Recensioni

Pubblicato il 15 giugno 2018 | da Valerio Caprara

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A Quiet Passion

A Quiet Passion Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: La breve e tormentata esistenza della poetessa statunitense Emily Elizabeth Dickinson, autoreclusasi nella sua sontuosa magione per sfuggire ai fantasmi interiori, ma anche all'ambiente puritano e bigotto del New England di metà Ottocento

2.5


Suscita reazioni contrastanti “A Quiet Passion”, il film scritto e diretto dal settantatreenne regista inglese Terence Davies assurto a forte notorietà cinéfila nell’88 e il ’92 grazie ai dolenti mosaici memoriali di “Voci lontane… sempre presenti” e “Il lungo giorno finisce”. Il suo ritorno, infatti, propone a un pubblico consapevole il biopic nello stesso tempo rigoroso e manieristico, raffinato e compassato di una delle poetesse più ammirate di sempre, l’americana Emily Dickinson vissuta o meglio non-vissuta nel New England puritano e morta ad appena 55 anni nel 1886. Le soluzioni con cui Davies costruisce l’impalcatura della messinscena sono coerentemente improntate al tentativo di adeguare l’inevitabile iperrealismo della fiction a una figura estremamente complessa, all’inafferrabilità dei suoi occulti slanci poetici, all’impenetrabilità di una psicologia tanto esulcerata dalla fiera intransigenza contro la morale puritana e bigotta quanto toccata dalla grazia di uno spirito libero, aperto e gentile. Non si può non ammirare, in questo senso, il coraggio con cui la regia si consegna quasi sempre alle soffocanti penombre dell’imponente magione di Amherst nel Massachusetts dove la protagonista finirà col recludersi, cadenzando il ritmo della visione sul contrappunto incrociato dei dialoghi con i versi poetici recitati fuori campo e limitandosi a suggerire il trascorrere del tempo grazie alle piccole o grandi trasformazioni fisiche subite dai personaggi talvolta messi in posa come davanti alla cinepresa di un documentario letterario.

Una volta riconosciuto che risultano all’altezza del non facile compito sia Emma Bell che interpreta Emily da ragazza, sia, soprattutto, Cynthia Nixon ex Miranda di “Sex and the City” che l’interpreta da adulta, risaltano, però, anche gli aspetti negativi. In concreto l’austerità dello stile, al massimo disposto a concedersi romantiche citazioni dei quadri di Friedrich, confligge con la convenzionalità della narrazione che, alla maniera delle oscillazioni di un orologio a pendolo, ricomincia ogni volta daccapo con la serie delle carrellate sui tè serviti in salotto, i fogli riempiti alla scrivania, le passeggiate in giardino ecc. Tutta la seconda parte consiste nello scivolamento monotono e senza sorprese verso la morte e alla fine il sin troppo devoto Davies arriva ad abbinare i versi più funebri dell’artista alle prolungate e francamente disturbanti scene della sua penosa agonia. Ci si può dolere, inoltre, per come a poco a poco sbiadisca l’intenzione chiave di dare corpo alla lotta interiore di Emily tra gli atteggiamenti anticonformisti e ribelli (persino inclini agli scatti dell’ironia) e la vocazione monacale e per come tali ermetici quiz esistenziali non servano, in fondo, a nient’altro che a tramandare una serie di cliché sulla condanna all’infelicità dell’artista e la condizione femminile dell’epoca.

A QUIET PASSION

Regia di Terence Davies.

Con Cynthia Nixon, Rose Williams, Keith Carradine, Emma Bell

Biografico, GRAN BRETAGNA/BELGIO 2016

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