Recensioni

Pubblicato il 28 gennaio 2020 | da Valerio Caprara

2

1917

1917 Valerio Caprara
soggetto e sceneggiatura
regia
interpretazioni
emozioni

Sommario: Prima guerra mondiale. Sul fronte insanguinato del nord della Francia, ai margini della cosiddetta Linea Hindenburg, i caporali dell’esercito inglese Schofield e Blake hanno pochissimo tempo per consegnare un dispaccio ai commilitoni di un altro battaglione attestato a qualche chilometro di distanza e sul punto di cadere nella trappola mortale predisposta dai tedeschi fintamente in ritirata.

3.5


Avanti col dibattito. E’ un fatto in ogni caso positivo che “1917”, grazie anche alle dieci nomination agli imminenti Oscar, possa riuscire a riaccendere l’interesse del grande pubblico recentemente calamitato da una questione alquanto striminzita (Zalone e “Tolo Tolo” sono di destra o di sinistra?). Certo, non c’è da aspettarsi niente di simile a quello che si è registrato in Francia, l’ultimo fortino dei cinefili, dove per “1917” molti rubriche e riviste di cinema sono ricorse all’espediente della doppia recensione affiancata: una colonna per il pro, l’altra per il contro. Succede, in effetti, che la full immersion nelle tragiche atmosfere della Grande Guerra è stata congegnata dal versatile regista inglese, che peraltro ha dato il meglio di sé a Hollywood, nella forma di un ardito se non eccezionale esercizio di stile che la consegna agli occhi, alle orecchie, alle viscere e, almeno nelle intenzioni, al cuore dello spettatore come se fosse un unico piano sequenza della durata di due ore circa. Ovviamente nel tour de force i tagli di montaggio ci sono e sono stati solo occultati, ma non è certo questo il problema della riuscita o meno del film: si tratta, invece, di decidere se sentirsi turbati e avvinti dall’efficacia del dispositivo o, al contrario, bloccati e infastiditi dall’eccessiva premeditazione, dalla prodezza fine a se stessa. Eviteremmo, a questo punto, di snocciolare a beneficio del colto e l’inclita tutti i capolavori del filone ’15-‘18 a sua volta contenuto nell’immenso archivio del cinema di guerra, anche perché, a prescindere dal giudizio, cult del livello di ”La grande illusione”, “Orizzonti di gloria” o “Uomini contro” appartengono a strutture artistiche e industriali imparagonabili con quelle attuali in cui l’onnipotenza tecnica è in continua espansione e non si manifesta solo nei film di guerra.

La trama, estratta dai ricordi del nonno militare a cui rende il debito omaggio, s’ispira d’altro canto al classico schema della missione impossibile: nel nord della Francia, ai margini della cosiddetta Linea Hindenburg, i caporali dell’esercito inglese Schofield (MacKay) e Blake (Chapman) hanno pochissimo tempo per consegnare un dispaccio ai commilitoni di un altro battaglione attestato a qualche chilometro di distanza e sul punto di cadere nella trappola mortale predisposta dai tedeschi fintamente in ritirata. Al cinema il Mendes di “American Beauty” e “Revolutionary Road” ama mischiare o alternare i codici narrativi e anche qui oscilla tra una visione/denuncia del mondo col relativo messaggio pacifista e il compiacimento di una continua, ossessiva, squassante scarica d’energia epica; sarà per questo che, grazie anche all’overdose di professionismo e ingegnosità somministrata dai contributi del direttore della fotografia Roger Deakins e il musicista Thomas Newman, riesce a esprimere la suggestione dell’atmosfera spettrale e onirica di un affresco “dall’interno” dell’incubo bellico. Con la conseguenza di riuscire a mantenere uno stile autonomo e riconoscibile –pur avendo tenuto ben presenti le messinscene di colleghi come Nolan, Cuaron, Inarritu, Scorsese e il Nemes di “Il figlio di Saul”, ma anche le proprie recenti incursioni nei blockbuster  adrenalinici di James Bond (“Skyfall” e “Spectre”)- tra i rari momenti di tregua, le sequenze tese al massimo della suspense e quelle allucinatorie che si susseguono incessantemente nell’inferno dantesco delle trincee piene di fango e topi, la terra di nessuno punteggiata dai cadaveri in decomposizione e le colline spazzate dalla pioggia di fuoco e di piombo.

1917

GUERRA, GRAN BRETAGNA/USA 2019

Regia di Sam Mendes. Con: George MacKay, Dean-Charles Chapman, Colin Firth, Mark Strong, Benedict Cumberbatch

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  • Raffaele Abbate

    lo vedrò di sicuro, ma non per il presunto record di un unico piano sequenza, perché amo i film di guerra, (ovviamente quelli pacifisti). A quelli citati voglio aggiungere l’antico All’Ovest niente di nuovo che senza mezzi tecnici è secondo una recensione di quando il film fu proiettato in Italia (1956) È certo una delle condanne più esplicite della guerra che si siano avute su gli schermi, da porsi accanto a Westfront di Pabst e La grande illusione di Renoir. È certo un’opera vasta d’impegno e di proporzioni, coraggiosa di toni, decisa nelle sue proteste; ma è qua e là sovraccarica, insistita; esattamente come la regia di Milestone è più solida che vibrante, più robusta che fine. Ed il finale a sorpresa, con il protagonista che con una mano tenta di catturare una farfalla, ma questo gesto gli costerà la vita, freddato da un cecchino francese

    • Valerio Caprara

      Sì, convincente

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