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Pubblicato il 1 maggio 2017 | da Valerio Caprara

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Da Jeeg Robot ai “Peggiori”

S’immagini una linea che parte da ottobre 2015 al festival di Roma e arriva sabato scorso all’auditorium della Mostra d’Oltremare a Napoli: in mezzo c’è l’irresistibile ascesa di un cinema che non ha più paura d’uscire dai soliti schemi creativi e reinventarsi tutte le forme possibili di approccio moderno ai generi. Se accostiamo l’esordio di “Lo chiamavano Jeeg Robot” alla proiezione dell’opera prima di Vincenzo Alfieri “I peggiori” nell’ambito del Comicon, infatti, non è solo a causa delle evidenti somiglianze tra i due film (ma ce ne sono forti anche con il delizioso Manetti style di “Song’e Napule”), ma soprattutto perché ne viene fuori una certezza, il segnale forte e chiaro che non mancano idee e talenti per invertire la strategia perdente da anni in auge a Cinecittà e dintorni. Chi si accontenta non gode: la nuova tendenza è proprio quella che induce a rottamare la micidiale alternativa tra l’offerta autoriale e il cinepanettonismo e spinge non solo sceneggiatori, registi e attori, ma anche produzioni come Lucky Red, Indigo, Matteo Rovere, Lucisano, Cattleya o Fandango in campo aperto dove la prima battaglia da combattere è quella contro l’inerzia di un made in Italy che miri solo al ricavo immediato e al conservatorismo imprenditoriale.

I “casi” ormai si moltiplicano e abbondano gli incassi sorprendenti, i premi prestigiosi, il tifo di una parte della critica, le vendite all’estero; ma soprattutto nell’immaginario collettivo le imprese supereroico-romanesche dei Santamaria e Marinelli si sono radicate come quelle dei ricercatori universitari spacciatori di “Smetto quando voglio” e alle corse dei bolidi che devastano il destino dei protagonisti in “Veloce come il vento” stanno per succedere, appunto, le esilaranti gesta dei vendicatori batma(n)apoletani capeggiati dal duo Alfieri & Guanciale e l’atteso contrattacco dei Manetti. Azione, sesso, effetti speciali, contaminazione con i fumetti, colonne sonore martellanti… La constatazione più interessante chiama, però, in causa l’ex arcinemica tv: come ci capitò di prevedere in tempi non sospetti, il propulsore di questa feconda svolta resta Stefano Sollima che, partito da lontano con un’idea di cinema futuribile, prima con “Romanzo criminale” e poi con “Gomorra” ha osato confrontarsi con i più audaci modelli internazionali anziché con quelli obsoleti preesistenti.

 

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