Recensioni

Pubblicato il 18 settembre 2019 | da Valerio Caprara

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C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta a… Hollywood Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: 1969 a Hollywood, l'attore in declino Rick e la sua controfigura tuttofare Cliff sono alle prese con la crisi del vecchio assetto industriale e l'affermazione delle tematiche scaturite dalle utopie, le mitologie e le emozioni delle nuove generazioni. Intanto la breve stagione del peace&love è già appassita e la subcultura hippie sta per trovare la sua nemesi nelle sinistre scorribande di Manson e della sua "Famiglia" di sbandate e sessodipendenti adepte col cervello mangiato dalle droghe.

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Ma come il duro, sanguinolento Tarantino rievoca, riflette, s’intenerisce, rimpiange? Si consiglia di attendere prima di dare per certa la trasformazione dell’estremista per antonomasia della cinefilia postmoderna in un menestrello dell’hollywoodiano tempo perduto. Certo, lungo la fluviale, centellinata, stratificata durata di “C’era una volta a… Hollywood” lo stakanovista della citazione creativa sembra bloccato da imprevedibili folate di nostalgia, imbrigliato dal bisogno di raccogliere i brandelli dispersi di un’epocale transizione tra febbraio e giugno del 1969, quello in cui la mecca del cinema viene attraversata da sconvolgenti soprassalti di libertà e paura (come recita non a caso il sottotitolo italiano di “Easy Rider”). Un gioco di rimandi sofisticatissimo, un puzzle maniacale di film, telefilm, costumi, oggetti, magazine, automobili, arredi, design privati e pubblici, toponomastiche losangelesi e soprattutto una colonna sonora gremita di classici –Rolling Stones, Bob Seger, Neil Diamond ecc.- rigorosamente scelti tra quelli usciti in quella fatidica bolla temporale. Ma quando arriva al termine un periplo così denso, complesso, aperto a vari gradi di lettura, Tarantino esce dal cono d’ombra in cui s’era autorelegato e si esibisce in uno showdown da par suo, un ribaltamento immaginario della cronaca che a molti ricorderà addirittura quello operato da Bellocchio in “Buongiorno, notte”.

Nel regno del mix inestricabile di memoir e antropologia fantastica in cui ogni materiale si trasforma all’istante in repertorio pop, il trio supercool un po’ da Don Chisciotte e Sancho Panza dei protagonisti, l’attore di western in declino Rick (DiCaprio ancora una volta eccellente) e la sua controfigura Cliff (Pitt supermacho, bello e dannato come McQueen anch’esso in scena ma in seconda fila) con l’aggiunta dell’emergente star Sharon Tate (Robbie deliziosamente fashion) si dibattono in controtendenza ai tormenti industriali e artistici della fabbrica dei sogni che paradossalmente stanno, però, aprendo la strada alla trionfale rinascita sotto il segno dei maestri alternativi alla Altman, Penn, Peckinpah del cinema Usa.

Grandissimo come sempre nel proporre i suoi trompe-l’oeil a orologeria –basti pensare alla sequenza in cui guardiamo la Robbie che interpreta la Tate intenta a guardare in sala quello che sarà l’ultimo film interpretato dalla vera Sharon- Tarantino tocca il vertice della sua nona sinfonia nella discesa di Cliff agli inferi dello Spahn Ranch, a pochi metri da dove Antonioni girerà “Zabriskie Point” in cui s’annida la tenebrosa, paranoica comunità sessodipendente del guru Satana Manson, genialmente mostrato solo di sfuggita mentre effettua una sorta di sopralluogo nella villa affittata da Polanski a Cielo Drive. In pochi tratti chiaramente profetici del noto (autentico) massacro operato dalla setta e ovviamente già tramandato da documentari, film e libri importanti -tra cui, imperdibile, “La Famiglia” di Ed Sanders, ediz. Feltrinelli- il regista decide, infatti, d’inoculare un’ultima dose di veleno in forma d’antidoto revisionista facendo risuonare l’eco narcolettica, paranoica e pour causelisergica della deriva che vide frantumarsi nel panico le effimere utopie della subcultura hippie. Se qualche digressione di troppo risulta sconcertante, resta insuperabile il talento con cui Tarantino ci fa credere che la storia e la cronaca possano essere ingannate per davvero dalla lingua fantasmatica del cinema.

 

C’ERA UNA VOLTA A… HOLLYWOOD

DRAMMATICO, USA 2019

Regia di Quentin Tarantino. Con: Brad Pitt, Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, Al Pacino, Emile Hirsch

 

 

 

 

 

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  • Giovanna Mastronardi

    Tra le innumerevoli citazioni, per le quali mi sono divertita come se partecipassi ad una caccia al tesoro, chiedo è possibile che parlando della ragazza rossa si sia riferito alla bambola assassina?

    • Valerio Caprara

      può essere… ma è impossibile stare alla pari con QT sul piano delle cine-citazioni

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