Recensioni

Pubblicato il 12 gennaio 2019 | da Valerio Caprara

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Benvenuti a Marwen

Benvenuti a Marwen Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Un timido illustratore picchiato a sangue da teppisti omofobi si riprende a stento e per fronteggiare in qualche modo la depressione e l'invalidità procurategli dal trauma costruisce un villaggio in miniatura nel suo giardino. Nell'immaginario Marwen popolato da pupazzi di plastica potrà mettere, così, in scena le avventure dell'eroico alter ego Capitano Hogie nemico dei nazisti e protetto da un manipolo di guerriere sexy.

2.5


Il pubblico disilluso ha innervosito anche la critica facendo in modo che spesso un film sia classificato unicamente come una schifezza o un capolavoro. Eppure come è ovvio continuano a esistere titoli di valore non del tutto riusciti, come dimostra proprio “Benvenuti a Marwen” che da una parte conferma il primato di Zemeckis nel sapere mettere in stretta connessione il mondo della realtà con quello dell’immateriale o del fantastico, dall’altra non arriva a cogliere tutte le potenzialità del soggetto. Era chiaro, in ogni caso, che il sessantaseienne autore di “Ritorno al futuro” e “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” fosse il più indicato a trasporre sullo schermo la vera storia (riepilogata nel 2010 dal documentario “Marwencol”) dell’illustratore Mark Hogankamp che a trentotto anni fu pestato a sangue da un gruppetto di teppisti omofobi a Kingston, stato di New York. Dopo essere caduto in coma ed essere sottoposto a mesi di difficili cure si riprese senza peraltro recuperare facoltà cerebrali importanti, ma per reagire al devastante trauma costruì nel suo giardino Marwen, un villaggio in miniatura “ambientato” nel Belgio occupato dall’esercito tedesco nel corso della seconda guerra mondiale dotandolo di una serie di pupazzi/personaggi di 28 cm. in scala 1:6 che poi animava e fotografava con accanita precisione e verosimiglianza. Zemeckis affronta da par suo l’impresa, prima di tutto tecnologica, di dare vita ai drammatici avvenimenti partoriti dall’immaginazione dell’artista grazie al sofisticato incastro di motion capture, digitale e passo uno che rende a loro modo spettacolari i vari episodi in cui l’alter ego capitano Hogie si batte contro i crudelissimi nazisti e ogni volta che sta per soccombere viene salvato in extremis da una pattuglia di sexy guerriere simil-Barbie ricalcate sulle donne che hanno avuto un ascendente sulla sua disturbata personalità.

L’impasto di commedia e tragedia a tratti funziona, specie quando il film riesce a fluidificare il passaggio insieme spaziale e psicologico dal lato dimesso e depresso della vita quotidiana di Hogankamp a quello visionario, feticistico e in parte terapeutico tramandato dalle foto dei diorami che scatta continuamente con la sua malandata Pentax e sono ormai esposti in prestigiose mostre e collezioni. La forma e il ritmo di questo tourbillon tra universi paralleli con accluso apologo di riscatto dall’intolleranza non riesce, però, a stringersi nella compattezza di uno sviluppo drammaturgico davvero incalzante e noir a causa di rallentamenti, ripetizioni e intoppi che si possono in parte imputare alla sovraesposizione del protagonista Carell, decisamente inferiore al carismatico Hanks di “Forrest Gump” a cui il film finisce vagamente per alludere.

BENVENUTI A MARWEN

BIOGRAFICO/FANTASY, USA 2018    ***

Regia di Robert Zemeckis. Con: Steve Carell, Leslie Mann, Merritt Wever, Eiza Gonzàlez

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