Recensioni

Pubblicato il 12 novembre 2017 | da Valerio Caprara

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Borg/McEnroe

Borg/McEnroe Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: La memorabile finale del torneo di Wimbledon Borg vs. McEnroe da cui partono i flashback di una delle più celebri rivalità sportive dei nostri tempi.

2.8


Film sportivo adatto anche agli spettatori non particolarmente attratti dal pathos dell’agonismo e quindi non a caso premiato da quelli accorsi in massa alla recente Festa del Cinema romana, “Borg/McEnroe” è un buon esempio di prodotto medio, solido, preciso nei riferimenti cronachistici e vivido nel ritmo, le ambientazioni, le recitazioni e i picchi di tensione. Sullo schermo, infatti, “Ice Borg” e “SuperBrat” non si limitano a riprodurre lo stile di gioco e i record conquistati dei due tennisti che alimentarono una feroce rivalità nell’empireo del tennis mondiale, ma si trasformano in modelli di personalità che, fatte le debite proporzioni, potremmo riconoscere persino nei più anonimi degli esseri umani. Ci troviamo di fronte, insomma, a una delle classiche chiavi drammaturgiche attivate dal cinema d’intrattenimento all’hollywoodiana, ossia la contrapposizione di formazioni esistenziali, tipologie caratteriali e comportamenti societari di eroi popolari destinati, alla fine, inevitabilmente a sovrapporsi l’uno all’altro in gloria dei sentimenti universali.

Il regista danese Metz, non aspirando ai musei della settima arte, riesce in qualche modo a omaggiarla aggiornando l’epica del duello western sulla falsariga di un’epigrafe dettata nelle sue memorie da un altro mito tennistico come Agassi: “Ogni match rappresenta una vita in miniatura”. Si parte dal leggendario scontro svoltosi sull’erba di Wimbledon nell’estate del 1980, quattro ore all’ultimo sangue che vedono trionfare lo svedese ma consegnano alla storia anche l’americano, per poi ritrovarsi in un thriller psicologico costruito a partire dall’infanzia e l’adolescenza dei due futuri campioni interpretati alla grande da Gudnason e LaBeouf: il primo (11 grandi slam vinti in carriera) taciturno e tormentato, una macchina da guerra impassibile e anaffettiva, in seguito devastato da droga e depressione; il secondo più giovane di tre anni (sette slam nel palmarés), isterico, scurrile, un punk seguace dei Ramones consegnato a un’irregolarità genialoide ed estemporanea. Se c’è un po’ di convenzionalità nella qualità stilistica –forse un pizzico di più di quella riscontrata nell’affine “Rush” di Ron Howard che raccontava la rivalità tra i piloti di Formula 1 Hunt e Lauda- alla fine è pienamente riscattata dal modo di inquadrare le partite, il fraseggio dei rumori prodotti dalla pallina e la capacità di fare trattenere il fiato in sala come se si trattasse del perimetro di un campo.

BORG/MCENROE

Regia: Janus Metz

Con: Sverrir Gudnason,Shia LaBeouf, Stellan Skarsgard

Genere: biografico-sportivo. Svezia/Danimarca 2017Borg/McEnroe

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