Recensioni

Pubblicato il 3 dicembre 2017 | da Valerio Caprara

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Assassinio sull’Orient Express

Assassinio sull’Orient Express Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Nel corso di un viaggio sul mitico Orient Express l'ineffabile ispettore Hercule Poirot risolve un inspiegabile caso d'assassinio.

2.8


Non sappiamo se può bastare per renderlo appetibile attribuire a un film la qualifica di classico. Si tratta in ogni caso del primo compito che tocca al recensore di “Assassinio sull’Orient Express”, il film che Kenneth Branagh ha tratto da uno dei gialli di Agatha Christie, maestra indiscussa del fortunato sottogenere della detection all’inglese: costeggiando senza complessi la versione allestita nel 1974 da Sidney Lumet e caratterizzata da un cast stellare (la Bergman vinse addirittura l’Oscar per la migliore attrice non protagonista), il poliedrico nordirlandese si concede un’incursione nel doppio ruolo di regista e protagonista nel ciclo dedicato al detective Hercule Poirot che punta le sue carte proprio sul dichiarato gusto démodé. Niente sesso & violenza, nessun supereroe, pochi ed essenziali effetti speciali in digitale: chi s’accontenta potrà usufruire “soltanto” di un treno dotato di un lusso d’altri tempi, della scoperta del cadavere dell’ambiguo Ratchett (Depp) nella sua cabina e dei dodici viaggiatori superstiti passati al vaglio dal detective a cui la slavina che ha bloccato il treno tra le montagne offre la chance di effettuare in tutta calma astute osservazioni e interrogatori stringenti.

Tra gli spettatori, ovviamente, saranno avvantaggiati quelli che non conoscono o non ricordano l’intreccio governato alla sua maniera dall’ineffabile belga –erede letterario di Sherlock Holmes- ma a Branagh interessa soprattutto che risulti fluido e rilassante il meccanismo che via via scioglie gli indizi a colpi di consumata abilità analitica e/o intuitiva. Anche in questa replica d’autore le libertà prese rispetto al traliccio originario che già costituisce una sceneggiatura bell’e pronta non sono molte e rilevanti: il prologo ambientato a Gerusalemme in cui più dell’infallibilità di Poirot, si evidenziano la sua inedita prestanza e i vezzi un po’ caricaturali del suo look; qualche sequenza d’azione che spezza la teatralità dell’insieme; l’immancabile obbligo del politicamente corretto assolto con l’inedita presenza di un personaggio nero; le musiche adeguatamente caricate e le riflessioni a margine sui concetti di morale e di giustizia ragionevolmente aggiornate rispetto a quelle di un libro uscito, non dimentichiamolo, nel remoto 1934. Le prestazioni della Dench, della Pfeiffer e di Dafoe, tra le tante, sono quelle che prevalgono sul concertato di marpioni in libera uscita dai rispettivi passaporti artistici; peccato, però, che alla fine del confortevole pacchetto facciano capolino un retrogusto artificioso e un sentore consumistico che raramente hanno avvilito gli eterni bestseller dell’ineffabile scrittrice very british.

ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS

Regia: Kenneth Branagh

Con: Kenneth Branagh, Johnny Depp, Derek Jacobi, Josh Gad

Genere: giallo. Usa 2017

 

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