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Pubblicato il 21 ottobre 2019 | da Giuseppe Cozzolino

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HANNA

Un thriller, a metà strada tra una fiaba e un incubo, ben interpretato da una giovane e talentuosa Saoirse Ronan

(a cura di Andrea Coco)

Finlandia settentrionale, vicino al Circolo Polare Artico. Hanna Heller (Saoirse Ronan) è una ragazza di 16 anni che vive con il padre, Erik Heller (Eric Bana), in un’abitazione seminascosta nella foresta. La sua esistenza è quanto di naturale possa esistere. Per alimentarsi e vestirsi esce a caccia e, con arco e frecce, uccide renne e altri animali dai quali trae carne per nutrirsi e pelli per vestirsi.
Nonostante l’isolamento pressoché totale, il genitore cura la sua istruzione, seppure in modo nozionistico e meccanico, tanto che Hanna del mondo in realtà non conosce nulla di concreto e, conducendo una vita spartana, neppure sa nulla degli “agi della modernità”. Un isolamento voluto perché Erik, un ex agente della CIA, vuole proteggerla da persone che intendono catturarla o ucciderla, poiché lei fa parte di un progetto speciale dell’Agenzia, e al tempo stesso vuole prepararla a vivere da sola nella cosiddetta società civile. Ecco perché la ragazza parla molte lingue, pratica le arti marziali, sa usare armi bianche e da fuoco.

Ma l’adolescenza è un’età inquieta e Hanna manifesta al genitore il desiderio di vedere il mondo e lui l’asseconda, avvertendola però che l’unico modo possibile è proprio quello di farsi trovare dalla CIA e, in particolare, da Marissa Wiegler (Cate Blanchett), un’agente con un passato torbido, decisa a catturare lei e a uccidere lui. Ma, se tutto andrà bene, si riuniranno a Berlino.
Hanna accetta di correre il rischio, attiva il contatto radio, venendo così catturata e portata in un base segreta, dalla quale, grazie alla sua conoscenza delle arti marziali, riesce a fuggire. Inizia così, tra Hanna e Marissa, un lungo inseguimento che porterà l’inquieta adolescente in Marocco, Spagna e, infine, in Germania, a Berlino.
Un viaggio esperienziale che non compirà da sola, ma avverrà in parte assieme a una famiglia politicamente corretta dotata di camper: Sebastian (Jason Flemyng), Rachel (Olivia Williams) e i due figli, più disadattati dei genitori, Sophie (Jessica Barden) e Miles (Aldo Maland).
Ma sulle sue tracce Marissa ha lanciato un personaggio tanto spietato quanto sadico, Isaacs (Tom Hollander), il quale elimina tutte le persone che sono entrate in contatto con Hanna, lasciando dietro di sé una lunga striscia rosso sangue.
E proprio il colore rosso è uno degli elementi che fanno da trait d’union nel corso del lungometraggio. Rosso è il sangue della renna uccisa da Hanna (Ti ho mancato il cuore, dirà lei), rosso è il sangue versato dalle numerose persone che hanno avuto a che fare con la ragazza, uccise da armi, frecce, o versato involontariamente per altri motivi, ma sempre riconducibile alla protagonista.
Dopotutto lo stesso film è un’opera ad altro contenuto simbolico. Il trailer stesso lo presenta come una fiaba, una storia di formazione: una ragazza che esce dalla casa paterna per affrontare i pericoli della vita per diventare adulta. Della favola abbiamo tutti i protagonisti e i luoghi principali: la casa avita, la fanciulla (Hanna), un oggetto fatato (l’apparecchio radio), la strega (Marissa), il lupo cattivo (Isaacs) e il bosco o meglio la giungla urbana.
L’aspetto favolistico è dopotutto presente nell’opera stessa: il libro, che lei conserva fin da quando era bambina, contiene le favole dei Fratelli Grimm e il luogo d’incontro dove rivedrà il padre a Berlino è una casa fatata. Ad accoglierla troverà poi Knepfler (Martin Wuttke), un prestigiatore amico di Erik, che vive in un Luna Park abbandonato (Berliner Spreepark).
Ma il viaggio iniziatico della giovane Hanna è quando di più infelice e sinistro possa esserci.
La nostra Cappuccetto Rosso non incontra sulla sua strada né la nonna, piena di affetti per la sua amata nipote, né il cacciatore, pronto a salvarle entrambe dal lupo cattivo, ma tanti personaggi negativi incapaci di farle apprezzare la società contemporanea. Le sue conoscenze nozionistiche non solo sono insufficienti a conoscere le diavolerie moderne, ma anche a stabilire un contatto sereno con il prossimo, ammesso che il “prossimo” sia in grado di insegnarle qualcosa di positivo, sentimenti e affetti autentici.
Insomma Hanna è più di un thriller, è piuttosto un’opera a metà strada tra una fiaba e un incubo, dove una giovane e talentuosa Saoirse Ronan, all’epoca sedicenne, interpreta una ragazza molto speciale, un bel po’ fuori di testa, tanto da ottenere dall’Irish Film & Television Academy il premio come miglior attrice in un film, il più importante riconoscimento in campo cinematografico e televisivo dedicato alle produzioni irlandesi.
E vincere due premi per la colonna sonora composta dai Chemical Brothers, uno da parte de Los Angeles Film Critics Association (LAFCA), un’associazione di critici cinematografici, e l’altro da parte dell’’Alliance of Women Film Journalists (AWFJ) è un’organizzazione no-profit statunitense, costituita con l’obiettivo di riconoscere i meriti delle opere fatte da o riguardanti le donne.
Premi meritanti per un film, che, è bene ricordare, ha delle bellissime inquadrature, costruite con attenzione, e un finale alternativo presente nel DVD, forse meno incisivo, ma in linea con l’aspetto favolistico della storia.

HANNA
Regia: Joe Wright
Con Saoirse Ronan, Eric Bana, Cate Blanchett, Jason Flemyng, Olivia Williams, Jessica Barden, Aldo Maland, Tom Hollander
Avventura, Thriller, Usa, Gran Bretagna, Germania 2011
Casa di Produzione: Ardustry Entertainment, Marty Adelstein Productions, Studio Babelsberg
Distribuzione DVD in Italia: Cecchi Gori Entertainment
Durata: 107 minuti

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