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Pubblicato il 25 settembre 2017 | da Giuseppe Cozzolino

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Speciale Homevideo: “Buone Notizie”

 

BUONE NOTIZIE

A cura di Andrea Coco

Il testamento artistico e spirituale del regista Elio Petri.

Buone notizie, si ma quali? Forse che la disgrazia riguarda un’altra persona, che può vivere a pochi metri da noi oppure in un altro continente, ma in entrambi i casi la distanza non è importante. Perché quando la notizia viene passata in televisione, si smaterializza, diventa lontana, irreale. E per questo motivo non bisogna meravigliarsi se l’ultima opera cinematografica di Elio Petri non fu capita dalla critica e dal pubblico. Rappresentava una società medializzata dove tutto diventa incorporeo e simulato: gli uomini come gli animali, gli oggetti come i sentimenti.
A cominciare proprio dal protagonista (Giancarlo Giannini), un grigio funzionario televisivo senza nome. Distaccato, chiuso in una stanza piena di televisori che trasmettono solo brutte notizie, sa di non piacere alla donne perché lui stesso non si piace. Vive un rapporto inesistente con la giovane moglie Fedora (Angela Molina), che lo ricambia ignorandolo, e non ha rapporti di amicizia con nessuno. Legge un libro, sempre lo stesso, senza avanzare mai di una sola pagina. La solitudine dell’uomo moderno insomma.
Questo splendido isolamento viene messo in crisi dalla richiesta di aiuto di un vecchio amico ebreo, Gualtiero Milano (Paolo Bonacelli). Questi è convinto – anzi ossessionato – che qualcuno lo voglia uccidere, tanto da girare armato. La richiesta lo destabilizza non solo perché non si vedono da vent’anni e la storia gli pare assurda, ma soprattutto perché, secondo lui, loro non sono mai stati amici. Tuttavia Ada (Aurore Clément), la moglie di Gualtiero, riesce a coinvolgerlo nell’impresa di far ricoverare il coniuge in una elegante clinica per malati mentali, dove verrà trovato morto, ucciso a colpi di pistola. E per un contrappasso paradossale il protagonista principale del film affermerà di essergli amico solo quando dovrà chiedere al commissario il permesso per entrare nella stanza dove si trova il corpo di Gualtiero. Difficoltà analoga a quella riscontrata con la bella ma algida Ada, con la quale avrà un breve rapporto adulterino, naufragato proprio per la mancanza di empatia.
E l’unico sprazzo di umanità il protagonista lo avrà quando dovrà decidere se aprire o meno la lettera che Gualtiero gli ha fatto recapitare, seduto su una panchina dei giardini dell’EUR (la sede della televisione sarebbe il palazzo della Confindustria di Roma, quartiere giù utilizzato da Petri nel film “La decima vittima”) . Una scelta che lo metterà in crisi (sulla busta c’è scritto “Da non aprire”): rispettare o meno le ultime volontà del defunto? E cosa mai avrà voluto dirgli di così importante?

Un lungometraggio drammaticamente attuale, che viene finalmente riproposto da Mustang Entertainment e distribuito da CG Entertainment in una edizione DVD, arricchita da due contenuti extra: “Elio Petri, un ricordo”, l’intervista a Ennio Morricone che racconta come è iniziata la prolifica collaborazione con il regista e “Da non aprire”, tre interviste a Giancarlo Giannini, Paola Petri e Paolo Bonacelli, sulla genesi, sul significato e sulla fortuna del film. Un’opera che varrebbe la pena di proiettare in un istituto superiore per sentire cosa ne pensano i ragazzi di oggi, la “generazione connessa”.

BUONE NOTIZIE
Regia: Elio Petri
Musiche: Ennio Morricone
Con: Giancarlo Giannini, Angela Molina, Paolo Bonacelli, Aurore Clément, Ombretta Colli, Franco Javarone, Ninetto Davoli, Filippo De Gara, Ritza Brown
Drammatico, Italia 1979 – CG Entertainment

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  • Andrea Coco

    Un particolare che colpisce è la presenza della spazzatura. E’ praticamente ovunque (come purtroppo accade oggi a Roma, una previsione?) un segno metafisico ma non solo del degrado della nostra società. Come la voce femminile che si sente nei titoli di coda del film, una richiesta di aiuto contro un potenziale aggressore, ma anche una richiesta di aiuto rivolta allo spettatore contro un mondo sempre più ostile, disumano. Homo hominis lupus.

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