso che – sul piano della sintassi – apparirebbe compiuto anche senza le precisazioni introdotte espletivamente rispetto alla struttura di frase» (Mortara Garavelli 2003: 105-106).”

      !!!!!DICIAMO NO AL NAZISMO ORTOGRAFICO PARAGRAFEMATICO SINTAGMATICO BASTA COME FACCIAMO A DIFENDERE I DIRITTI E LA DIGNITà DEI GAY SE POI NON SIAMO CAPACI A RICONOSCERE CHE LA LINGUA è UNA COSA VIVA ECCHECCACCHIO NON UN ROTOCALCO DI OCCORRENZE PASCOLIANE E DANNUNZIANE CHE NOIA SAREBBE POI PARLARE E SCRIVERE TUTTI UGUALI SENZA INFLESSIONE SENZA VEZZI SENZA ESPERIMENTI COME QUESTO STUPIDO MIO COMMENTO!!!!!

      • Valerio Caprara

        Grazie per le considerazioni logiche e circostanziate. Del resto non coltivo astio o pregiudizi né sul regista Guadagnino, né sull’argomento del film. Per me, fatti salvi ovviamente i limiti imposti dalla struttura di una recensione, si tratta sempre del “come”…

  • Giovanna Locaputo

    Sì aggiorni signor Caprarica! Mio marito ha sessant anni ed è più avanti di lei…Mi spiace per lei che ha voluto vedere quello che non c’è. ..capita !!! Tante belle emozioni!

    • Valerio Caprara

      … Squisite…

    • Elsa Simorani

      Grande Giovanna!

  • Giovanna Locaputo

    Ops caprara ????

  • Perseo

    Che critica penosa, piena di rabbia e di malafede. Elio vestito all’ultima moda gay è il delirio conclusivo di questa recensione grigia e triste. Come lei purtroppo esistono persone che reagiscono alla poesia e alla bellezza con sproloqui, nel goffo tentativo intellettuale di giustificare la miseria delle proprie retrograde convinzioni. Meglio allora evitare di scrivere, se non si è in grado. Imbrattare la bellezza col letame non giova a nessuno.

    • Valerio Caprara

      Complimenti per la sua competenza critica.

    • Silmarille

      … forse le converrebbe riguardarsi Visconti per notare le differenze tra due interpretazioni di uno stesso tema, trattato però magistralmente da colui che, senza ombra di dubbio, è un regista e un artista “vero” del cinema italiano

      • Valerio Caprara

        Proprio così

  • Francesco Petit Colonna

    “se si fosse trattato di una ragazzina che seduce un fusto trentenne (l’età dell’attore al tempo delle riprese) si sarebbe scatenato il finimondo.”

    Perdonami l’ignoranza… Ma mi sta per caso dicendo che gli etero sono discriminati 🙂 ?

    • Sneg

      Anche una persona etero potrebbe subire una discriminazione. Il sig. Caprara forse intendeva dire che sull’onda dei vari scandali americani, avrebbero etichettato il film come una sorta di manifesto pro-molestie. Ma a me non sembra questo il caso. Non c’è disparità di potere tra i due, anzi forse Elio è quello che avrebbe più coraggio a continuare il suo amore.

  • Sneg

    “Ultima moda gay”? Vabbè che sono nato in Russia alla fine degli anni ’80, ma a me sembra si vestissero tutti così ( e tra l’altro, esiste una moda gay?). Non ho trovato alcunchè di ideologico o liberale nel film, solo una storia ed una possibile reazione di un padre ( se vuole si potrebbe raccontare a parte cosa abbia provato il padre). Infine, la differenza di età tra Elio e Oliver è di sette anni, mi pare che “Lolita” sia stato già raccontato e qui non c’entri nulla. Capisco che possa irritare il politicamente corretto ( e forse sono il primo ad esserne un po’ allergico), ma qui non mi sembra così presente. Cordiali saluti :).

    • Valerio Caprara

      Abbiamo idee radicalmente diverse, pazienza. Ma, essendone un fan e uno studioso, le consiglio caldamente di non tirare in ballo il capolavoro di Nabokov e l’ottimo film di Kubrick. Non c’entrano, infatti, assolutamente niente. Il personaggio di Humbert Humbert è quello di un vecchio demoniaco e schiavo delle proprie passioni incontinenti, non un celestiale e intellettuale giovanotto. E Lolita una meravigliosa corruttrice, una subdola provocatrice e una predatrice sessuale all’incontrario, non certo un tremulo, coccolato e colto adolescente circonfuso di squisita sensibilità. Saluti cordiali

  • Massimo Pastore Luciano

    Ma che film ha visto?! Io ho visto un film, elegante sotto tutti i punti di vista, dialoghi affascinanti, fotografia e inquadrature eccellenti, emozionante e divertente. Vero.

    • Valerio Caprara

      Eh sì, abbiamo visto film diversi. Auguri per gli Oscar

    • Elsa Simorani

      Bravo Massimo!

  • Andrea

    il film è di una noia mortale. Se avesse narrato qualsiasi altro “amore” sarebbe stato stroncato senza appello. Caprara esagera, ma la sostanza è quella! .. emozioni 0 stelle

    • Valerio Caprara

      Grazie. Ma in tutta sincerità (e ascoltando i pareri di numerosi amici e cinéfili) non credo proprio di avere esagerato…

    • Elsa Simorani

      Curati!

      • Giandomenico Piedimonte

        Scusi Tanto
        ma perché offende chi non la pensa come lei non sarà che forse di cure ha bisogno lei ?

    • Giuseppina Rastelli

      concordo con Andrea, più che stucchevole il film è noioso e si regge solo sulla bellezza di Oliver e sul suo amore con un ragazzino; se fosse stato etero non avrebbe avuto nulla di originale. La Critica di Caprara è impeccabile e motivata, la critica A Caprara è invece immotivata (ci si appiglia ai trattini?!?)

  • Paolo de Bernardin

    La legge del desiderio appartiene a tutti, uomini e donne. Solo un marziano che non ha vissuto l’adolescenza in questo modo può scrivere recensioni così disgustosamente limitative

    • Valerio Caprara

      Limitative? Sì, certo, mi sono contenuto e secondo alcuni spettatori anche troppo. E in ogni caso è vero, non ho vissuto la mia adolescenza in questo modo così confortevole e raffinato…

    • Elsa Simorani

      Bravo Paolo!

    • Giandomenico Piedimonte

      Mi scusi Paolo
      qui non si discute della legge del desiderio , sacrosanta ed inviolabile , qui si discute un film che la rappresenta a mio giudizio in modo manicheo e politicamente corretto in sostanza è un film che mi ha tremendamente annoiato

  • Pingback: Chiamami col tuo nome – Dostoevskij e dintorni()

    • Valerio Caprara

      La leggo subito con piacere. Ma sono certo che lei sia non meno “dotto” del sottoscritto

  • Paola Tarantino

    Una recensione da vera CAPRA.

    • Valerio Caprara

      ahahah. grazie, lei sì che se n’intende (di cinema)

  • ugo malasoma

    Pienamente d’accordo sulla recensione. Anche se non stroncherei il film. Bella la fotografia e la mdp esplora elegantemente i visi e paesaggi. Ma è un film troppo citazionista. E se si vede l’edizione italiana tutti parlano in italiano, il “bellone ” americano che fa bisboccia con i locali giocando a carte è veramente una scena superficiale. Qui non si critica l’iniziazione gay ma tutto il resto, con una famiglia ebrea che accetta e incoraggia il figlio a esserlo, con pistolotto genitoriale che giustifica l’atto perché ricorda i “desiderata” del padre….La ridicola scena della pesca e tutto un modo per dirci “quanto è bello” l’isolazionismo snob degli intellettuali, ovviamente gay: gentili, belli, apertissimi ( siamo nel 1983, suvvia!….) bravi e buoni e soprattutto tanto comprensivi. Che mondo idilliaco, che tiene “fuori” quello volgare di noi poveri “mortali”….

    • Elsa Simorani

      Più che poveri ”mortali” direi poveri bigotti!

      • ugo malasoma

        Francamente non capisco questo tono aggressivo, simpatica Elsa!!!
        Bigotta ci sarà lei e qualche parente annesso. Amo la lirica e da melomane ho moltissimi amici gay che stimo e ammiro. Il film per me è un manifesto programmato e fuori tempo massimo: Estenuante nel suo manierismo estetizzante. Non ho detto che fa schifo ma non lo ritengo all’altezza di: Tre manifesti a Ebbing, Loveless o Corpo e anima.
        Ho fatto peccato per LEI? Me ne dispiaccio ma continuo a pensarla da “mortale”

        • Valerio Caprara

          Ovviamente. E ripeto: ma che razza di nervo scoperto io, lei e molti altri abbiamo osato toccare?

    • Valerio Caprara

      Grazie per le sue appropriate considerazioni. Tenga anche presente che la recensione per un quotidiano deve rispondere a precisi criteri di contenuto e lunghezza. Se dovessi ritornare sul film in un altro contesto (come ho fatto per circa quarant’anni all’università, distaccandomi dall’identità di critico militante) approfondirei senz’altro giovandomi anche del suo giudizio. Molti cordiali saluti

  • Nicolò Martinelli

    “Diversamente inclinato”. Da come parli avrai 70 anni minimo. E poi si vede che del film non hai proprio capito un cazzo. Ah e poi: “vestito all’ultima moda gay”… ovvero cob pantaloni attillati e camica? Sarebbe questa la moda gay? Fatti una cultura valà.

    • Valerio Caprara

      Meno male che ha capito tutto lei, certamente grazie alle sue competenza e cortesia.

  • michelangelo peccati

    Meno male che esiste qualcuno che avuto il coraggio, nell’immenso provincialismo italiano di dire le cose come stanno.
    E’ un film totalmente vuoto che non trasmette nulla. A tratti noiosissimo ed infarcito di dialoghi ridicoli, di scene inutili ed anche fastidiose. Insopportabile la finta rappresentazione della campagna italiana (vatti a vedere 900 di Bertolucci, Guadagnino…); insopportabile il manierismo con cui la famiglia protagonista, viene snaturata per essere “internazionalizzata” (sembra una coppia francese); la tata che ad un certo punto dice “buona hannukkah”quando una vera tata cremasca, giustamente ignorante come una bestia, manco sa che cazzo è l’hannukah..; il quadretto macchiettistico della coppia italiana gesticolante e dai toni sguaiati che parla di Craxi, che sembra rispondere alla visione americana degli italiani; il ridicolo “pistolotto” finale del padre…che è semplicemente surreale; la neve finale, mamma mia..con le foto dei finti stagni gelati…aspettavamo bambi.. Tutto confezionato ad uso e consumo della massa radical chic (ma quella di basso livello culturale).
    Chi non coglie gli evidentissimi limiti del film, è infarcito di politically correct fino alle orecchie. Altro che dare del superficiale al recensore.. parlando di poesia e bellezza

    • Elsa Simorani

      Mio Dio quanta ignoranza! 900 è ambientato in un’altra epoca; la famiglia di Chiamami col tuo nome non è ”internazionalizzata” ma internazionale (padre americano, madre francese, camerieri italiani); una tata che vive con una famiglia di ebrei sa benissimo cosa è l’hannukah trattandosi delle festa più importante per gli ebrei; degli italiani che litigano intorno al tavolo gliene porto quanti ne vuole! La neve finale finta? E’ evidente che lei frequenta solo le squallide periferie di qualche metropoli e non conosce la bellezza poetica di certa campagna italiana..Ma mi faccia il piacere!

      • michelangelo peccati

        Mi dispiace per lei, cara Signora, ma non ha capito proprio nulla. Per quanto mi riguarda, sono stato educato al bello, quello vero, in tutte le sue forme. Si faccia una cultura; quindi legga, veda film veramente importanti, viaggi, si guardi, insomma -almeno- un pò intorno; così acquisirà quel senso critico che le manca e che la aiuterà a riconoscere le stronzate a prima vista e le permetterà di capire che quella (finta rappresentazione) della campagna non ha nulla di poetico. Ah.. il suo accenno finale alle squallide periferie…Si ricordi che se avesse una visione del mondo, un pò più completa, forse anche la periferia di una metropoli, le apparirebbe meno squallida, dato che può essere decisamente curiosa. Auguri.

        • Elsa Simorani

          Senta Peccati, se ad essere un po’ più informato fosse lei, saprebbe che quel padre che parla alla fine del film, rispecchia pienamente la visione dello scrittore Aciman (autore della storia) e di suo padre, entrambi uomini di mondo, e non certo per posizione sociale o economica visto che sono degli ex profughi ebreo-turchi approdati in Occidente perché discriminati sotto il regime egiziano di Nasser. Gente che, al contrario di lei e di Piedimonte, che ritenete irreale quella figura di padre e il suo pensiero, sa bene quanto conti la libertà dell’individuo di autodeterminarsi nelle proprie scelte, anche (o soprattutto) quelle sentimentali e sessuali.

    • Valerio Caprara

      Grazie, mi sembrano considerazioni coerenti e condivisibili. Ma io e lei che razza di nervo scoperto abbiamo osato toccare?

    • Giandomenico Piedimonte

      Pienamente concorde con Michelangelo , un film a tratti noiosissimo, ambientato in una famiglia da mulino bianco tra marmellate e pesche allo sperma . Lo spregio totale per il ” popolo ” con la rappresentazione grottesca degli ospiti italiani invitati a pranzo. Uno squarcio di società Borghese non reale , che non appartiene alla società reale . Catapultiamo il tutto in una normale famiglia italiana dove il Padre tutti i giorni va in fabbrica a lavorare e vediamo quale sarà il pistolotto finale

      • Giuseppina Rastelli

        mi piace molto l’idea del MULINO BIANCO … è vero: i protagonisti sembrano essere molto alter – v – nativi (con la evve) e invece cadono in uno stereotipo da cartolina (pur ben fotografata non dico di no)

    • Francesco Cala

      Concordo in toto con Caprara e il sr Michelangelo Peccati. Il film è urticante, sopravvalutato, autocompiacimento alle stelle. Gli attori sono mediocri (specialmente lo studente americano) e la sceneggiatura non esiste. Mi viene l’orticaria se penso che tale film viene associato a Bertolucci, Bernardo è proprio altra cosa dio lo protegga.

    • Federica S.

      A me il film è piaciuto molto e secondo me è ben fatto, infatti non sono d’accordo nel dargli un giudizio basso. Però devo ammettere che ci sono delle cose (di cui ne hai già fatto riferimento nel tuo commento) che non mi hanno convinto del tutto e se le potevano benissimo evitare, a partire da quella famigliola felice forse un po’ forzatamente internazionalizzata. La scena degli Italiani che urlano a caso devo ammettere che mi ha un po’ imbarazzato (è vero che di gente che si comporta così ce n’è, ma preferirei che come italiani non mi facessero vedere solo loro o domestici ignoranti).

    • Giuseppina Rastelli

      concordo con Peccati, film vuoto e noioso, unica originalità l’amore tra maschi, ma tra poco sarà normalizzato e quindi sparirà il PROIBITO che era l’unica emozione dei protagonisti; gli altri personaggi sono inesistenti (ma una bimba sverginata reagisce così?) . è solo un pacchettino ben confezionato con dentro una paschmina di seta del commercio equo e solidale.

  • Elsa Simorani

    Caro Caprara,
    ho deciso di fare le pulci alla sua recensione che ha tutta l’aria di una di quelle tirate fatte da chi per partito preso ha il gusto di andare controcorrente e di ignorare deliberatamente ciò che un film come “Call me by your name” sta producendo sul pubblico. Se le cose stessero così chiaramente come dice lei, questo sarebbe rimasto un film destinato non ad una nicchia, ma ad una stra-nicchia, ma chissà perché (io lo so, è lei che finge di non saperlo) sta riscuotendo un successo trasversale, e non solo fra le ”signorine trendy” come le chiama lei, ma fra gente di ogni età e orientamento sessuale. La forza di questo film risiede nella rappresentazione della nascita e dell’esplosione sì di un desiderio sessuale, ma soprattutto di un sentimento d’amore. ”Piccolo” dettaglio da cui sta dipendendo lo straordinario fenomeno di immedesimazione da parte di persone di tutte le estrazioni. E’ un film che scatena il ricordo, la nostalgia per ciò che si è vissuto in gioventù e la capacità magistrale di Guadagnino, ancor più che di Aciman (lo scrittore che ha concepito la storia di Elio e Oliver, per chi non lo conoscesse) è stata quella di portare lo spettatore OLTRE la natura omosessuale di questa storia. Il regista ha letteralmente infranto gli schemi della rappresentazione di questo tipo di relazioni, mostrandone l’assoluta normalità di rapporti basati sul desiderio fisico e sull’amore travolgente non meno di quanto avviene in qualunque altro rapporto erotico-sentimentale. E’ questa la sua grande forza, non la ”tensione omoerotica” nella cui descrizione lei intravede l’unico merito del film (salvo poi contraddirsi e definire la rappresentazione dei turbamenti erotici di Elio come una “messinscena vitrea ed esangue”).

    E questa normalità, unitamente al discorso del padre (per nulla surreale per chi come me ha conosciuto, nel giro delle proprie frequentazioni, padri simili al professor Perlman), a fare la forza dirompente di questo film, che merita tutti gli Oscar ai quali è candidato. “Chiamami col tuo nome”, non ha nulla di patinato, manieristico, leccato o fasullo che dir si voglia, essendo una rappresentazione di vere pulsioni e veri sentimenti, come ben sanno tutti coloro che nella loro vita hanno provato uno straccio di attrazione per qualcuno.

    Quanto poi alla scelta di una ambientazione alto-borghese, va detto che innanzitutto rispecchia la scelta dall’autore del libro e inoltre nel 1983 era molto più probabile che una apertura mentale come quella dei Perlman fosse presente in una famiglia colta e cosmopolita piuttosto che in una famiglia media italiana, dove ancora l’omofobia la fa da padrona. A tal proposito non concordo col suo disappunto con il modo di raffigurare la coppia di italiani, a mio avviso molto coerente con una certa tipologia di italiano sempre pronto a parlarsi addosso (le sembrano dissimili certi politici, maschi e femmine, che vediamo quotidianamente in televisione?), ben raffigurati anche nei film di Verdone.

    Quanto poi ai rimandi a Bertolucci e ad altri maestri del cinema, ben vengano dico io! Guadagnino non fa mistero dei suoi punti di riferimento: solo gli artisti umili ammettono di avere dei modelli e sanno bene che ciò che li differenzierà dai propri maestri andrà a costituire la loro cifra personale, cifra che Guadagnino, checché ne dicano i rosiconi, l’ha già trovata.

    Lei dice che “la bellezza, l’arte e il sesso hanno in questo film la funzione neanche troppo camuffata di plusvalore “ideologico”? E no, caro Caprara. La bellezza, l’arte e il sesso in questo film rispondono a quella corrispondenza già enucleata dal filosofo Platone secondo cui nel bello c’è il riflesso del buono, se non addirittura del divino. E un amore vero, sentito, profondo, come quello fra Elio e Oliver, ha sempre qualcosa di sacrale.

    La soprende “il superliberale papà che confessa di essere stato anche lui sul punto di scegliere il vero amore”? Ebbene, lei che è giornalista e uomo di cultura dovrebbe sapere che nell’antichità la bisessualità era un costume diffusissimo, così come forse avrà letto pochi anni fa l’inchiesta condotta dall’Espresso da cui si ricavava la impressionante diffusione dei rapporti omoerotici fra i maschietti nazionali muniti di fidanzata o moglie ufficiale. Segno che nei millenni la natura bisessuale del maschio mediterraneo non è mai cambiata, ma è solo stata oscurata dalla pecetta del moralismo bigotto di matrice cattolica che l’ha costretta a nescondersi nei recessi della trasgressione. Non a caso anche Oliver alla fine si sposa…evidente segno di quanto il bigottismo sociale finisca quasi sempre con averla vinta. Ma finché la storia fra i due ragazzi è durata, ha goduto di piena libertà, sia pure all’interno di quella bolla aristo-dem come lei l’ha sprezzantemente definita. E come avrebbe potuto fare diversamente, visto che fuori da quella ”bolla” poco è cambiato fino ad oggi quanto ad ottusità. I suicidi di adolescenti omosessuali, grazie alla visione omofobica del contesto in cui viviamo, sono ancora all’ordine del giorno, a dispetto di un presunto sdoganamento dell’omosessualità, più dichiarato che reale. E a dimostrarlo ci sono due fatti eclatanti: il mostruoso ritardo nella distribuzione italiana del film (1 anno!) e la maldestra campagna della Sony volta a presentare questo film come una storia fra Elio e Marzia, soggetti entrambi dell’immagine promozionale circolata sui social. Quanta ipocrisia! Il film di Guadagnino mostra al contrario il migliore dei mondi possibili per un giovane omosessuale, quello del rispetto e dell’accettazione. Ecco perché questo film è così amato, soprattutto dai giovani. Non c’è conflitto, salvo una iniziale remora interiore dei due personaggi, indotta in essi dal mondo esterno con le sue convenzioni che però, per fortuna, nello svolgersi della storia, rimane ben alla larga dai due ragazzi.

    Un’ultima riflessione sulla sua affermazione conclusiva: “Elio cresciuto e ormai vestito all’ultima moda gay chissà se riusciranno a stornare un pensierino assai maligno: se si fosse trattato di una ragazzina che seduce un fusto trentenne (l’età dell’attore al tempo delle riprese) si sarebbe scatenato il finimondo.” Ebbene, innanzitutto il vestito di Elio nelle ultime scene rispecchia pienamente la moda diffusa fra i ragazzi in quel periodo, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Quanto invece alla presunta ipocrisia in merito alla differenza di età fra i due, vorrei farle notare che anzi di solito accade il contrario di quello che lei dice, e cioè quando in scena c’è un rapporto eterosessuale si tende a badare poco alla differenza di età, mentre se la cosa accade fra due maschi si invoca subito lo spettro della pedofilia, come del resto – proprio in merito a questo film – ha fatto l’attore americano James Woods che su Twitter si è scandalizzato per la differenza di età fra i due protagonisti, dimenticando – come gli ha saggiamente ricordato Armie Hammer – che quando lui aveva 60 anni si è messo con una ragazzina di 19. E pertanto lo ha invitato a tacere.

    Quindi Caprara, si rilassi e si goda l’Oscar a Guadagnino per il miglior film e a Chalamet per il miglior attore protaginista. Perchè è così che andrà…
    Cordialmente,
    Elsa

    • Valerio Caprara

      In tutta sincerità credo che a rilassarsi debba essere più lei. Per quanto mi riguarda, per esempio, non condivido una virgola del suo scritto (che a tratti, le confesso, mi fa un po’ paura per il suo ideologismo fanatico), ma ne accetto tranquillamente l’argomentazione, la passione e… il libero arbitrio.

  • Elsa Simorani

    Che fine ha fatto il mio primo commento? Caprara siamo alla censura?

    • Valerio Caprara

      Temo che lei parli un tantino a vanvera. Succede

    • Giuseppe Cozzolino

      Gentile Elsa, sempre se quello è il suo nome, i suoi attegiamenti da troll sono francamente intollerabili. Noi non abbiamo cancellato alcunchè (a questo punto potrebbe essere stata persino lei, per montare la polemica). Nei limiti del possibile tendiamo a lasciare tutti i commenti purchè non tocchino la maleducazione e la provocazione da stadio. Ma credo che nel suo caso questi limiti siano stati ampiamente superati. A questo punto la banniamo. Così avrà qualcosa di cui lamentarsi per davvero. Adios ( o forse alla prossima con una sua nuova identità)…

      • Elsa Simorani

        Io non ho cancellato un bel niente…semplicemente non visualizzo più il mio primo commento, civilissimo e più che argomentato. Permette che mi sia venuto un legittimo sospetto di censura? Se questo significa comportarsi da troll, faccia lei….che fra l’altro non ha neppure spiegato a che titolo è intervenuto in risposta al mio commento rivolto all’autore della recensione.

        • Francesco Cala

          Elsa si calmi, beva una camomillina e se ne faccia una ragione. Il film è aberrante!

          • Elsa Simorani

            Cavolo, Cala, che parolona…! Tanto a far da contraltare alla vostra opinione c’è quella della critica internazionale e del pubblico di tutto il mondo che ha fatto proprio il film, la storia che racconta, i personaggi, la musica, i luoghi…mentre voi state lì ad arricciare il naso di fronte alla rappresentazione dei sentimenti nella loro semplicità senza gli intellettualismi che tanto vi eccitano. Caprara nel suo intervento su Rai1, subito dopo l’uscita del film, ha parlato di noia e di sbadigli: peccato per lui che in tantissimi cinema siano scattati gli applausi sui titoli di coda e che pressoché ovunque si sia registrato il tutto esaurito. Soprattutto i giovani stanno amando questo film perché hanno ancora quell’autenticità e quell’immediatezza di percezione che voi avete perso.

          • Valerio Caprara

            Ma guardi, si tratta di opinioni e non di bagarre da trivio. Io, tra l’altro, contesto quando ne sono profondamente convinto i film che godono di forti crediti di pubblico e di critica e non certo quelli… derelitti.

          • Giuseppe Cozzolino

            Ma lei in realtà è la sorella (fratello) di Guadagnino? 😀

        • Giuseppe Cozzolino

          Non le dobbiamo spiegazioni. Lei piuttosto ci metta la sua faccia e la sua vera identità.

  • Rickname 52

    CAPRA! CAPRA! CAPRA…RA!

    • Valerio Caprara

      pensiero profondo

    • Giuseppe Cozzolino

      Idio… Idio… Idiota!

  • Gatto Nole

    Caprara, quando tutti vanno contromano in austostrada, conviene fermarsi e domandarsi qualcosa.
    Ma non mi sembra sufficientemente intelligente da capire cosa non va…

    Le dò un indizio: invidia per il talento che no ha.

    • Valerio Caprara

      La ringrazio per il garbo e la gratuita diagnosi psicologica.

  • lu75

    Forse ha visto un altro film: “Come pistolotto finale non manca il superliberale papà che, confessando di essere stato anche lui sul punto di scegliere il vero amore, suggerisce al figlio di concedersi con il partente Oliver una bella vacanza prima che l’estate finisca“. Il padre non è superliberale, ha scelto una donna invece che un uomo, esattamente come ha fatto Oliver.
    Elio parla con il padre una volta rientrato da Bergamo, non prima di andare a Bergamo.
    In un’altra stroncatura del film ho letto inesattezze di questo genere. Ma tant’è.

    • Valerio Caprara

      Sì, tant’è. Anche perché l’inesattezza, certo riprovevole, non cambia il giudizio sul pacchiano ideologismo del film (cfr. antologia delle “guadagninate” in questo stesso sito)

  • Silmarille

    Un film che ha, come unico pregio, quello di aver avuto il contributo di Ivory alla scenografia. Il resto è il nulla … richiami pretestuosi alla filosofia greca appiccicati come patacche con lo scopo di offrire spunti radicalscic ad una storia banale, ma che non trovano mai un logico e minimo approfondimento. Spunti filosofici pretestuosi trattati con estrema superficialità, a parte il dialogo finale del padre, che offre un minimo di riscatto ad una sceneggiatura noiosa e scontata.

    • Valerio Caprara

      Inoppugnabile. Cordialmente

    • Andrea Cortesi

      Il contributo di Ivory è alla sceneggiatura…per cui ha vinto l’oscar….non alla scenografia…

      • Silmarille

        Vero, mi spiace e sinceramente non ci posso ancora credere!

  • Luca Curatoli

    Visto oggi nell’ultima sala disponibile nella capitale. Fresco di visione e con la critica già impegnata nell’avanti un altro film, posso dare serenamente la mia impressione da spettatore: un’opera che sconta cliché magari anche ideologici e topos letterari; calato in un’aria urbana e in una famiglia come tante (come quella di Lady Bird) forse sarebbe risultato ancora più bello e nudo, ma è di questo film che voglio rendere conto.

    Se la giovinezza, il desiderio e la sua realizzazione fin dentro mondi già belli (anche brutti) che fatti non sono stati del tutto colonizzati dai luoghi comuni, allora il film parla di sentimenti e si rivolge a quelli mai detti di ognuno di noi.

    Da spettatore mi sono innamorato anch’io del “minorenne”!

    • Valerio Caprara

      Se lo dice lei… Del tutto legittimo, però a me e moltissimi altri ha fatto un effetto diametralmente opposto.

  • Andrea Cortesi

    Recensione imbarazzante…il resto del mondo ( basta leggere i commenti su you tube in tutte le lingue) ne fa un film che emotivamente ha colpito gli spettatori come pochi nella storia del cinema.

    • Valerio Caprara

      Addirittura. Così è se vi pare

  • Cervelloinfoga

    Interessante quasi maniacale ricostruzione di quell’epoca, fortunatamente senza cedere a clichè, inclusa la sensazione di noia degli interminabili canicolari pomeriggi estivi nella provincia. Purtroppo la sensazione di noia ha preso il sopravvento ed ho chiuso dopo mezz’ora… Insensibilità mia eh,sia chiaro…
    Ah, dimenticavo…sparate pure sul proiezionista quando sentite Elio nominare, a proposito di una bicicletta, un certo “Anchise”….
    Anchise, capite!!

    • Valerio Caprara

      Forse siamo entrambi insensibili, allora… Ciao, grazie e un pensiero commosso ad Anchise…

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